Alimentazione di precisione nel bovino da carne

Alimentazione di precisione nel bovino da carne

di Sonia Rumi e Paolo Malizia

L’Azienda Agricola Pieve di Nodari, localizzata nel bacino storico di Comazoo, fa parte della compagine sociale della cooperativa ormai da molti anni. Tra le varie attività svolte, sicuramente quella dell’allevamento del bovino da carne è la più importante. I bovini sono distribuiti in diversi siti produttivi, ognuno dei quali con caratteristiche specifiche che riguardano sia le strutture che la tipologia di animali allevati.

La struttura di più recente acquisizione presenta particolari innovazioni tecnologiche di sicuro interesse per tutti i nostri soci. Si tratta di una struttura originariamente destinata all’allevamento del bovino da latte, radicalmente modificata tenendo ben presenti le esigenze del bovino da carne e il benessere in allevamento dello stesso.

Gli animali all’arrivo vengono sottoposti ad un protocollo sanitario concordato con il veterinario aziendale e a una gestione dell’alimentazione specificatamente studiata con razioni dedicate e differenziate in funzione del sesso, della razza e del peso. La realizzazione di ampi spazi destinati all’infermeria, su lettiera permanente, consente il recupero di una percentuale molto elevata dei bovini che eventualmente manifestano patologie in questa fase. L’allevamento di circa 600 capi avviene totalmente su lettiera permanente. La stalla è stata convertita al meglio facilitando l’accesso alla mangiatoia attraverso la rimozione delle catture originariamente presenti e sostituendo gli abbeveratoi originali con vasche in acciaio inox che forniscono una quantità d’acqua in misura superiore al minimo richiesto. La stalla, totalmente aperta, ha avuto un notevole beneficio dall’installazione di un sistema di ventilazione a pale orizzontali automatizzato gestito da una centralina che considera temperatura, umidità e velocità del vento. L’innovazione tecnologica più evidente di questa azienda è l’adozione di un sistema di miscelazione e distribuzione dell’alimento unifeed totalmente automatizzato (Lely Vector). Tale sistema si struttura fondamentalmente in due robot di miscelazione e foraggiamento e in un sistema di carico degli stessi (cucina), che si approvvigionano da siti di stoccaggio dedicati.

Questa tipologia di gestione dell’alimentazione presenta innumerevoli vantaggi nell’allevamento del bovino da carne; il più nte e immediato è la possibilità di gestire razioni alimentari dedicate alle varie tipologie di animali presenti in allevamento (razza, sesso e peso). Ciò ha consentito, in questa azienda, di allevare Limousine, Charolaise e incroci, maschie e femmine, nelle varie fasi produttive, soddisfacendo i fabbisogni di ogni categoria. Un aspetto vantaggioso che si è subito nziato è il continuo avvicinamento dell’unifeed presente in mangiatoia o eventualmente scaricato agli animali; ciò associato al fatto che i bovini non possono restare senza alimento a disposizione, ha notevolmente migliorato l’ingestione di sostanza secca degli stessi. Le razioni somministrate sono assolutamente precise e corrispondenti alle formule inserite; dato che è stato più volte verificato attraverso delle analisi presso il nostro laboratorio. L’omogeneità delle razioni è molto buona a patto di collocare foraggi pre – trinciati nei siti di carico della cucina. La corretta gestione della quantità minima di unifeed presente in mangiatoia, associata a una corsia di alimentazione rivestita in resina, ha eliminato qualunque problema di fermentazione dell’alimento in mangiatoia. Il sistema consente, inoltre, di gestire alimenti che vanno introdotti in piccolissime quantità, come minerali, tamponi e lieviti, indirizzandone l’uso solo nella categoria di animali dove è richiesto. L’impianto è gestito da un software che è in grado di fornire all’allevatore e al nutrizionista dati fondamentali per migliorare le performance: reale consumo di alimento per ogni singolo box; variazioni legate ad eventuali patologie, anche di un singolo animale presente all’interno del box; calcolare l’indice di conversione reale per ogni singola partita ed eventualmente per ogni fase produttiva; gestire al meglio, dal punto di vista alimentare, una fase critica come il ristallo conoscendo con precisione la quantità di sostanza secca ingerita; valutare in tempo reale e con dati certi la variazione di sostanza secca assunta dagli animali nel momento in cui si inserisce una nuova materia prima.

Le razioni alimentari utilizzano in larga misura foraggi e materie prime aziendali. Ai foraggi, sia insilati che affienati, sono affiancati concentrati aziendali (quali mais e orzo farina) e un nucleo proteico formulato dal Servizio Tecnico di Comazoo in funzione delle esigenze specifiche dell’azienda, come ad esempio l’assenza di materie prime geneticamente modificate.

L’avere un allevamento in cui gli aspetti legati al benessere animale sono considerati una priorità, associato a un sistema di alimentazione fortemente innovativo, si è tradotto nell’azienda Nodari in un notevole miglioramento degli incrementi ponderali medi giornalieri, anche in rapporto alla stessa tipologia di animali allevati in altre stalle della stessa azienda, in un miglioramento della qualità delle carcasse al macello e in una migliore e più economica gestione degli alimenti, soprattutto concentrati, azzerando gli scarti.

L’azienda Nodari è l’esempio più nte che la realizzazione, o l’adattamento di strutture preesistenti, con parametri migliorativi del benessere animale in allevamento, associati a sistemi di ventilazione e alimentazione tecnologicamente innovativi, da cui trarre dati la cui analisi migliori il management aziendale è la strada da percorrere per restare all’interno di un mercato sempre più competitivo ed esigente.

Stress da caldo e bilancio aminoacidico nella vacca da latte

Stress da caldo e bilancio aminoacidico nella vacca da latte

di Sonia Rumi e Stefano Mattuzzi

Durante l’estate, la combinazione di calore e umidità crea un ambiente molto fastidioso per le vacche da latte. Durante il caldo estivo l’ingestione di sostanza secca può diminuire determinando una riduzione della produzione di latte accompagnata da una riduzione dei parametri di qualità, grasso e proteina, fondamentali per un ideale riconoscimento economico, in riferimento agli standard di qualità richiesti dai caseifici. Quindi si tratta di una questione che riguarda in particolare gli allevatori, ma che coinvolge anche l’intera filiera produttiva. Condizioni estive estreme hanno, inoltre, ripercussioni negative sulla sfera riproduttiva, sottoforma di ritardata ripresa dell’attività ovarica, scarse manifestazioni estrali e aumento dei riassorbimenti, e sul sistema immunitario in termini di ridotta risposta da parte delle cellule immunitarie. Fermo restando che il punto cruciale sul quale lavorare è il sostegno dell’ingestione di sostanza secca giornaliera, in ogni azienda resta fondamentale individuare e correggere tutti i fattori che possono influenzare negativamente questo aspetto. Volendo approfondire il fattore alimentazione, si rende, innanzitutto, necessario formulare razioni contenenti foraggi di qualità, in grado di apportare fibra strutturata, e concentrati energetici molto fermentescibili, per massimizzare l’ingestione, la produzione lattea e la sintesi di proteina microbica. La proteina alimentare è il secondo macronutriente fondamentale per la sintesi di proteina batterica da parte della microflora. È bene ricordare che la proteina microbica è caratterizzata da un elevato profilo aminoacidico, con concentrazioni di Lisina e Metionina superiori a tutte le fonti proteiche disponibili per l’alimentazione dei ruminanti.

Dal momento che nutrizione glucidica e azotata sono strettamente legate fra loro, la quantità di proteina alimentare necessaria è in funzione della quota di carboidrati fermentescibili della razione. Una più moderna concezione di razionamento proteico è il bilanciamento degli aminoacidi. Le proteine sono aminoacidi, uniti tra loro da legami peptidici. Sono nutrienti essenziali, con due azioni principali nella nutrizione dei ruminanti: fornire aminoacidi per le grandi funzioni organiche dell’animale e fornire azoto per i microrganismi del rumine.

Due sono gli aminoacidi limitanti per la produzione di latte e la sintesi proteica: Lisina e Metionina. Questi due aminoacidi agiscono insieme come nutrienti essenziali al corretto bilanciamento della razione della lattifera, assicurando un maggior rapporto di efficienza e di benessere nelle varie fasi dell’allevamento e nei diversi periodi dell’anno.

Oggi è noto che il soddisfacimento di questi fabbisogni è possibile solo mediante l’impiego di fonti di aminoacidi metabolici, ad alta efficienza in termini di biodisponibilità, in grado di garantire una quantità sufficiente di aminoacidi metabolizzabili nel sangue dell’animale. Infatti, la maggior parte delle proteine introdotte con la dieta è degradata dai microrganismi ruminali in modo tale che il profilo amminoacidico delle proteine assunte sia sostanzialmente differente da quello riscontrabile a livello intestinale.

Diventa opportuno somministrare alimenti proteici ricchi in Lisina (farina di estrazione di soia e di colza) e prodotti a base di Lisina metabolica, così da raggiungere livelli quanto più vicini possibile al fabbisogno reale Oltre a ciò, bisogna impiegare fonti di Metionina metabolica nella quantità necessaria a raggiungere il rapporto ottimale con l’analogo valore di Lisina metabolica (1:2,7 – 1:3,1 a seconda che si consideri rispettivamente il metodo americano o quello francese). In relazione a questi parametri è chiaro che, oggi e sempre più, si fa riferimento ad un rapporto dove gli amminoacidi, assorbiti a livello intestinale, tengano conto dell’energia ingerita (ECM) dalla lattifera, in relazione alla quantità di latte prodotto e relativi fabbisogni di mantenimento. Un’ottimizzazione dell’apporto amminoacidico può comportare un incremento della produzione di latte, un aumento dei tenori in proteina e grasso del latte, una riduzione della quantità di proteina inclusa in razione, una riduzione dell’impatto ambientale legato alla minor escrezione di azoto, una riduzione dell’incidenza delle principali dismetabolie legate al bilancio energetico negativo della vacca fresca (grazie al positivo effetto che un corretto bilanciamento esercita sull’assunzione di sostanza secca e migliori condizioni di salute e fertilità in relazione alla riduzione della spesa energetica per eliminare gli eccessi proteici e al miglior bilancio energetico della bovina), e, di conseguenza, una superiore redditività della mandria. La redditività aziendale è strettamente legata al miglioramento dell’efficienza alimentare, alla massimizzazione della produzione e all’incremento della qualità del latte, con conseguenze sul suo valore economico e tecnologico, soprattutto nella realtà italiana strettamente legata alla produzione casearia d’eccellenza.


Ci sono 20 diversi aminoacidi, suddivisi in essenziali e non essenziali, con importanti e specifici ruoli all’interno del bilancio quotidiano dei vari processi metabolici della vacca. A differenza degli aminoacidi non essenziale, quelli essenziali non possono essere sintetizzati dall’animale e quindi devono essere aggiunti nella dieta. Solitamente gli aminoacidi essenziali sono presenti nella razione in quantità inferiore rispetto ai fabbisogni delle bovine ad alta produzione presenti oggi negli allevamenti. Questo aspetto diventa maggiormente critico durante la fase estiva, e in concomitanza ad una prevedibile riduzione dell’ingestione giornaliera. I benefici aggiuntivi di una corretta formulazione, bilanciata e completa di aminoacidi metabolici, oltre che assicurare una maggiore quantità di latte prodotto giornalmente, permette un costante e sostenibile maggiore titolo proteico nel latte. Influenza, inoltre, i percorsi metabolici che governano uso e produzione di energia, aumentando la gluconeogenesi e l’ossidazione degli acidi grassi. Gli aminoacidi sono anche importanti per la regolazione metabolica dell’azoto non proteico (urea) e la sintesi di altri composti relativi e rilevabili a livello del plasma.

 

 

Biogeni

Biogeni

di Sujen Santini

L’indice per il miglioramento genetico della Frisona Biologica

I regolamenti comunitari 834/2007 e 889/2009 ci presentano la scelta della razza o linea genetica come il primo passo per intraprendere un corretto allevamento conforme al metodo biologico.

Regolamento 889/2008 Articolo 8 – Origine degli animali biologici “Nella scelta delle razze o delle linee genetiche si deve tener conto della capacità degli animali di adattarsi alle condizioni locali nonché della loro vitalità e resistenza alle malattie. Inoltre, le razze e le linee genetiche devono essere selezionate al fine di evitare malattie specifiche o problemi sanitari connessi con alcune razze e linee genetiche utilizzate nella produzione intensiva dando la preferenza a razze e varietà autoctone”.

La scelta genetica è quindi il presupposto necessario e fondamentale per la conduzione fattiva e proficua dell’allevamento secondo metodo biologico, e rappresenta il primo aspetto da considerare se vogliamo avviare una nuova mandria o convertire a biologico una mandria convenzionale. Fare biologico con la razza frisona si può, basta fare le scelte giuste sulla linea genetica per ottenere degli animali che possano meglio adattarsi e trarre beneficio dalle caratteristiche condizioni di allevamento proprie del sistema biologico: spazi più ampi, accessi all’aperto e ai pascoli, un’alimentazione più rispondente alle necessità fisiologiche e una medicalizzazione molto meno spinta. Animali più longevi perché più robusti, capaci di produrre “qualità” prima di “quantità” in condizioni più “naturali” per la specie. Le motivazioni all’origine di queste indicazioni possono essere differenti, e sicuramente non è esclusa quella economica: il maggiore guadagno si ottiene principalmente producendo “qualità” più a lungo, con minori input, anche terapeutici. L’indice BIOGENI per la vacca da latte frisona per l’allevamento biologico è stato messo a punto da Filbio.it e FederBio grazie alla preziosa consulenza della dottoressa Fabiola Canavesi, con l’intento di offrire agli allevatori uno strumento utile nella fase di scelta della genetica adeguata.

In autunno organizzeremo un incontro informativo per tutti gli allevatori e tecnici interessati, nel mentre per qualsiasi informazione potete rivolgervi alla D.ssa Sujen Santini….

Cos’è “Footprint”?

Cos’è “Footprint”?

di Tommaso Pucci

Nella precedente edizione tutti i soci sono stati informati sulla possibilità di utilizzare il portale CIS BIO.MANAGER per effettuare una fotografia dello stato in cui l’azienda si trova rispetto ai 5 indicatori: BIOLOGICO, BENESSERE ANIMALE, CARBON FOOTPRINT,  ATER FOOTPRINT e PRECISIONE FARMING.

COS’È LA CARBON FOOTPRINT?
La Carbon Footprint misura il contributo che le attività umane producono sull’effetto serra, espresso in tonnellate di Biossido di Carbonio equivalente (CO2 eq). La Carbon Footprint di un prodotto o servizio misura la quantità di CO2eq associabile alla produzione di un prodotto o all’erogazione di un servizio. In particolare, l’UE ha proposto un intervento integrato in materia di energia e cambiamenti climatici che fissa nuovi obiettivi per il 2020, condividendo l’obiettivo ritenuto strategico dalla comunità scientifica di impedire che nel 2050 l’aumento della temperatura atmosferica superi i 2 °C. La strategia adottata è mirata a indirizzare la società europea verso un modello di sviluppo sostenibile, sviluppando un’economia a basse emissioni di CO2, attraverso le seguenti misure:

  • ridurre i gas ad effetto serra del 20%;
  • ridurre i consumi energetici del 20% attraverso un aumento dell’efficienza energetica;
  • ampliare fino al 20% la quota delle fonti energetiche rinnovabili.

Coerentemente con questa linea di tendenza che vede nella sostenibilità il perimetro entro cui programmare lo sviluppo economico e sociale di una società, le organizzazioni che intendono mantenere nel tempo una prospettiva di sviluppo devono dotarsi di strumenti gestionali adeguati. In tale contesto, la Carbon Footprint di prodotto o servizio rappresenta per le organizzazioni lo strumento ottimale per monitorare la effettiva sostenibilità dei prodotti o dei servizi proposti al mercato e di darne evidenza attraverso un valore oggettivo e quantificato.

I VANTAGGI:

La Carbon Footprint di un prodotto o servizio si presta in modo ottimale a sostenerne l’attività di comunicazione e di promozione verso il mercato, per la sua efficacia nel rappresentare in termini di sostenibilità la loro qualità misurata in CO2eq e quindi in termini di contributo all’effetto serra (Greenhouse Effect). Infatti, la Carbon Footprint possiede:

  • capacità di sintesi: con il valore di un unico indicatore è possibile definire il contributo all’effetto serra di un prodotto o servizio;
  • semplicità e chiarezza dell’unità di misura: a differenza di altri indicatori ambientali, la Carbon Footprint risulta immediatamente comprensibile anche da chi non possiede un background tecnicoscientifico;
  • incisività e oggettività del dato ottenuto: l’oggettività dell’indicatore rafforza la capacità comunicativa, la divulgazione e la comprensione dei risultati che l’organizzazione è in grado di associare ai propri prodotti o servizi nell’ambito della sostenibilità. Inoltre, la Carbon Footprint:
  • promuove il miglioramento continuo, facilitando la valutazione della progettazione di prodotti alternativi o di miglioramento degli esistenti, i metodi di produzione e di fabbricazione, la scelta delle materie prime e la selezione dei fornitori sulla base di una valutazione del ciclo di vita utilizzando i cambiamenti climatici come motivazione al miglioramento;
  • consente di monitorare i risultati facilitando la possibilità di tenere traccia delle prestazioni e il progresso nella riduzione delle emissioni di gas serra;
  • incoraggia cambiamenti nel comportamento dei consumatori nel contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra, facilitando la scelta del prodotto da parte loro, sulla base dei dati del ciclo di vita utilizzando i cambiamenti climatici come motivazione d’acquisto.

COS’È LA WATER FOOTPRINT?

L’impronta idrica è un indicatore del consumo di acqua dolce che include sia l’uso diretto che indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore. L’impronta idrica di un singolo, una comunità o di un’azienda è definita come il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre beni e servizi, misurata in termini di volumi d’acqua consumati (evaporati o incorporati in un prodotto) e inquinati per unità di tempo. Nella definizione dell’impronta idrica è data inoltre rilevanza alla localizzazione geografica dei punti di captazione della risorsa.

La water footprint assessment si sviluppa in tre fasi:

  • quantificazione e localizzazione dell’impronta idrica di un prodotto o di un processo nel periodo di riferimento;
  • valutazione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell’impronta idrica;
  • individuazione delle strategie di riduzione della stessa.

Il computo globale della water footprint è dato dalla somma di tre componenti:
WF = WF blu + WF verde + WF grigia

  • Acqua blu: si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. È la quantità di acqua dolce che non torna a valle del processo produttivo nel medesimo punto in cui è stata prelevata o vi torna, ma in tempi diversi;
  • Acqua verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale e si riferisce principalmente all’acqua evapo-traspirata per un utilizzo agricolo;
  • Acqua grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata, quantificata come il volume di acqua necessario per diluire gli inquinanti al punto che la qualità delle acque torni sopra gli standard di qualità.

In riferimento ad una generica industria che realizza un generico prodotto, l’utilizzo delle diverse tipologie di acque che determinano la Water Footprint complessiva può essere schematizzato come nella figura a seguito: Come si può notare è introdotta anche la cosiddetta “WFindiretta”, la quale non rappresenta altro che i quantitativi di acqua blu, verde e grigia utilizzati nella catena di produzione e fornitura di un prodotto o di erogazione di un servizio. L’utilizzo delle tre componenti di acqua virtuale incide in modo diverso sul ciclo idrogeologico. Ad esempio, il consumo di acqua verde esercita un impatto meno invasivo sugli equilibri ambientali rispetto al consumo di acqua blu. La water footprint offre quindi una migliore e più ampia prospettiva su come il consumatore o produttore influisce sull’utilizzo di acqua dolce. Essa è una misura volumetrica del consumo e dell’inquinamento dell’acqua. Non misura quindi la gravità dell’impatto a livello locale, ma fornisce un’indicazione sulla sostenibilità spazio-temporale dalla risorsa acqua utilizzata per fini antropici.

I VANTAGGI:

  • comprendere il consumo idrico diretto ed indiretto legato alla tua Organizzazione o ai tuoi prodotti;
  • ottimizzare l’impronta idrica e ridurre gli impatti ambientali associati;
  • aumentare l’efficienza delle risorse;
  • migliorare la comunicazione ambientale interna ed esterna con informazioni affidabili;
  • rendicontare l’efficienza della gestione idrica aziendale, facendosi carico delle prestazioni ambientali aziendali;

Se qualche azienda agricola è interessata a scoprire la sua situazione aziendale rispetto ai 5 indicatori e soprattutto a questi ultimi due descritti, può chiamare direttamente il numero 3331766369. Questo contatto aiuterà il CIS a strutturare i primi test del progetto PSR 16.02 Filbio della piattaforma BIO.MANAGER.

Approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche

Approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche

Assemblee generali di approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche delle cooperative

Per i soci Agricam – Comab – Comazoo

LUNEDÌ 29 APRILE DALLE 19.00

Si terrà presso la sede BCC del GARDA in Via Trieste 62 a Montichiari (BS) (difronte alle Poste Italiane e al Municipio)

Al fine di agevolare il socio nello svolgimento delle operazioni di votazione e nella partecipazione all’assemblea che sarà convocata in data 29 aprile 2019, di seguito riportiamo alcune indicazioni circa le modalità di registrazione e di votazione.

MODALITÀ ORGANIZZATIVA ASSEMBLEA GENERALE 29 APRILE

  1. Il socio si deve registrare ad uno dei desk/banconi presenti all’entrata del GARDA FORUM presso la BCC del Garda, dove gli verranno consegnate direttamente le schede di ogni cooperativa di cui è socio da utilizzare in Assemblea, operazione a carico del legale rappresentante dell’azienda socia o di altro membro che può validamente rappresentarla. Ricordarsi di avere con sé la carta d’identità per una adeguata verifica.
  2. Il voto per il BILANCIO 2018 espresso in Assemblea è di solito palese e per alzata di mano: chiediamo al socio di riportare il suo voto anche sulla scheda per agevolare poi la corretta verbalizzazione dell’esito.
  3. La votazione per il RINNOVO CARICHE viene espressa dal socio segnalando con una “X” i candidati consiglieri che lo stesso ritiene idonei per svolgere tale incarico. Il numero di preferenze da indicare è deciso dall’assemblea dei soci.
  4. Terminata la votazione, il socio consegna la scheda agli incaricati della raccolta.

DELEGA ALLA VOTAZIONE: Il socio potrà richiedere presso la reception dalla cooperativa di riferimento ovvero scaricare dal sito della stessa il “Fac-simile di Delega” la quale, ricordiamo dovrà essere depositata presso la sede sociale almeno 48 ore prima dalla data dell’assemblea a cui si riferisce ovvero nello stesso termine inviata alla società tramite PEC, in ogni caso alla delega deve essere allegata copia fotostatica del documento d’identità in corso di validità del delegante o legale rappresentante.

Per i soci COMISAG

GIOVEDÌ 2 MAGGIO ALLE 20.30
Si terrà presso la sala riunioni della cooperativa Agricam in via Bornate 1 – Montichiari (BS)