Criptosporidiosi dei vitelli

Criptosporidiosi dei vitelli

Josephine Verhaeghe – Resp. tecnico CID LINES N.V, traduzione di Stefano Andreatta

La Criptosporidiosi è una malattia parassitaria che colpisce i vitelli dai 5 ai 35 giorni di vita e, più frequentemente, durante la seconda settimana di vita. La sua gravità dipende dalla resistenza generale del vitello e dall’intensità dell’infezione1. Lo scopo di questo articolo è quello di evidenziare l’importanza dell’ambiente e delle condizioni di igiene nella genesi e nello sviluppo di questa patologia.
L’ambiente in cui nasce e cresce il vitello è fondamentale, in particolare quando si tratta di Criptosporidiosi.
Le prime sostanze ingerite portano milioni di microrganismi in un tratto digerente sterile. Da qui l’importanza di controllare il moltiplicarsi dei patogeni attraverso l’igiene.

Di seguito alcune raccomandazioni pratiche.

1. Gestione dell’ambiente per prevenire la Criptosporidiosi
La gestione ambientale mira a ridurre il grado dell’infezione a un livello sufficientemente basso da non causare segni clinici negli animali. Le oocisti di Cryptosporidium parvum sono particolarmente resistenti e in grado di sopravvivere a temperature comprese tra -20 e +60 gradi centigradi.
La presenza di feci e altra materia organica li aiuta a sopravvivere all’essiccamento.
Il primo punto critico della gestione ambientale è quindi eliminare il più possibile la materia organica, che aiuta il parassita a sopravvivere.
Qualsiasi area a contatto con i vitelli è un probabile vettore di contaminazione, quindi, bisogna igienizzare con un protocollo validato, (prodotto * dose * tempo di contatto adeguati).

La gestione degli animali è un puntochiave:
• In un ambiente con una comprovata presenza di Criptospiridiosi, è preferibile ospitare singolarmente vitelli di età inferiore a un mese (foto 1). Si consiglia di svuotare, pulire e disinfettare le gabbiette dei vitelli prima di introdurre un nuovo animale.
• Garantire un’organizzazione per età (e non per dimensione animale, poiché un vitello più debole è un serbatoio di parassiti e altri potenziali agenti patogeni).

Assicurarsi di ridurre al minimo il rischio di trasmissione attraverso le apparecchiature e il personale:
• Mantenere un ordine logico di gestione degli animali (ad esempio: alimentare prima i vitelli più giovani, passando gradualmente ai vitelli più anziani);
• Tenere pulite e disinfettate tutte le apparecchiature mobili (secchi, bottiglie per il latte) (foto 2). Uno studio condotto in Canada ha dimostrato che i fattori di igiene e di gestione influenzavano la diffusione di Cryptosporidium parvum nell’azienda agricola2. L’uso di un detergente per pulire secchi e bottiglie è un fattore che può ridurre significativamente la contaminazione. Si consiglia di sciacquare abbeveratoi, secchi e altri materiali contenenti acqua o mangime per vitelli.

2. Uso di prodotti efficaci contro la Criptosporidiosi
Un’altra peculiarità di Cryptosporidium parvum risiede nella sua resistenza. Non è sensibile ai disinfettanti convenzionali, efficaci contro batteri, virus e funghi. Il cloro o la glutaraldeide, ad esempio, non hanno efficacia contro il Cryptosporidium parvum. Prodotti a base di ammine hanno dimostrato la loro efficacia con una diluizione del 2% e un tempo di contatto di 2 ore. Immagini al microscopio elettronico di Naciri et al.5 mostrano l’effetto delle ammine sulle oocisti: il disinfettante rompe il guscio per distruggere gli sporozoiti che si trovano all’interno (foto 3).

3. Mantenimento di un ambiente al di sotto della soglia critica
La gestione ambientale mira a ridurre il grado dell’infezione a un livello accettabile. I vitelli infestati da una quantità limitata di oocisti non mostrano sintomi, sviluppano immunità e sono progressivamente meno sensibili ai parassiti. Questo fenomeno si osserva regolarmente quando gli edifici sono puliti e vuoti all’inizio della stagione del parto. Tuttavia, dopo un certo periodo, compaiono diarrea e segni clinici. Uno studio condotto in Canada ha scoperto che i vitelli diffusori di oocisti avevano una probabilità 3 volte maggiore di mostrare segni di diarrea rispetto ai vitelli non portatori6. Infatti, oltre la soglia di 2,2 * 105 oocisti / grammo di feci, i vitelli hanno una probabilità 6 volte maggiore di avere la diarrea7.

4. Superare le prime 3 settimane
La probabilità di essere portatore di oocisti aumenta durante i giorni 5 – 23, con un picco di probabilità al giorno 147. Il contatto con la madre la quantità di colostro assunto possono essere due fattori che influenzano notevolmente l’infestazione da cripto sporidi. Uno studio scientifico ha valutato che il rischio di diarrea aumenta del 39% in caso di contatto con la madre dopo la nascita per più di un’ora7. Nello stesso studio, che considerava le aziende agricole in cui era stata convalidata la presenza di Criptosporidiosi, il mancato trasferimento dell’immunità passiva non era stato identificato come un fattore significativo associato al rischio di diarrea. L’immunità passiva influenza essenzialmente lo stato patologico e la mortalità dei vitelli. L’immunità passiva non ha dimostrato di essere importante per la resistenza ai parassiti. Naciri et al. hanno dimostrato che il titolo anticorpale non ha alcun effetto sul controllo della Criptosporidiosi9. Questi elementi confermano quindi la necessità della gestione dell’ambiente se si vuole tenere sotto controllo la quantità di oocisti che i vitelli possono assorbire nei primi giorni di vita. Allo stesso modo, è stata stabilita una correlazione negativa tra la quantità di colostro assorbita durante il primo giorno di vita e il numero di oocisti contate nelle feci dei vitelli8. In aziende agricole con un’alta prevalenza dell’agente patogeno bisogna fare attenzione all’igiene del box parto: più il vitello assumerà colostro direttamente dalla mammella della madre, più è probabile che ingerirà anche le oocisti.

Conclusione

L’ambiente e la carica microbica associata sono cruciali per i vitelli neonati. Il tratto digerente è sterile alla nascita. È colonizzato da microrganismi che vengono a contatto con il vitello nei primi giorni di vita. Il colostro svolge anche un ruolo importante nell’aiutare l’animale a difendersi prima che il suo sistema immunitario sia pienamente operativo. L’immunità passiva aiuta essenzialmente a combattere virus e batteri, ma ha scarso effetto sul Cryptosporidium parvum. È quindi ancora più importante ottimizzare le condizioni igieniche della zona del parto, delle gabbie dei vitelli e di tutti gli utensili utilizzati per nutrire gli animali. Un protocollo di pulizia regolare e rigoroso, combinato con un disinfettante con una comprovata efficacia contro il parassita, sono risorse preziose per superare il corso critico delle prime 3 settimane di vita. Per maggiori informazioni riguardanti prodotti utili per la pulizia e disinfezione di utensili e gabbie contattare il tecnico di riferimento.

Bibliografia

1. Merck veterinary manual 2. Trotz-Williams, L. A., Martin, S. W., Leslie, K. E., Duffield, T., Nydam, D. V., & Peregrine, A. S. (2008). Association between management practices and within-herd prevalence of Cryptosporidium parvum shedding on dairy farms in southern Ontario. Preventive veterinary medicine, 83(1), 11-23. 3. Quilez, J., Sanchez-Acedo, C., Avendano, C., del Cacho, E., & Lopez-Bernad, F. (2005). Efficacy of two peroxygen-based disinfectants for inactivation of Cryptosporidium parvum oocysts. Applied and environmental microbiology, 71(5), 2479-2483. 4. Shahiduzzaman, M., Dyachenko, V., Keidel, J., Schmäschke, R., & Daugschies, A. (2010). Combination of cell culture and quantitative PCR (cc-qPCR) to assess disinfectants efficacy on Cryptosporidium oocysts under standardized conditions. Veterinary parasitology, 167(1), 43-49. 5. Naciri, M., Mancassola, R., Fort, G., Danneels, B., & Verhaeghe, J. (2011). Efficacy of amine-based disinfectant KENO™ COX on the infectivity of Cryptosporidium parvum oocysts. Veterinary parasitology, 179(1-3), 43-49. 6. Trotz-Williams, L. A., Jarvie, B. D., Martin, S. W., Leslie, K. E., & Peregrine, A. S. (2005). Prevalence of Cryptosporidium parvum infection in southwestern Ontario and its association with diarrhea in neonatal dairy calves. The Canadian Veterinary Journal, 46(4), 349. 7. Trotz-Williams, L. A., Martin, S. W., Leslie, K. E., Duffield, T., Nydam, D. V., & Peregrine, A. S. (2007). Calf-level risk factors for neonatal diarrhea and shedding of Cryptosporidium parvum in Ontario dairy calves. Preventive veterinary medicine, 82(1- 2), 12-28. 8. Arsenopoulos, K., Theodoridis, A., & Papadopoulos, E. (2017). Effect of colostrum quantity and quality on neonatal calf diarrhoea due to Cryptosporidium spp. infection. Comparative immunology, microbiology and infectious diseases, 53, 50-55. 9. Naciri, M., Mancassola, R., Reperant, J. M., Canivez, O., Quinque, B., & Yvore, P. (1994). Treatment of experimental ovine cryptosporidiosis with ovine or bovine hyperimmune colostrum. Veterinary parasitology, 53(3-4), 173-190.

Luci accese sul progetto Filbio

Luci accese sul progetto Filbio

Risultati raggiunti, lavori in corso, ma anche più in generale una panoramica sul biologico, con un focus sulla Pac post 2020: alla Fiere internazionali zootecniche di Cremona luci accese sul Progetto Filbio, che ha l’obiettivo di sviluppare una filiera sostenibile, competitiva e innovativa per la produzione di latte e Grana Padano DOP biologico e no Ogm ed è realizzato grazie al contributo del PSR Lombardia 2014 – 2020 a valere sull’Operazione 16.10.01. Per il progetto un convegno dedicato cui hanno preso parte il professore Angelo Frascarelli, docente di Economia e Politica Agraria dell’Università di Perugia, che ha raccontato il comparto bio in Italia, soffermandosi anche sui mercati e sulla Pac post 2020, Paolo Carnemolla, presidente di FederBio Servizi, che ha parlato delle prospettive del mercato bio, in particolare per il comparto zootecnico e Sujen Santini, vice direttore tecnico di Comazoo e responsabile del progetto, che è entrata nei dettagli delle attività in corso e degli obiettivi raggiunti. IL MONDO BIO In Italia oggi la superficie biologica sfiora i 2 milioni di ha, l’incremento è del 76% rispetto al 2010, + 2,6 % rispetto al 2017 e il numero di operatori è di oltre 79.000 (registrano una crescita del 66% se confrontati con quelli del 2010). Sul fronte consumatori, nel 2018 la spesa per i prodotti alimentari biologici ha sfiorato i 2,5 miliardi di euro (3,0% comparto agroalimentare). E per il futuro? La Pac post 2020 “deve essere riorientata a favorire lo sviluppo dell’agricoltura biologica attraverso strategie nazionali che coprano l’intera filiera e creino le condizioni strutturali per l’espansione dell’offerta europea dei prodotti bio”, è stato sottolineato durante il convegno.

LE ATTIVITÀ DEL PROGETTO

Si inserisce in questo contesto il progetto Filbio, di cui fanno parte aziende agrozootecniche (Alpe bio, Lazzari, Motella Bassa, Corte Strale), cooperative (la capofila Comazoo, Comab, Cis, Alpe del Garda, Latteria San Pietro) arrivando alle università e agli enti di formazione e diffusione della conoscenza. Confcooperative Lombardia è responsabile per tutte le attività di informazione e comunicazione, il consorzio Koinon si occupa dei corsi di formazione. Da progetto previste due strategie di sviluppo, una per il prodotto, che si attua favorendo la realizzazione di prodotti lattiero caseari biologici e coinvolgendo a cascata tutte le aziende che forniscono materie prime; l’altra legata al mercato, promuovendo e coordinando l’integrazione degli operatori all’interno di una filiera di produzione biologica. Tre gli ambiti di intervento del progetto: uno di questi riguarda l’adeguamento delle strutture e infrastrutture per la produzione biologica. Fra gli investimenti, previsti un nuovo mangimificio per la produzione biologica e no OGM, un nuovo caseificio per la produzione di latte biologico e no OGM in pianura e uno in montagna. Un altro ambito di intervento riguarda il rafforzamento e miglioramento delle competenze e capacità degli attori della filiera, con corsi di formazione, già avviati, e servizi; il terzo ambito ha a che fare con lo sviluppo di un sistema di governance e strumenti operativi innovativi per la gestione di tutte le fasi della filiera. Questi ultimi prevedono la realizzazione, grazie alla collaborazione di consulenti e centri di ricerca, di due progetti pilota: uno, guidato da Comazoo, riguarda la messa a punto di una piattaforma integrata di tracciabilità per le filiere biologiche a garanzia di processo (FIP) verso il consumatore, l’altro è Bio.Manager, promosso dal Cis e finalizzato allo sviluppo di un sistema gestionale interno, di facile utilizzo, per gli operatori della filiera, per migliorare l’accesso alle materie prime e prodotti e la gestione dei servizi. IL PROGETTO BIO.MANAGER Realizzato grazie al contributo del PSR Lombardia 2014 – 2020 a valere sull’Operazione 16.2.01, il progetto prevede lo sviluppo di un prototipo di sistema gestionale innovativo in grado di migliorare il coordinamento tra i fornitori di materie prime e mezzi tecnici e l’agricoltore (produttore di cereali, latte e/o carne), oltre che migliorare i processi di fornitura dei prodotti e materie prime alla società di trasformazione e vendita dei prodotti finali. Alla Fiera di Cremona, all’interno della Cittadella della Cooperazione, sono stati presentati i primi risultati anche di questo progetto. Maggiori dettagli nel prossimo articolo.

Primi risultati Bio.manager

Primi risultati Bio.manager

Aziende agricole e zootecniche vocate all’innovazione e all’adozione di nuove tecnologie, sensibili alle problematiche del benessere animale e crescentemente orientate ad una prospettiva biologica, con notevoli margini di miglioramento in tema di impatto sul consumo delle risorse idriche e del rilascio di gas climalteranti. È questo lo spaccato che emerge dai primi risultati del progetto Bio.manager, finanziato dal Psr Lombardia 2014-2020 nell’ambito della Misura 16 “Cooperazione”. Un progetto voluto dal Consorzio CIS per mettere a punto sistema informativo in grado di migliorare il trasferimento delle informazioni sia all’interno della filiera di produzione sia all’esterno verso i consumatori. Un progetto concepito e implementato, dunque, per realizzare un prototipo di un sistema gestionale in grado, da un lato, di migliorare il coordinamento tra i fornitori di materie prime e l’agricoltore (produttore di cereali, latte e/o carne) e, dall’altro, di fornire valutazioni e informazioni alle aziende agricole e zootecniche circa la potenziale adattabilità a traiettorie di sviluppo che sempre più si affermano sui mercati agroalimentari. A questo proposito, dopo mesi di intenso lavoro è nato all’interno della piattaforma Filbio.it un portale – chiamato appunto Bio.manager – che rende possibile per le aziende agricole compilare un questionario online per misurare – tramite un’apposita infografica a mo’ di tachimetro (figura 1) – la propria velocità ad adattarsi alle nuove richieste dei consumatori in materia di sostenibilità ambientale (adozione di certificazioni ambientali, conversione al biologico, uso di agricoltura di precisione, rispetto delle pratiche di benessere animale). Richieste che, nel breve periodo, apriranno nuovi spazi di mercato per le produzioni agroalimentari. Al termine della fase pilota del progetto, il questionario è stato diffuso in 6 provincie e testato coinvolgendo 54 aziende agricole e zootecniche principalmente lombarde, le cui caratteristiche principali sono sinteticamente riportate in tabella 1.

Grazie all’infografica col tachimetro, ciascuna azienda rispondendo al questionario ha potuto così misurare la propria “andatura” in vista del raggiungimento dell’obiettivo (adozione di una certificazione o di una determinata pratica/tecnologia), prontamente segnalata per ciascuno degli aspetti valutati (biologico, benessere animale, carbon footprint, water footprint, agricoltura di precisione). Inoltre, sulla base dei risultati ciascuna azienda ha ricevuto delle schede di valutazione (figura 2) con commenti personalizzati sui punti di forza e sulle opportunità di miglioramento per il futuro. In conclusione, i primi risultati (riportati in figura 3) hanno consentito non solo di validare la metodologia e il protocollo operativo adottati nella fase di impostazione e implementazione del questionario e del portale Bio.manager, ma anche – come già anticipato in premessa – di fornire una descrizione affidabile di un campione rappresentativo di aziende agricole e zootecniche. Un ottimo punto di partenza, dunque, in vista degli ulteriori sviluppi di un progetto innovativo a ambizioso, che mira a offrire informazioni e prospettive di mercato e reddito alle aziende agricole chiamate a contribuire al raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile entro il 2030.

Suinicoltura: modello sostenibile

Suinicoltura: modello sostenibile

MODELLO SOSTENIBILE Il GOI RISparmio e COnservazione dell’azoto
nei SiStemi Agricoli suini – RISCOSSA (riscossa.crpa.it/)

di Maria Teresa Pacchioli e Sujen Santini

L’inquinamento delle risorse idriche, sotterranee o superficiali, in molti casi è dovuto ad un’eccessiva concentrazione di elementi come l’azoto e il fosforo. Utilizzati in agricoltura perché essenziali per la crescita vegetale, diventano però nocivi quando le loro concentrazioni nelle acque raggiungono livelli troppo elevati. Tipico è l’inquinamento dovuto ai nitrati, una forma minerale dell’azoto particolarmente solubile nelle acque. Anche concentrazioni di pochi milligrammi per litro di nitrati nell’acqua possono risultare tossiche per l’uomo e gli animali. Il limite di potabilità è posto a 50 milligrammi per litro. Per questi motivi, con l’uscita della Direttiva Nitrati (Dir. 91/676/CEE), l’Unione Europea ha avviato il percorso di regolamentazione dell’uso dell’azoto in agricoltura.

La protezione delle acque dall’inquinamento da azoto nelle aree con elevata concentrazione di allevamenti intensivi è una delle problematiche con cui deve confrontarsi la zootecnia italiana, localizzata soprattutto nelle regioni del Nord del Paese. L’agricoltura contribuisce in modo significativo ad aumentare il carico di nutrienti nei corpi idrici: anche se oggi si può ritenere il contenuto di nitrati nelle acque nelle regioni del nord d’Italia in genere stabile, le regioni hanno definito delle aree a rischio, indicate nel Piano tutela delle acque, e tra queste aree spiccano le zone di montagna e collina, in buona misura caratterizzate da corpi idrici in stato non buono.

Il primo fattore che regola l’escrezione di azoto da parte dei suini è evidentemente l’alimentazione proteica, cioè la quantità ed il valore biologico delle proteine che vengono somministrate all’animale. Migliore è il valore biologico delle proteine (cioè la loro fruibilità da parte dell’animale) e migliore la congruità con i fabbisogni quantitativi e qualitativi in termini di amminoacidi, migliore sarà la trasformazione delle proteine alimentari in accrescimento corporeo e quindi minore l’escrezione azotata.

Per questo motivo sia le norme che regolano la salvaguardia delle acque superficiali (D.M. 25 febbraio 2016) sia quelle che regolano le emissioni in atmosfera (Industrial Emissions Directive 2010/75/EU – Integrated Pollution Prevention and Control – Best Available Techniques (BAT) Reference Document for the Intensive Rearing of Poultry or Pigs 2017) e non ultimo le linee guida per la riduzione delle emissioni in atmosfera provenienti dalle attività agricole e zootecniche (Accordo di Bacino Padano del dicembre 2013), mettono in risalto l’efficacia di interventi sull’alimentazione tesi a: 1. adattare il tenore proteico delle diete ai reali fabbisogni dei suini migliorando il valore biologico delle proteine e ottimizzando il rapporto fra energia e proteine; 2. utilizzare diete diverse a seconda della fase di accrescimento degli animali; 3. utilizzare diete a basso tenore proteico integrate con amminoacidi di sintesi.

Questi tre interventi consentono, in ordine di efficacia crescente, di migliorare l’utilizzazione dell’azoto per l’animale, miglioramento che deve essere stimato attraverso un sistema di bilancio che tenga conto degli input (animali e alimenti in entrata nell’allevamento), degli output (animali in uscita) e delle variazioni della consistenza delle scorte vive e morte (per approfondimenti metodologici sul bilancio dell’azoto aqua.crpa.it). Il bilancio dell’azoto dell’allevamento, che rientra nel più complesso bilancio dell’azoto dell’intera azienda, è lo strumento più idoneo per stimare l’effettivo impatto ambientale di un’attività agricola e, dal punto di vista dell’allevatore può essere utilizzato non solo per dimostrare la rispondenza ai requisiti minimi previsti dalla normativa in materia ambientale, ma anche per evidenziare un impatto ambientale minore di quello standard individuato ad esempio dalla D.M. 7 aprile 2006 di recepimento della Direttiva Nitrati, e quindi la possibilità di ridurre le superfici di utilizzazione agronomica previste dal Piano di Utilizzazione Agronomica o di ridurre i quantitativi di azoto per ettaro. Questo aspetto è particolarmente importante nelle zone con acquiferi in non buono stato ed in zone vulnerabili ai nitrati.

Se da un lato si può considerare consolidato dai risultati della ricerca internazionale l’effetto positivo sull’ambiente di una riduzione del tenore proteico delle diete, gli elementi da valutare a livello di applicazione pratica sono soprattutto la costanza dei risultati nel tempo e il grado di riduzione del contenuto di proteina grezza della dieta attuabile senza che vi siano peggioramenti produttivi. Trattando la suinicoltura nazionale c’è la necessità che qualsiasi intervento sulla dieta non vada a scapito non solo della produttività in vivo ed alla macellazione, ma anche della idoneità delle carni alla produzione di stagionati di alta qualità. A questi temi è dedicata una parte delle attività del Piano per l’Innovazione RISparmio e COnservazione dell’azoto nei SiStemi Agricoli suini – RISCOSSA, realizzato nell’abito del PSR 2014-2020 REGIONE EMILIA- ROMAGNA Misura 16.1.01 – Gruppi operativi del partenariato europeo per la produttività e la sostenibilità dell’agricoltura. Il Piano è condotto dalla Fondazione CRPA Studi Ricerche (FCSR) insieme all’azienda Azienda Agricola Spaggiari Daniela, al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (C.R.E.A.) e a Centro Ricerche Produzioni Animali (CRPA), e la collaborazione tecnica di COMAZOO che ha fornito supporto nella formulazione ed uso delle diete sperimentali. Il Piano vuole contribuire a diffondere un modello di allevamento suinicolo sostenibile, in senso ambientale ed economico, in zone della provincia di Modena dove il modello standard di suinicoltura intensiva ha fallito.

Alimentazione dei suini ed escrezione di azoto.

In sperimentazioni precedenti si è verificata la possibilità di ridurre tra il 10 e il 30% la proteina grezza dietetica dei suini attraverso un bilanciamento del suo valore biologico con l’uso crescente di amminoacidi di sintesi partendo dal primo amminoacido essenziale e limitante (lisina) fino ad arrivare all’uso di 6 amminoacidi di sintesi (lisina, metionina, triptofano, treonina, isoleucina, valina). In questo progetto si è lavorato su 3 cicli di allevamento consecutivi condotti dall’azienda Spaggiari utilizzando diete multifase per adeguare gli apporti nutritivi ai fabbisogni dei suini e, prudenzialmente, senza arrivare alla riduzione massima del tenore proteico che era stata utilizzata in prove sperimentali; Nello specifico si è posizionato il livello proteico delle diete in tutte le fasi al di sopra del valore di proteina minima equilibrata, cioè quella quantità di azoto indifferenziato necessaria agli animali per sintetizzare gli amminoacidi non essenziali. In questo caso la quantità massima di lisina presa a riferimento è stata 6,5 grammi per ogni 100 grammi di proteina grezza. Per ogni ciclo di allevamento condotto presso l’azienda Spaggiari sono stati rilevati la data di introduzione degli animali, il peso di partita, la data ed il peso degli animali eliminati o deceduti, il peso finale di tutti gli animali inviati al macello. I suini sono stati alimentati con materie prime (mais) e nuclei appositamente formulati. Di tutte le partite di mais e nucleo consegnate è stato registrato il peso e prelevato un campione per la determinazione del contenuto in azoto. Per il siero, reperito in loco autonomamente dall’Azienda agricola Spaggiari, è stato prelevato un campione a cadenza almeno bisettimanale.

Sono stati condotti tre cicli di allevamento utilizzando suini da ristallo che nei tre casi provenivano da diversi verro terminale differente per genetica: Duroc Italiano primo ciclo, Duroc Danese secondo ciclo e Larghe Withe terzo ciclo. La resa dell’azoto ottenuta nei 3 cicli è stata, rispettivamente, del 30,44%, del 38,39 e del 31, 91. L’azoto escreto negli effluenti calcolato con il metodo del bilancio è stato complessivamente di 3.480,19 chilogrammi nel primo ciclo, 3.044,51 nel secondo e 2.988,04 nel terzo ciclo. Applicando all’escreto la riduzione del 28% per volatilizzazione dell’azoto presente durante la fase di stoccaggio e distribuzione dei reflui, e il numero di cicli di allevamento attuabili nell’anno solare, si ottengono i valori di azoto al campo presentati in tabella 2. Considerando, in base all’accrescimento medio giornaliero, un numero di 1,65 cicli/anno, l’azoto annuo risulterebbe di 4138,4 kg

Come si può vedere in tabella 2, adottando un bilancio analitico dell’azoto consumato rispetto ad usare il dato tabellare in base al peso vivo medio presente fornito dall’allegato del DM 7 aprile 2006 per la redazione del Piano di Utilizzazione Agronomica dei reflui, si avrebbero notevoli risparmi di superficie per lo spandimento. Questo significa che l’adozione della dieta a ridotto tenore proteico e del calcolo di bilancio dell’azoto possono rappresentare una opportunità per risparmiare terreno impiegato per il PUA, così come permettere l’allevamento di più animali a parità di ettari disponibili.

Conclusioni

Questi primi risultati mostrano come sia possibile reintrodurre l’allevamento dei suini anche in zone collinare e montane della regione Emilia-Romagna, dove la disponibilità di terreni idonei allo spandimento dei reflui è limitata per condizioni di accessibilità e pendenza, oltre che per la fragilità dei corpi idrici. Qui la realizzazione di allevamenti di grandi dimensioni è impraticabile, ma in piccole realtà gestite con managerialità e competenza è possibile ottenere produzioni soddisfacenti e di qualità, con riduzioni importanti del tenore proteico della dieta.

E quattro!

E quattro!

di Massimo Venturi

Ancora una volta il presidente del CIS Marco Baresi ha organizzato il tour annuale dei soci delle nostre cooperative con la collaborazione della sempre gentilissima Elena dell’agenzia Personal Event. A grande richiesta la meta è stata nuovamente la Sicilia, quest’anno “sulle orme di Montalbano”, il celebre commissario dei romanzi di Camilleri. Tra i 28 partecipanti presenti come sempre lo “zoccolo duro”, a cui si sono aggiunte vecchie e nuove conoscenze. Alla compagnia ormai auto-denominatasi “Gli Svalvolati” sono mancati purtroppo vecchi amici come gli Albertin e i Facchi, che avrebbero piacevolmente completato il gruppo. Presente come sempre la nostra infaticabile accompagnatrice Chiara, mentre a Catania ci attendeva Vincenzino, il nostro supervisore esperto dei segreti siciliani e già incontrato nel nostro precedente viaggio in questa terra meravigliosa. Non poteva mancare inoltre la nostra guida ufficiale, Rita, che con capacità è riuscita a farci apprezzare suggestive località barocche come Ortigia, Noto, Ragusa Ibla, Modica e Ispica oltre a paesi e spiagge mozzafiato come Marina di Ragusa, Marzameni, Puntasecca e il castello storico di Donnafugata. Il meteo non troppo clemente ci ha accolto con una “bomba d’acqua” la prima sera a Siracusa, migliorando tuttavia nei giorni successivi e permettendoci negli ultimi giorni gli agognati bagni al mare e in piscina. Dispiace ancora una volta per il poco tempo a disposizione che ci ha impedito di ammirare nella loro interezza le bellezze della Sicilia e di stringere rapporti di amicizia più approfondita coi presenti. Sicuramente una scusa per tornare, perché no, un’altra volta. A malincuore anche quest’anno è finita, ma già si pensa alla meta per il prossimo anno. Con probabilità Grecia o Portogallo. Per chi volesse partecipare all’avventura ed entrare nel gruppo dei girovaghi Svalvolati le porte sono sempre aperte.

 

 

 

In fiera insieme

In fiera insieme

Per tutti gli acricoltori e Soci

Le cooperative vi portano gratuitamente alla fiera agricola di Cremona
Pulman + biglietto fiera + salta coda + ristoro di benvenuto + gadget Cis

Per informazioni e prenotazione:
Consorzio Intercooperativo Servizi
Tommaso Pucci 030/964961