La niacina contro lo stress da caldo

La niacina contro lo stress da caldo

di Sonia Rumi

La questione stress da caldo nella bovina da latte deve essere risolto anche con la micro nutrizione che mediante integrazioni mirate può migliorare lo stato fisiologico della bovina, le sue capacità immunitarie e le prestazioni produttive e riproduttive.
La niacina è ampiamente riconosciuta quale potente agente anti-lipolitico che riduce la perdita di peso corporeo a cui gli animali vanno incontro nelle prime settimane di post parto, situazione che predispone alla chetosi. Studi più recenti le conferiscono un ruolo importante nel ridurre la sensibilità allo stress da caldo, grazie all’aumento della vasodilatazione periferica ed all’incremento del tasso di traspirazione.

Una bovina che produce 30 Kg di latte deve disperdere nell’ambiente una quantità di calore pari a quella sprigionata da 16 lampade ad incandescenza da 100 watt (Flamenbaum, JDS 69:3140- 3147). Quando la temperatura esterna e l’umidità relativa (THI) aumentano, questo meccanismo di dispersione della temperatura corporea diventa difficoltoso, infatti le bovine possono ricorrere alla sudorazione solo limitatamente. Già la combinazione di una temperatura esterna di 22 °C e di un’umidità relativa del 40% provoca l’adozione da parte della vacca da latte di comportamenti finalizzati alla riduzione del calore prodotto dalla sua attività metabolica ed alla sua dispersione, con l’obiettivo primario di mantenere costante la sua temperatura corporea che è di circa 38.5°C. Inizialmente è possibile osservare una riduzione dell’ingestione (finalizzata alla riduzione della produzione di calore derivante dalle fermentazioni ruminali), successivamente, un aumento del consumo d’acqua e un aumento della frequenza respiratoria (funzionale alla dispersione di calore dall’apparato respiratorio) e, infine, una riduzione dell’attività motoria (che ha sempre l’obiettivo di ridurre il calore prodotto dal metabolismo muscolare). Questo meccanismo di adattamento ha come conseguenza il calo della produzione di latte, grasso e proteine, una riduzione del comportamento estrale ed una riduzione del tempo passato sdraiata.

Se i sistemi di raffrescamento degli animali sono insufficienti è possibile che le bovine vadano in contro ad una condizione di stress da caldo. Questa condizione, di fatto patologica per la bovina, si può oggettivamente diagnosticare attraverso la misurazione della temperatura corporea e della frequenza respiratoria. Basta un aumento di soli 0.5°C della temperatura corporea e una frequenza respiratoria di oltre 80 atti al minuto per diagnosticare che gli animali non sono stati in grado di gestire l’aumento di THI. Se oltre il 15% delle bovine presentano un aumento della temperatura rettale e della frequenza respiratoria, questo significa che in stalla esiste un fattore di rischio collettivo, altrimenti si tratta di singole bovine che non riescono ad adattarsi al caldo e che quindi devono essere gestite individualmente.

Inoltre, è risaputo come dopo l’estate la bassa produzione di latte e la ridotta fertilità persistano fino all’inverno inoltrato (figura 1). In relazione a questo problema, molti allevamenti si sono dotati di sistemi di raffrescamento degli animali che hanno ridotto una parte delle perdite produttive e riproduttive tipiche dell’estate e dei mesi successivi. In questi lunghi anni di ricerca di soluzioni per mettere le bovine in condizione di adattarsi al meglio alle alte temperature, si sono accumulate conoscenze sul ruolo della nutrizione clinica e funzionale.

Figura 1. Produzione media mensile e giorni di lattazione (DIM) nella Frisona italiana 2015-2020.
Fonte Ufficio Stidi AIA.

Come accennato la prima reazione delle bovine, nel tentativo di acclimatarsi, è ridurre l’ingestione per diminuire la produzione di calore dalle fermentazioni ruminali. In considerazione del fatto che le vacche da latte in estate mangiano soprattutto durante la notte, si dovrebbero tenere accese le luci di stalla e somministrare la razione in coincidenza con la mungitura pomeridiana. Una strategia è la somministrazione della razione due volte al giorno in coincidenza con le due mungiture, preoccupandosi di avvicinarla alla mangiatoia almeno 4 volte al giorno. Le razioni estive hanno in genere una minore concentrazione di amido ed una maggiore concentrazione di zuccheri e fibre digeribili da concentrati come la crusca, le buccette di soia e le polpe di barbabietola. Consigliabile, in estate, è aumentare la concentrazione proteica della razione agendo sulla quota a bassa degradabilità ruminale ed inserendo aminoacidi rumino-protetti come metionina e lisina soddisfacendo il 110% del fabbisogno.

A causa del rallentamento delle fermentazioni ruminali, si riduce la produzione ruminale di vitamine del gruppo B, per cui un apporto supplementare, specie se di vitamine rumino- protette, può essere un valido aiuto alla salute delle bovine. In estate, il bilancio energetico e proteico negativo tipico delle ultime settimane di gestazione e dei primi 90 giorni di lattazione, porta ad un più intenso dimagrimento delle bovine e quindi ad una maggiore lipo-mobilizzazione. La niacina, denominata anche vitamina PP o vitamina B3, se utilizzata ad almeno 6 gr. al giorno, è in grado di ridurre la mobilizzazione degli acidi grassi (NEFA) dal tessuto adiposo e quindi di diminuire significativamente il rischio di lipidosi epatica e chetosi metabolica estiva. Quest’ultima malattia metabolica è la maggiore responsabile della riduzione della percentuale di bovine di razza frisona che superano i 40 Kg al picco di lattazione e quindi della diminuita produzione media degli allevamenti. Una chetosi sub-clinica riduce infatti del 7% la produzione al picco produttivo. La niacina, inoltre, sembra avere un effetto positivo di aiuto alle bovine nella dispersione del calore corporeo. Lo stress da caldo è quella condizione morbosa dovuta al fatto che un organismo vivente può avere difficoltà nel mantenere stabile la sua temperatura corporea durante il caldo e l’umidità estiva. La vitamina PP, se somministrata in forma ruminoprotetta nella quantità di 12 gr. al giorno, è in grado di indurre una vasodilatazione periferica e un’aumentata attività delle ghiandole sudoripare, anche se queste sono presenti in esigua quantità sul corpo nei ruminanti, determinando una maggiore dispersione del calore corporeo attraverso la pelle. La verifica di campo, dell’efficacia dell’aggiunta di niacina, consiste nel tenere sotto controllo la temperatura rettale. Gli investimenti, anche in termini di strutture, rappresentano un valido supporto alla lotta allo stress da caldo. È il caso dei passaggi, che possono essere allargati, del sistema di ventilazione e bagnatura delle bovine e degli abbeveratoi che devono essere posti preferenzialmente nella parte posteriore della corsia d’alimentazione e all’uscita della sala o dei robot di mungitura; se la stalla è dotata di paddock esterni è bene dotarli di abbeveratoi posti all’ombra. Considerato che i consumi d’acqua aumentano in estate anche del 50%, gli abbeveratoi devono installati oltre il fabbisogno minimo della mandria.

Tabella 1. Fabbisogni nutritivi di minerali e vitamine di una Frisona in lattazione *.

L’unione fa la forza

L’unione fa la forza

Cooperativa Zootecnica Scaligera

di Davide Pozzi

L’unione fa la forza. È una regola senza eccezioni, un motto vincente che stimola ed entusiasma persone con obiettivi comuni e che apre le porte a nuovi progetti ed opportunità. Questo accade nella Cooperativa Zootecnica Scaligera da quasi 50 anni; in questo contesto, numerose realtà di piccoli allevatori hanno unito le proprie forze ed attivato un circolo virtuoso di eccellenza, dove il benessere degli animali e la produzione di carni di prima scelta sono al centro del loro operato. La Cooperativa Zootecnica Scaligera affianca l’esperienza nell’allevamento dei bovini da carne alla passione per il territorio, all’innovazione e al rispetto dell’ambiente. Nel rispetto delle buone pratiche dell’economia circolare, la Scaligera garantisce il ciclo completo della produzione degli animali destinati all’ingrasso. Nata a Mozzecane in provincia di Verona nel 1983, rappresenta oggi una delle più prestigiose realtà nel comparto della produzione di carne bovina italiana; lavorando con 50 soci su 3.000 ettari coltivati, arriva a 40.000 capi prodotti ogni anno. Socia di Comazoo, la Cooperativa Zootecnica Scaligera è retta e disciplinata secondo il principio della mutualità. Ha per scopo la valorizzazione delle produzioni agricole dei soci attraverso la programmazione delle produzioni e l’adeguamento qualitativo e quantitativo delle stesse alla domanda. La Cooperativa gestisce direttamente l’offerta, concentrando e commercializzando direttamente le produzioni dei soci, partecipa alla gestione delle crisi di mercato, concorrendo alla riduzione / stabilizzazione dei costi di produzione e promuove pratiche colturali, di allevamento e tecniche di produzione rispettose dell’ambiente e del benessere degli animali, migliorando la qualità.

Accanto alla qualità, la Cooperativa Scaligera, fornisce un’immagine di garanzia. Qualità, packaging e certificazioni sono gli strumenti che affiancano un prodotto di fascia elevata; una prima scelta riconoscibile anche dal logo che appone al prodotto. Attraverso 400 piani annuali di autocontrollo, certifica la fase di allevamento dell’animale, le materie prime e tutto il percorso fino alla frollatura della carne. Scaligera offre un servizio personalizzato e flessibile per essere presenti puntualmente nei canali: DO, GDO, INGROSSO e HO.RE.CA. non solo nel Nord Italia ma anche nel Centro e nel Sud, in oltre 60 macellerie.

La qualità delle carni è il risultato di una rigorosa selezione genetica e di un costante controllo di tutte le fasi produttive, garantite da esperti. Il Disciplinare di produzione di Scaligera sottopone i propri allevamenti ad un rigoroso processo di autocontrollo, certificando, inoltre, i bovini, per il Benessere Animale (Classyfarm) e sottoponendoli a verifica CSQA per il “Disciplinare del vitellone e della scottona”, e le produzioni di cereali, con marchio “QV – Qualità Verificata”. Da alcuni mesi, Scaligera ha adottato alcune soluzioni tecnologiche in materia di gestione alimentare in stalla. In un’ottica di Precision Feeding è stato acquistato un software di gestione e programmazione delle razioni per l’alimentazione zootecnica. Una razione personalizzata e controllata per i bovini, che permette al nutrizionista e agli allevatori di fare scelte alimentari razionali ed efficaci a seconda delle specifiche esigenze. Il Precision Feeding consiste nel somministrare ai singoli gruppi di bovini una razione esatta, personalizzata e controllata, pesando e registrando carichi e scarichi dell’unifeed. Tra le possibilità che il precision feeding apre all’allevatore, infatti, c’è quella, appunto, di pesare con precisione i prelievi di insilato, fieno e altri alimenti che vengono immessi nel carro unifeed. Pesandoli anche in modo automatizzato e controllato dal computer, è possibile registrare e confrontare le quantità utilizzate ogni giorno e nei vari periodi dell’anno e reimpostare in modo consapevole e controllato questi impieghi. Ovviamente tutto questo si traduce anche in un risparmio di foraggio, o almeno in un controllo degli sprechi e in una migliore verifica delle scorte di magazzino. Ma la principale finalità dell’alimentazione di precisione non è tanto il risparmio di alimento, quanto quella di far sì che la quantità di alimento effettivamente somministrata ai bovini si avvicini il più possibile con quella teoricamente prevista quando sono state progettate le razioni. L’alimentazione di precisione si occupa anche del fattore qualità; per esempio, applicando rilevatori Nirs al carro miscelatore, si possono controllare e registrare i valori nutrizionali degli alimenti che compongono l’unifeed. Questo elemento è importante soprattutto per i foraggi che possono essere portatori di una enorme variabilità nella razione somministrata.

A breve, sarà presentato dalla Cooperativa un innovativo progetto volto alla riduzione dell’utilizzo di antibiotici per gli animali bovini che prenderà il via in tutti gli allevamenti di Scaligera. Un’azione importante volta a migliorare il benessere animale con un approccio nuovo e integrato capace di tutelare maggiormente l’animale e proporre al mercato prodotti sempre più in linea con la domanda del consumatore finale.

PPSD nelle scrofe: management alimentare

PPSD nelle scrofe: management alimentare

di Stefano Montanari

L’insufficiente e inadeguata produzione di colostro e latte da parte della scrofa viene definita Sindrome Disgalattica Post Parto (PPDS); diffusa in tutto il mondo è responsabile di gravi perdite economiche dovute all’aumentata mortalità pre-svezzamento dei suinetti e ad un loro ridotto accrescimento. A causa della sua natura multifattoriale l’identificazione dei differenti fattori di rischio e del relativo impatto non è sempre ben definita, ma viene comunque riconosciuto un ruolo centrale alle endotossine prodotte dai batteri Gram negativi a livello di intestino, utero e vescica. Queste tossine inducono un’inibizione della funzionalità secretoria mammaria di colostro e di latte.

L’intestino è uno dei sistemi più sensibili del suino: è in continuo contatto con l’ambiente esterno ed è facile che possa essere usato come via di ingresso per batteri potenzialmente patogeni. Questi batteri generalmente sono presenti nell’intestino dell’animale a concentrazioni non patogene: finché tra la flora intestinale vi è un giusto equilibrio e il sistema immunitario funziona in modo corretto, non si svilupperanno segni clinici. Sono comunque molti i fattori che influiscono sulla funzionalità della barriera intestinale ed anche piccole variazioni dello stato di eubiosi (equilibrio della flora intestinale) possono rappresentare un problema per l’organismo.

Nei giorni precedenti il parto, generalmente alla scrofa viene somministrata una ridotta quantità di cibo, con conseguente calo nell’ingestione di fibra; questo può indurre un rallentamento dello svuotamento intestinale a causa dell’aumento della consistenza delle feci, con relativa costipazione peraltro aggravata dallo stato di gravidanza dell’animale. Questo comporterà una massiccia moltiplicazione di batteri gram negativi a livello intestinale come E. Coli, predisponendo quindi ad un dismicrobismo con conseguente aumento di endotossine batteriche e relativo assorbimento. Inoltre le endotossine aumentano la permeabilità intestinale, permettendo ai batteri di raggiungere il circolo ematico ed andando a colonizzare altri distretti quali utero, vescica e soprattutto mammella.

Lavorando sull’alimentazione siamo in grado di modulare la peristalsi. La fibra è un elemento essenziale che influenza la composizione delle feci. Esistono due tipologie di fibra: solubile e insolubile. La fibra solubile, in genere apportata dalle polpe di barbabietola, a contatto con l’acqua presente nel lume intestinale tende a formare un composto gelatinoso che facilita l’assimilazione delle sostanze nutritive, mentre la fibra insolubile, apportata dalla crusca, assorbe grandi quantitativi di acqua con conseguente aumento del volume delle feci, velocizzando lo svuotamento intestinale; inoltre questo tipo di fibra esercita anche un’azione meccanica sulle pareti dell’intestino. Il giusto equilibrio fra queste due tipologie di fibra aiuta a mantenere una corretta peristalsi, evitando quindi costipazione e stitichezza.

Un’altra materia prima interessante per migliorare il transito intestinale nelle scrofe e ridurre i danni causati da endotossine è il lino; i semi di lino contengono particolari polisaccaridi idrosolubili, definiti mucillagini, che a contatto con l’acqua si comportano come delle spugne, assorbendola e facilitando così il transito intestinale. Questi polisaccaridi inoltre, stimolano selettivamente processi fermentativi positivi. L’introduzione nella dieta di acidificanti, prebiotici e/o probiotici può stabilizzare la flora intestinale e inibire la proliferazione di batteri patogeni e la liberazione dei loro metaboliti più dannosi, come appunto le endotossine. Anche la somministrazione di componenti vegetali, oli di piante o fitocomplessi con attività antibatterica si rivela una buona strategia.

L’aggiunta di acidi alla razione permette di mantenere basso il ph gastrico: questo ci consente di ridurre e controllare il ph durante tutto il processo digestivo, stabilizzando l’equilibrio tra ambiente gastrico acido e ambiente basico intestinale, limitando così la massiccia colonizzazione batterica intestinale.

I prebiotici sono sostanze organiche non digeribili, capaci di stimolare in modo selettivo il metabolismo e la crescita di una o alcune specie di microrganismi intestinali; hanno effetto soprattutto a livello intestinale poiché sono utilizzati dai batteri, aumentando così la produzione di acidi grassi a corta catena e risultando una fonte energetica per gli enterociti. Hanno inoltre effetti positivi anche sul ph. I probiotici sono supplemento a base di microrganismi vivi quali lieviti o lattobacilli, in grado di migliorare l’equilibrio intestinale inibendo la crescita dei batteri patogeni a livello dell’intestino tenue (come ad esempio E.Coli) e allo stesso tempo producono attivamente di acidi grassi a corta catena e stimolano la secrezione di enzimi da parte dell’organismo. Inoltre riducono nell’ultima parte dell’intestino tenue e nell’intestino crasso la concentrazione di substrati necessari per la moltiplicazione dei batteri patogeni. I probiotici, assieme ai batteri produttori di acido lattico normalmente presenti nell’organismo, stimolano la mucosa e le cellule immunocompetenti stabilizzando così la barriera difensiva intestinale. Sostanze di origine vegetale come oli, estratti di piante e fitocomplessi hanno, grazie alle loro naturali proprietà antibatteriche ed antiossidanti, un effetto positivo sulla flora microbica intestinale. Le vitamine svolgono un ruolo importante sull’integrità del sistema immunitario della scrofa: si osservano effetti positivi quando si aggiungono alla razione vitamina E (antiossidante), vitamina C (antiossidante e stimolatore del sistema immunitario) e vitamine del gruppo B.

Infine una componente fondamentale della dieta della scrofa spesso sottovalutata è l’acqua. L’acqua è essenziale per il corretto svolgimento dei processi digestivi gastroenterici, ed è il cardine su cui ovviamente si basa la produzione di latte. Alla luce di ciò è importante che sia pulita, priva di tossine, con basso tenore di ferro e magnesio e che sia di facile fruizione per l’animale con abbeveratoi sempre funzionanti ed in grado di fornire il giusto flusso di acqua (l’ideale sarebbe 4 litri al minuto).

Il materiale di arricchimento

Il materiale di arricchimento

di Sujen Santini

Come spiegato nella prima parte la morsicatura della coda ha origine multifattoriale ma, l’arricchimento ambientale, sembra essere l’elemento più influente. Un tema che merita quindi uno specifico approfondimento.
Per i suini domestici, in allevamento intensivo, si può parlare di arricchimento solo quando le modifiche apportate a un determinato ambiente migliorano il funzionamento biologico degli animali tenuti all’interno di esso, ovvero permette agli animali la scelta di manifestare una più ampia gamma del loro repertorio comportamentale: esplorano il loro ambiente, pascolano, grufolano, annusano, mordono e masticano. La capacità di un substrato di stimolare l’animale aumenta in relazione ad alcune proprietà del materiale stesso, che sono indispensabili anche a conservarne la sua funzione nel tempo. Un materiale che non può essere distrutto diventa rapidamente poco interessante per il suino, che deve poter modificare l’oggetto attraverso la masticazione. La normativa D.L. vo 122/2011 si esprime molto chiaramente sulla questione, in particolare: “i suini devono avere accesso permanente a una quantità sufficiente di materiali che consentano loro adeguate attività di esplorazione e manipolazione, quali ad esempio paglia, fieno, legno, segatura, composti di funghi, torba o un miscuglio di questi, salvo che il loro uso possa comprometterne la salute e il benessere”. “Qualora si manifestino segni di lotta violenta, occorre immediatamente indagare le cause e adottare idonee misure, quali fornire agli animali abbondante paglia, se possibile, oppure altro materiale per esplorazione.
I materiali di arricchimento dovrebbero permettere ai suini di soddisfare i loro bisogni fondamentali senza comprometterne la salute. A tal fine la Raccomandazione UE 2016/336 stabilisce i criteri riferiti ai materiali manipolabili ideali a ridurre la necessità del taglio della coda:
a) essere commestibili — in modo che i suini possano mangiarli e annusarli, preferibilmente con benefici nutrizionali;
b) essere masticabili — in modo che i suini possano morderli;
c) essere esplorabili — in modo che i suini possano esplorarli;
d) essere manipolabili — in modo che i suini possano modificarne la posizione, l’aspetto o la struttura. Inoltre, i materiali di arricchimento dovrebbero essere forniti in modo tale da essere:
e) sostenere l’interesse, dovrebbero cioè incoraggiare il comportamento esplorativo dei suini ed essere regolarmente sostituiti e aggiunti;
f ) accessibili per la manipolazione orale;
g) forniti in quantità sufficiente (tutti gli animali devono poterne usufruire nell’arco di un’ora e deve essere raggiungibile almeno da 3 suini contemporaneamente);
h) puliti e igienici (non deve essere ricoperto per più del 30% da materiale fecale).
I suini sono abituati a masticare e ingerire ciò che trovano nell’ambiente: per questo sono considerati materiali non idonei gli oggetti nocivi per gli animali, sia dal punto di vista fisico (es. oggetti appuntiti) che dal punto di vista chimico-tossico (es. copertoni di autovetture). In base a queste caratteristiche la Raccomandazione UE 2016/336 classifica i materiali di arricchimento come segue: assente: nessuna presenza di materiale di arricchimento ambientale, oppure materiale completamente inaccessibile agli animali; marginale: il materiale di arricchimento è presente ma non è facilmente raggiungibile dagli animali, oppure non è in quantità adeguate, oppure è costituito da sostanze (es. catene, gomma, tubi in plastica morbida, plastica dura, tronchi di legno duro) che possiedono poche caratteristiche del materiale ideale. Materiali pertanto che costituiscono una distrazione per i suini ma che non dovrebbero essere considerati tali da soddisfare i loro bisogni fondamentali, e quindi dovrebbero essere forniti anche materiali ottimali o sub ottimali; subottimale: materiale di arricchimento presente e facilmente raggiungibile dagli animali, in quantità adeguate, che possiede la maggior parte delle caratteristiche del materiale ideale e che quindi dovrebbe essere utilizzato in combinazione con altri materiali (es. corde naturali, pellet);
ottimale: i materiali ottimali possono essere utilizzati da soli perché possiedono tutte le caratteristiche necessarie per soddisfare le esigenze dei suini come richiesti da Raccomandazione UE 336/2016. Ne sono un esempio paglia (da cereali e legumi), torba, foraggio verde (fieno erba insilato, erba medica) (European Commission SWD 49, 2016).
Per semplicità riportiamo la categorizzazione realizzata da CReNBA per il sistema ClassyFarm

Ai fini della valutazione del rischio morsicatura coda secondo quanto previsto dal sistema Classyfarm, la presenza di queste categorie di materiali comporta la seguente valutazione:
INSUFFICIENTE: Assenza di materiali manipolabili o presenza di materiali manipolabili di sola categoria marginale (es. catena, oggetti di plastica) o non idoneo (es. copertoni).
MIGLIORABILE: Presenza di più materiali manipolabili di categoria subottimale o una commistione di materiali (almeno un marginale e un subottimale) complementari a garantire tutte le proprietà dei materiali idonei.
OTTIMALE: Presenza di materiali manipolabili di categoria ottimale o due di categoria sub ottimale complementari a garantire tutte le 4 proprietà previste (commestibile, masticabile, esplorabile e manipolabile) come da Raccomandazione UE 336/2016. Inoltre il valutatore verifica se il materiale manipolabile è presente in quantitativo sufficiente ed è utilizzato in maniera adeguata. In proposito è opportuno sapere che i materiali manipolabili devono: essere posizionati alla giusta altezza I suini dedicano più tempo a manipolare oggetti posizionati a livello di grufolamento, ovvero sul pavimento. Oggetti appesi a 5 cm di altezza già disincentivano l’uso. sostenere l’interesse I suini riducono il loro comportamento di esplorazione di oggetti nuovi entro 5 giorni dalla loro introduzione. Se il materiale si trova a terra va mantenuto pulito, infatti il suino perde rapidamente interesse per ciò che è imbrattato da feci e urine. non generare competizione I comportamenti alimentare ed esplorativo sono sincronizzati. Ci sono due periodi di picco dell’attività d’esplorazione, uno durante la mattina ed uno durante il tardo pomeriggio-sera, entrambi della durata di diverse ore.
Facciamo qualche esempio.

Per chi ha il pavimento pieno, la lettiera in paglia (o materiale analogo) di quantità (lettiera permanente meglio di una fornitura limitata da una rastreliera) e forma (paglia lunga migliore di quella tritata) ideali rappresenta la soluzione OTTIMALE, come i seguenti dati EFSA dimostrano (Conclusioni dalla valutazione del rischio n. 2 EFSA Journal 2007; 611,8-13):

Negli allevamenti con pavimentazione fessurata, l’alternativa migliore alla lettiera vegetale si è dimostrata essere l’installazione di rastrelliere con paglia o foraggio.

Questa soluzione richiede la formazione del personale e la gestione del grigliato, inoltre ha lo svantaggio di non consentire l’attività di grufolamento. Questi ultimi aspetti possono essere superati posizionando le rastrelliere sopra le mangiatoie, oppure inserendo sotto un tappetino di gomma dura: la paglia cadendo a terra non intasa il grigliato e al contempo consente loro un po’ di attività di grufolamento.
Da un punto di vista economico possiamo fare la seguente simulazione:
Considerando un consumo di circa 80gr/capo/giorno
costo paglia 0,12€/kg x 250 giorni ciclo
costo/ciclo/capo 2,4 €
costo acquisto rastrelliera circa 60 €

Vediamo di seguito alcuni esempi:

Tra i materiali edibili anche le corde vegetali commestibili sono state utilizzate, ma il loro costo e il rapido consumo ne hanno limitato la diffusione.
Facciamo una simulazione economica:
box svezzamento da 50 capi (10-25kg)
consumo circa 1 mt al giorno -> costo corda 0,83 €/mt
Permanenza nel box 30 giorni: 0,5 €/ capo

LEGNO MORBIDO

Tronchetti di legno morbido sono tra i materiali più utilizzati. Possono essere proposti legati (prestando attenzione che raggiungano l’altezza di grufolamento, ovvero a pochi centimetri dal pavimento), a terra (in questo caso è necessario verificare che si mantengono puliti, altrimenti è bene pensare ad un’altra soluzione), oppure inseriti in supporti metallici. Il legno morbido rientra nella categoria subottimale e pertanto da solo è INSUFFICIENTE. Per raggiungere la valutazione OTTIMALE, è necessario abbinarlo ad un altro materiale subottimale complementare, quale ad esempio, la rastrelliera con paglia o fieno oppure le corde vegetali. Spesso lo si trova abbinato alle catene. In proposito è bene precisare che, a fronte delle evidenze di campo, questa combinazione è stata riconsiderata MIGLIORABILE IN VIA TRANSITORIA. Vale a dire che può essere accettata solo quando non sono presenti fenomeni di morsicatura della coda, mentre, qualora dovessero verificarsi, riconsiderare il materiale manipolabile rappresenta uno dei principali punti di intervento. Da un punto di vista economico possiamo considerare un costo di circa 0,10 €/suinetto, mentre nella fase di accrescimento-ingrasso è di circa 0,25 €/suino.

Partecipazione, Benefici e Crescita

Partecipazione, Benefici e Crescita

di Luigi Bellini

L’anno terminato da pochi mesi, è stato caratterizzato dall’accadimento globale che ha sconvolto il mondo come pochi altri momenti storici, e che ha presentato un conto “salato” sia in termini di vite umane, che a livello economico. L’epidemia ha toccato indistintamente la nostra società, cambiando radicalmente le abitudini e gli approcci. Un pensiero ed un ricordo alle persone che non sono più con noi, con la speranza di essere vicini alla fine del lungo tunnel di sofferenza che abbiamo vissuto nell’ultimo anno. La pandemia di Covid ha evidentemente pesato parecchio su alcuni settori, come i trasporti, la ristorazione, gli alberghi ed agriturismi, il turismo. Questo ha, di riflesso, inciso sulle vendite dei prodotti dei nostri allevamenti e dei nostri territori, ma anche sulla Cooperativa stessa. Per quanto riguarda le vendite, abbiamo avuto un buon incremento sul 2019, soprattutto per quanto riguarda la produzione di mangimi/nuclei: la nostra attività di riferimento, superando abbondantemente i 2.000.00 di quintali prodotti.
Questo alimenta ancor di più la convinzione che il nostro “stare insieme” è elemento fondante che, attraverso il meccanismo cooperativo di cui facciamo parte, consente di gestire al meglio il percorso virtuoso di una più equa redistribuzione dei risultati positivi che si possono ottenere. Solo la costante ed assidua partecipazione dei soci allo scambio mutualistico con la Cooperativa stessa consente anche di attenuare eventuali imprevisti o accadimenti che non dipendono da noi. Non dimentichiamoci che più i soci “utilizzano” beni e servizi della Cooperativa, maggiore è il beneficio che ne deriva singolarmente per gli stessi: tutto quanto ottenuto di positivo, in termini di risultato, è sempre stato retrocesso ai soci, nei limiti delle disposizioni di legge e dei criteri di prudenza e continuità di gestione che caratterizzano il lavoro di Comazoo.
L’anno trascorso ha poi visto la conclusione della parte dei lavori di implementazione del progetto “FilBio” (PSR 2014-2020 della Regione Lombardia), portato avanti in stretta collaborazione con altre realtà. Nel frattempo prosegue il rapporto con CAPAZOO, sito di Pavia, che al momento contribuisce a queste produzioni particolari (bio e no ogm).
Ci guida, fin dall’inizio, la dedizione alla costanza nelle forniture di prodotti di qualità, al prezzo più contenuto che deriva dalla gestione complessiva, senza gravare immediatamente sugli stessi per i costi che si sopportano: elemento riteniamo che ha effetti positivi praticamente istantanei sull’economicità delle singole aziende agricole; altro elemento a favore dei nostri soci è la possibilità di fruire di tecnici altamente qualificati. La partecipazione assidua di ciascuno di noi, allevatori, coltivatori, imprenditori ma, sopra ogni cosa, Soci, alle attività della Cooperativa, consente di ottenere valore aggiunto, torno a ribadirlo, i cui benefici ricadono poi sulle nostre aziende agricole: dobbiamo, per crescere ulteriormente, cercare la strada per ottenere la corretta valorizzazione di quanto produciamo.

I NUMERI

di Matteo Arici

Si riassumono alcuni spunti circa l’andamento dei vari comparti ed alcune considerazioni sugli eventi caratterizzanti l’esercizio chiuso:

ESSICCAZIONE E STOCCAGGIO CEREALI.

I Soci nel 2020 hanno conferito 243.389 q.li di cereale verde (MAIS), ai quali si aggiungono 52.933 quintali di prodotto conferito (ORZO) per la gran parte secco. La campagna 2020 ha visto una leggera ripresa nel conferimento di cereale verde (mais). La qualità del prodotto raccolto è stata mediamente buona, senza generare quindi particolari problematiche per il suo utilizzo negli allevamenti.

POLO ZOOTECNICO

Le vendite del polo zootecnico del 2020 registrano un totale di 29.213 quintali con un incremento del 6,1%, in particolare nel comparto del latte e delle materie prime del polo.

FARINA DI CEREALI

Il complesso dei cereali venduti o resi macinati ai Soci ha sommato circa 595.000 quintali di prodotto macinato, con un incremento del 4,3%; nella quasi totalità (circa il 94%) rappresentato dalla vendita di farina di mais, ed in particolare “vacche”, di cui siamo riconosciuti dal mercato come fornitori fidati.

PRODUZIONE MANGIMI

Il 2020 ha evidenziato un nuovo interessante incremento della produzione di mangimi rispetto all’anno che lo ha preceduto, e pari a circa 140.000 q.li in valore assoluto e +6,74% in percentuale, portandosi ben oltre il limite dei 2 milioni di quintali, attestandosi infatti a 2.221.292 quintali complessivi.

MATERIE PRIME

Nel corso del 2020 abbiamo rilevato un calo nella loro commercializzazione, soprattutto a causa dei prezzi elevati delle materie prime, in particolare mais e soia, nell’ultimo trimestre dell’anno.

ALCUNI COSTI

Esemplifichiamo alcune voci di particolare rilievo: -nei servizi di terzi si rileva un incremento di circa 230.000 euro, legati soprattutto ai trasporti, dovuto alle maggiori quantità vendute, oltre che alcuni aumenti legati ai costi variabili di produzione; -interessi passivi e gli oneri bancari complessivi evidenziano un aumento di circa 52.000 euro, per incremento dell’operatività con gli istituti di credito, per far fronte anche ai corposi investimenti intrapresi; -prosegue l’incidenza delle spese e gli oneri legati agli adempimenti burocratici e richiesti dalle normative vigenti. Nel 2020 abbiamo poi sostenuto costi per alcune migliaia di euro per l’emergenza pandemica: sanificazioni, pulizie straordinarie, acquisto di DPI, nuova segnaletica e alcune modifiche negli uffici.

SOCCIDE

Comazoo ha in essere 23 rapporti di soccida con la presenza di circa 30.000 posti suino con un giro annuale teorico di circa 55.000 animali. Il prezzo della carne suina, è stato per il secondo ed il quarto trimestre dello scorso anno ben al di sotto delle spese di produzione, rilevando alla fine dell’anno una perdita. A tale cifra, riteniamo debba essere decurtato il beneficio (utile) che genera per l’impianto suini, che è pari a 361.000 euro; non si può non sottolineare, inoltre, che il mangime consumato nelle soccide ha consentito di abbassare l’incidenza dei costi fissi, assorbendone un importo di circa 811.000 euro, che altrimenti sarebbero gravati sui quintali rimanenti, abbassando il risultato di gestione. RISTORNI MUTUALISTICI L’incremento del fatturato e la caratteristica gestione degli acquisti della Cooperativa, cercando sempre di contenere al massimo il ricarico, hanno generato un risultato di gestione che consente la retrocessione ai soci di una cifra pari a 66.972 euro complessivi. Per il ristorno disponibile, pari a 0,05 €/q.le il Consiglio di Amministrazione propone di convertire l’importo a favore dei soci in capitale sociale: in questo modo si consente alla Cooperativa di incrementare il proprio patrimonio, con riflessi futuri di minori necessità di finanziamenti di terzi. Per il singolo socio non cambia nulla. Inoltre si propone la liberalizzazione della quota di ristorno vincolato relativa all’anno 2017, pari a 0,40 euro/ quintale, per le aziende con tale posizione accantonata. L’utile finale residuo netto è Euro 219.724,04.

Assemblea Virtuale

Assemblea Virtuale

21 Maggio 2021 – alle ore 20:00

Per partecipare registrarsi entro il 18 maggio

Utilizzando il seguente link:

bit.ly/Iscrizione_Assemblea2021
oppure
www.cisintercoop.eu/news

Utilizzando il QR code

Note per l’esercizio di partecipazione in versione virtuale

Al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’emergenza sanitaria in corso, COMAZOO ha deciso di avvalersi alle normative vigenti prevedendo che l’intervento dei Soci in Assemblea avvenga esclusivamente tramite videoconferenza digitale tramite la piattaforma, ELIGO VOTING, senza partecipazione fisica da parte dei soci.

COMAZOO in questo modo, tutelando la massima sicurezza di tutti, garantisce ai Soci di esercitare il diritto di partecipazione e di voto tramite il metodo digitale.

Quindi l’assemblea dei Soci che si terrà il 21 maggio non prevede la presenza fisica degli stessi.
Per ulteriori informazioni o necessità di supporto per la partecipazione potete scrivere a info@cisintercoop.eu oppure contattare direttamente la cooperativa al 030/964961.