In fiera insieme

In fiera insieme

Per tutti gli acricoltori e Soci

Le cooperative vi portano gratuitamente alla fiera agricola di Cremona
Pulman + biglietto fiera + salta coda + ristoro di benvenuto + gadget Cis

Per informazioni e prenotazione:
Consorzio Intercooperativo Servizi
Tommaso Pucci 030/964961

 

Fiera Bovino da latte – Cremona

Fiera Bovino da latte – Cremona

DAL 23 AL 26 OTTOBRE 2019

Il gruppo cresce! I partecipanti alla Cittadella della Cooperazione si presentano pronti e uniti per proporvi un carnet di servizi integrati per l’agricoltura. Tutte le cooperative si sono riunite sotto un unico futuristico stand per accogliere con tutti i loro tecnici, i soci e i clienti interessati alla vera Agricoltura. Diversi convegni si terranno nella mattinata e nel pomeriggio nell’area workshop interna allo stand dove collaboratori e veterinari saranno ad aspettarvi numerosi e come sempre sapremo accogliervi con un goloso RISTORO DI BENVENUTO e GADGET.

Scarica il fil PDF

Droni al servizio dell’agricoltura

Droni al servizio dell’agricoltura

di Davide Primiceri

Ogni giorno sentiamo parlare, leggiamo, vediamo alla tv che l’agricoltura di precisione sta assumendo sempre più importanza a livello nazionale ed internazionale. Ma che cos’è precisamente? L’agricoltura di precisione non è altro che una modalità “nuova” di coltivare i campi avvalendosi di moderne strumentazioni, tra le quali troviamo i Sistemi a Pilotaggio Remoto, meglio noti come droni. L’agricoltura di precisione mira infatti all’esecuzione di interventi agronomici tenendo conto delle effettive esigenze colturali ma anche delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo; l’Unione Europea sta investendo molto in questo “modo di fare agricoltura” perché è strettamente connessa alla sostenibilità e all’impatto ambientale. È in quest’ottica che si affaccia l’utilizzo dei droni in agricoltura. Infatti, oggi, grazie a questa tecnologia, è possibile mappare terreni e aree coltivate, monitorare le diverse fasi fenologiche di una coltura, controllare la presenza di infestanti o le difficoltà colturali a livello di intero campo o addirittura per singola pianta. Questo permette di programmare interventi mirati e precisi risparmiando tempo, fattori produttivi e limitando l’impatto ambientale. Un drone è un velivolo caratterizzato dall’assenza del pilota a bordo. Il volo è controllato da un computer al suo interno che riceve input da un “navigatore” o pilota grazie ad un radiocomando apposito. Può avere diversi pesi ma generalmente quelli utilizzati in agricoltura passano da 500 grammi a 30 Kg e può essere dotato di alcuni strumenti specifici a seconda delle attività che deve svolgere. Normalmente monta una videocamera, ma può avere anche diversi tipi di camere in funzione della rilevazione che si vuole effettuare o strumenti specifici per il trasporto e il rilascio di oggetti.

Se ci si addentra nello specifico si scoprono le innumerevoli funzioni che i droni possono svolgere:
• Mappature e rilievi: il drone permette di scattare foto e registrare video per poter mappare aree agricole, è utile anche per poter realizzare rilievi pre-impianto soprattutto per vigneti e frutteti;
• Fotogrammetria e mappature 3D: è possibile utilizzare il drone per realizzare delle immagini georeferenziate o realizzare immagini 3D;
• Immagini multispettrali: con l’utilizzo di termocamere è possibile acquisire immagini multispettrali e particolari scansioni termiche particolarmente utili comprendere stati di difficoltà delle colture dovute a carenze o attacchi parassitari e per capire velocemente lo stato di crescita del campo;
• Mappatura della variabilità del terreno: insieme ad analisi di laboratorio si può avere una mappatura del terreno in grado di dare indicazioni precise su contenuto di argilla, tessitura, sostanza organica, umidità, porosità e salinità.
• Elaborazione di mappe di prescrizione: con l’utilizzo delle videocamere e termocamere è possibile elaborare mappe di prescrizione importanti per la programmazione di concimazione, semina, irrigazione etc.;
• Ispezioni: è possibile controllare in breve tempo e senza dover entrare, il campo per capire se ci sono eventuali problemi legati ad attacchi parassitari o per poter individuare e, potenzialmente, quantificare i danni dovuti a perturbazioni atmosferiche;
• Video e foto promozionali: è possibile realizzare facilmente riprese per video promozionali in ambito agricolo, ovvero riprese di agriturismi, aziende vitivinicole, cantine sociali, aziende agricole, macchinari agricoli durante le operazioni di campo, etc.;
• Lotta biologica e concimazione: campi ancora in fase di sperimentazione e ancora frenato dai regolamenti europei che permettono questa pratica solo ad alcuni operatori con particolari deroghe. È particolarmente interessante e richiesta la lotta biologica alla Piralide del mais (Ostrinia nubilalis);

I vantaggi che derivano dall’utilizzo del drone per queste operazioni sono soprattutto legati alla facilità di impiego e alla tempestività. Per l’operatore preparato al volo è facilissimo sorvolare aree agricole con l’obiettivo di raccogliere tutte le immagini ed informazioni necessarie; basti pensare che buona parte dei rilievi sopra elencati richiede al massimo un paio d’ore di volo. Bisogna ricordare che per poter compiere determinate operazioni con il drone è necessario essere in possesso di patentino e quindi seguire corsi che diano una formazione specifica. Attualmente, in campo agricolo, chi ha scelto di utilizzare i droni si è affidato ad aziende specializzate (e certificate) con piloti qualificati per compiere i vari rilievi richiesti.

Nonostante gli incentivi degli ultimi anni, l’utilizzo degli APR in ambito agricolo rimane marginale e sembra essere ancora in una fase di analisi. L’elaborazione della mole di dati raccolti e la mancanza di figure professionali adeguate che sappiano fornire risposte concrete agli agricoltori, rendono difficile l’espansione di questo settore. Ritengo che la diffusione dell’utilizzo dei droni in agricoltura sia strettamente legata alla tipologia di comunicazione che la accompagna. Le aziende che propongono questi servizi dovrebbero collaborare strettamente con dei tecnici che conoscono il territorio, le aziende e le esigenze dei coltivatori. Solo favorendo e semplificando il confronto gli agricoltori potranno capire quanta potenzialità c’è dietro all’agricoltura di precisione. Un altro aspetto che può rallentare l’utilizzo dei dati raccolti è sicuramente il parco macchine di un’azienda. È normale che un agricoltore non sia attirato da questa tipologia di servizi quando ha in cascina trattori con vent’anni di attività che difficilmente si adatterebbero a spandiconcime a rateo variabili, seminatrici con dose di semina variabile o tablet sui quali visualizzare i dati. Per questo motivo penso che attualmente l’agricoltura di precisione possa interessare coloro che lavorano per conto terzi o le grandi aziende con adeguate dotazioni meccaniche. Inoltre, i regolamenti nazionali, rallentano la crescita di questo settore ponendo vincoli che da un lato frenano l’utilizzo errato di APR, tutelano chi lavora nel rispetto delle regole, ma dall’altra dimostrano come le istituzioni non riescano a stare al passo di queste tecnologie.

Ricapitolando, ritengo che solo la maggiore comunicazione tra le parti, la semplificazione burocratica e l’aumento di figure professionali adatte all’elaborazione di dati possano favorire l’espansione dell’utilizzo dei droni in agricoltura. CIS e Comab hanno appena iniziato un progetto di studio di un anno per poter confrontare agricoltura tradizionale con agricoltura di precisione. Seguite i prossimi articoli per avere i primi risultati. Se qualche azienda agricola fosse interessata all’utilizzo dei droni per le proprie attività può chiamare direttamente il numero 3331766369. Vi aspettiamo alla Fiera di Cremona per assistere all’evento dedicato al mondo dei droni in agricoltura.

Qualità della carne bovina

Qualità della carne bovina

di Davide Pozzi

La qualità della carne si costruisce in tutte le fasi che costituiscono il processo produttivo, dall’allevamento fino alla distribuzione del prodotto per il consumo. Certamente l’allevamento rappresenta un momento particolarmente importante durante il quale ogni evento, a partire dalla gestione alimentare fino alla pre-macellazione, contribuisce nella definizione delle peculiarità del prodotto finale. Ai fini dell’ottenimento di una carne che soddisfi le aspettative del consumatore, anche le fasi successive all’allevamento risultano basilari. Esse permettono di mantenere, ma anche di compromettere o esaltare, quelle caratteristiche qualitative ottenute attraverso un’opportuna gestione degli animali. La qualità può essere apprezzata sotto diversi aspetti: nutrizionali, igienico sanitari, fisici, chimici e sensoriali. A quest’ultimi spetta una maggiore attenzione; infatti, se negli anni passati non sono mai stati grandemente presi in considerazione, oggi il consumatore desidera che la carne abbia determinate caratteristiche di tenerezza, colore, capacità di ritenzione idrica e la shelf-life (conservazione della qualità totale della carne dalla macellazione alla vendita).
Questo passaggio è stato influenzato dal fatto che alla struttura di macellazione, demandata dalla GDO (Grande Distribuzione Organizzata), interessavano animali con una maggiore resa alla macellazione, una maggiore resa allo spolpo e con una carne più magra possibile. Questi aspetti hanno portato a delle influenze estremamente negative sulla qualità della carne. Negli ultimi anni la GDO ha dovuto invertire la “rotta”, lo stato di ingrassamento 1 (molto scarso) non è più ricercato, mentre si predilige uno stato di ingrassamento 2 (scarso) o 3 (mediamente importante). Questo passaggio ha determinato una grande svolta dal punto di vista della qualità sensoriale. La prima variabile che influenza questi aspetti è il Ph. Valori ideali di Ph della carne, parlando di Ph finale che si è ben stabilizzato con l’esaurimento di tutti gli zuccheri e con la massima produzione di acido lattico, è di 5,5-5,8 a 24 ore post-mortem. I complessi proteolitici che trasformano il muscolo in carne sono Ph dipendenti quindi se non ho un adeguato abbassamento del Ph le catepsine e le calpaine non lavorano. Ridotte riserve di glicogeno (lo zucchero della massa muscolare) alla macellazione si traducono in un Ph alto e carne scura. A livelli elevati di Ph non avviene un’adeguata proteolisi; la struttura muscolare rimane compatta, la carne si ossigena meno e a sua volta la deossimioglobina non si trasforma in ossimioglobina, responsabile del colore rosso ciliegia tanto apprezzata dal consumatore. Inoltre, l’acqua rimane intrappolata a causa della forza attrattiva delle proteine non denaturate e solo dopo la cottura, quando le proteine vengono degradate per effetto del calore, l’acqua viene persa, dando origine ad una carne asciutta a insapore. Diversamente, temperature post-macellazione elevate si traducono in un rapido ed eccessivo declino del Ph con denaturazione della mioglobina e carni di colore pallido. Livelli di Ph inferiori a 6 riducono la capacità di ritenzione idrica.

Anche l’età alla macellazione gioca un ruolo determinante per quanto riguarda colore, tenerezza e gradimento del consumatore. Più è giovane l’animale più la fibra muscolare è sottile e la quantità di collagene è minore. Il collagene che si forma tra i 9 e i 12 mesi è caratterizzato da elevata solubilità. Dopo i 16 mesi, invece, il contenuto di collagene tende a valori pressoché costanti ma perde progressivamente di solubilità rendendo la carne meno tenera. Inoltre, più il soggetto è giovane, minore è il contenuto di mioglobina nel muscolo con una colorazione più chiara della carne. Ulteriore fattore è lo stato di ingrassamento. Esso da una succosità ottimale, un aroma ricco, un’elevata tenerezza e una maggiore tenuta al banco. Il grasso rallenta il raffreddamento post-macellazione in questo modo i fenomeni enzimatici lavorano nelle condizioni ottimali. I principali fattori che influenzano l’ingrassamento sono: il sesso, la genetica e il valore energetico della razione. Un aspetto di non minore importanza è il benessere animale. È ormai da tutti riconosciuto che un animale che riceve le cure adeguate ha una carne con caratteristiche migliori per la tenerezza, il sapore, il colore e la conservabilità rispetto ad animali che non vivono in condizioni di benessere. Infine il sistema di allevamento; produrre carne di eccellente qualità in allevamenti estensivi risulta difficile. L’animale muovendosi di più ha un maggior accumulo di mioglobina comportando un colore più scuro della carne. Inoltre un minor incremento ponderale giornaliero comporta un invecchiamento dell’animale. Per ultimo il colore del grasso è più giallo dovuto all’invecchiamento dell’animale e ai betacaroteni del pascolo. Da quanto esposto emerge chiaramente come il raggiungimento di un elevato standard qualitativo della carne bovina rappresenti un processo articolato, complesso e delicato dove, se non si considerano con attenzione le numerosissime variabili in grado di interferire sulle adeguate modalità produttive e di trasformazione del muscolo in carne, si determina un peggioramento della qualità del prodotto finale, che può perfino arrivare non solo a deludere ma anche ad “infastidire” il consumatore. Garantire “il top” delle condizioni di gestione e alimentazione degli animali in allevamento non è quindi l’unico aspetto indispensabile per creare le basi necessarie per la produzione di una carne con caratteristiche in grado di fronteggiare i numerosi e sempre più pressanti competitors. A tale proposito, specifica attenzione deve essere riposta alle fasi successive la macellazione al fine di garantire un ottimale declino della temperatura post mortem, una progressiva e corretta acidificazione delle carni e conseguentemente le condizioni ottimali per l’attività delle proteasi deputate alla trasformazione del muscolo in carne sia in termini di attività che di persistenza nel tempo. Quest’ultima considerazione “scopre” chiaramente l’importanza del periodo di frollatura. Se è, infatti, fondamentale garantire condizioni adeguate per l’attività delle proteasi muscolari, è ancor più basilare garantire alle stesse il tempo necessario per svolgere la propria azione.

L’alba di una nuova realtà biologica

L’alba di una nuova realtà biologica

di Stefano Giovenzana

L’azienda agricola “L’Alba” di Francesca Borrini è un’azienda che nasce come allevamento di bovini da latte del mantovano. Infatti, nel 2003 la famiglia Borrini decide di affrontare una sfida impegnativa: passare dall’allevamento bovino, realtà consolidata in terra mantovana, a quello caprino, fino ad allora diffuso quasi esclusivamente nelle aree montane e collinari della provincia. Nello stesso anno avviene l’acquisto del primo gruppo di caprette di razza Saanen che entrano poi in produzione l’anno successivo nella stalla di nuova costruzione situata a San Michele in Bosco frazione di Marcaria. La superficie disponibile è di 13 ettari destinati in parte a colture foraggere, prevalentemente erba medica, con impianti che durano in genere 4 anni intervallati da erbai di graminacee (loietto, frumento) e in parte occupati dai prati stabili, tipici delle aree che circondano il fiume Mincio. Oggi, arrivati a pieno regime, l’azienda conta circa 230 capi in lattazione e una sessantina di caprette da rimonta; un centinaio di capre vengono fatte partorire in stagione a primavera mentre il resto del gregge è destagionalizzato con parti tra settembre e ottobre per poter garantire continuità delle produzioni di latte in tutto l’arco dell’anno. La produzione media si attesta sui 900 litri di latte/capo/anno con buoni valori sia per il titolo di grasso sia delle proteine; aspetti che nel giro di pochi anni affermano l’allevamento tra le migliori realtà presenti in Italia. La gestione aziendale ha posto sempre la massima attenzione su 3 aspetti chiave: • L’alimentazione, impostando razioni sulla base della disponibilità foraggera aziendale e quindi in regime di autosufficienza; • La sanità, mantenendo l’indennità CAEV ed attuando scrupolosi piani vaccinali; • Il miglioramento genetico, attraverso il ricorso alla fecondazione artificiale e a piani di accoppiamento mirati, aderendo da subito al “contratto genetico caprino”- nell’ambito del piano SATA offerto dall’ARAL. La grande attenzione rivolta all’allevamento della rimonta consente all’azienda, non solo di soddisfare la rimonta interna, ma anche di commercializzare annualmente a livello nazionale un buon numero di giovani caprette e di riproduttori. Altro passo, importante e non semplice, che fin da subito la famiglia Borrini decide di intraprendere è la trasformazione del latte prodotto e la stagionatura e commercializzazione dei prodotti ottenuti. A questo scopo, adiacente alla stalla, viene allestito il caseificio aziendale con annesso il punto vendita (successivamente verrà anche acquistato un automarket per la vendita diretta in mercati e fiere). Nel corso degli anni anche in questo ramo dell’azienda vengono introdotte novità diversificando le produzioni che spaziano dai formaggi freschi a quelli stagionati (a coagulazione lattica e presamica), fino alle paste filate, al gelato e ai dessert. La vendita dei prodotti trasformati assorbe poco più della metà della produzione; il resto del latte viene venduto ad altri trasformatori. Una volta giunti a gestire una realtà consolidata ed affermata, nel corso del 2018, la famiglia Borrini decide di porsi un altro ambizioso obiettivo: convertire la produzione al metodo biologico. La scelta è dettata dalla forte espansione che sta facendo riscontrare il mercato dei prodotti biologici, sia per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti trasformati, sia per la vendita del latte, e dalla valutazione per cui la gestione convenzionale, già in atto, aveva per diversi aspetti affinità con il metodo biologico. Se fino a questo punto Comazoo aveva sempre fornito il mangime all’azienda, non avendo ancora una produzione propria certificata di mangimi biologici deve interrompere le forniture. Il passaggio al metodo biologico ed il cambio di razione non sono del tutto indolori: più che la lieve flessione della quantità di latte prodotto, a mettere in allerta sono i parametri di qualità delle produzioni, titoli di grasso e proteine e tenore di urea. Nel frattempo Comazoo avvia il proprio polo produttivo di mangime biologico certificato nell’impianto sito in provincia di Pavia, e i Borrini non esitano a contattare il servizio di consulenza tecnica della cooperativa per valutare le possibili proposte per risolvere questi problemi. Partendo da una valutazione delle disponibilità di foraggi aziendali viene abbinato un mangime della linea GREEN, adeguato a bilanciare gli apporti nutritivi per soddisfare i fabbisogni delle capre. Nel giro di poche settimane i parametri qualitativi del latte si assestano su valori ottimali garantendo anche nel medio lungo periodo buoni risultati a livello di fertilità, mantenimento dello stato corporeo e persistenza delle produzioni durante tutta la lattazione. La storia di questa azienda è caratterizzata da molti momenti in cui la famiglia Borrini si è posta davanti a delle scelte più o meno importanti. Solo concentrandosi su te stessi e, ovviamente, sui propri bisogni, lasciandosi guidare anche dall’intuito, con una buona dose di coraggio, forza e determinazione, hanno raggiunto risultati invidiabili nel loro settore.

Grana Padano Young Summer Meeting

Grana Padano Young Summer Meeting

di Tommaso Pucci

Grana Padano ha promosso un’iniziativa molto interessante mettendo al centro dell’attenzione i giovani, rendendoli protagonisti dell’evento “Grana Padano Young Summer Meeting”, svoltosi nella sua prima edizione il 22 agosto 2019, a Rimini. L’iniziativa è stata progettata ad hoc per le diverse realtà di giovani agricoltori presenti sul territorio, e per questo è stato coinvolto anche il “nostro” COOGA, al fine di formare le loro menti attraverso un convegno riguardante la tematica dell’economia solidale, seguito da un dibattito che ha dato voce ai giovani ed alle loro opinioni. Dopo l’arrivo di tutti i gruppi ed un frugale pranzo che ha permesso ai partecipanti di conoscersi o, per qualcuno, di ritrovarsi, la giornata ha preso forma nel tardo pomeriggio con il convegno “L’economia solidale conviene al paese”, in cui esponenti di diverse realtà hanno espresso la loro opinione riguardante l’economia solidale ed il modo in cui le loro realtà cercano rendere sempre più concreta questa nuova visione di economia. Nel confronto sono intervenuti Stefano Berni, Direttore generale del Consorzio di Tutela del Grana Padano, Vitaliy Novikov, Amministratore Delegato di Coca Cola-HBC Italia e Corrado Passera, Fondatore e Presidente Illimity Bank. Il primo sostiene che “fare del bene è bene ma anche convenienza”, in quanto ogni compagnia, ogni azienda ed Grana Padano ha promosso un’iniziativa molto interessante mettendo al centro dell’attenzione i giovani, rendendoli protagonisti dell’evento “Grana Padano Young Summer Meeting”, svoltosi nella sua prima edizione il 22 agosto 2019, a Rimini. L’iniziativa è stata progettata ad hoc per le diverse realtà di giovani agricoltori presenti sul territorio, e per questo è stato coinvolto anche il “nostro” COOGA, al fine di formare le loro menti attraverso un convegno riguardante la tematica dell’economia solidale, seguito da un dibattito che ha dato voce ai giovani ed alle loro opinioni. Dopo l’arrivo di tutti i gruppi ed un frugale pranzo che ha permesso ai partecipanti di conoscersi o, per qualcuno, di ritrovarsi, la giornata ha preso forma nel tardo pomeriggio con il convegno “L’economia solidale conviene al paese”, in cui esponenti di diverse realtà hanno espresso la loro opinione riguardante l’economia solidale ed il modo in cui le loro realtà cercano rendere sempre più concreta questa nuova visione di economia. Nel confronto sono intervenuti Stefano Berni, Direttore generale del Consorzio di Tutela del Grana Padano, Vitaliy Novikov, Amministratore Delegato di Coca Cola-HBC Italia e Corrado Passera, Fondatore e Presidente Illimity Bank. Il primo sostiene che “fare del bene è bene ma anche convenienza”, in quanto ogni compagnia, ogni azienda ed