Ossido di zinco

Ossido di zinco

di Stefano Montanari

Legislazione e futuro

Lo zinco (simbolo chimico Zn) è un oligoelemento indispensabile per animali, vegetali e microrganismi, della cui carenza si conoscono da tempo gli effetti (rallentamento della crescita, anoressia, ipercheratosi cutanea e paracheratosi dell’esofago). Secondo solo al ferro all’interno degli organismi animali presenta azione antiossidante, è inoltre necessario per il corretto funzionamento di molti ormoni (insulina, ormone della crescita) ed è l’unico metallo che appare in tutte le classi di catalizzatori biologici. L’assorbimento dello zinco avviene lungo tutto il tratto intestinale, principalmente a livello dell’intestino tenue (Figura. 2), per captazione da parte dell’orletto a spazzola dei villi tramite due processi differenti, la cui attivazione dipende dalla concentrazione dell’oligoelemento nel chimo intestinale: quando questa concentrazione è scarsa, lo zinco viene captato con un processo attivo grazie all’utilizzo di un carrier specifico, mentre a concentrazioni elevate attraversa direttamente la parete intestinale tramite un processo passivo. La quantità assorbita è influenzata da numerosi fattori: la concentrazione nella dieta, l’età dell’animale, la velocità di accrescimento, le fonti proteiche dell’alimento, ed è correlata alla componente minerale presente nella dieta: per esempio elevati livelli di calcio nell’alimento, specialmente in presenza di proteine di origine vegetale, riducono l’assorbimento di zinco nei suini e nei volatili. Infine l’escrezione avviene principalmente per via fecale e in misura molto limitata con le urine (1-2%) (Figura 2)

Figura 1 e 2 Da “Zinco Ossido, una interessante alternativa in suinicoltura.” di Quintavalla e Agostini su Large Animal Review-2007

Utilizzo dell’Ossido di Zinco Il momento dello svezzamento rappresenta un punto critico nella pratica allevatoriale suinicola: questa fase è ricca di fattori stressanti come l’allontanamento dalla madre, il cambio del regime alimentare causato dal passaggio da una dieta liquida ad una solida, i nuovi ambienti di stabulazione, gli interventi vaccinali, la creazione dei gruppi e le lotte per la definizione delle gerarchie; l’insieme di questi elementi comporta una forte ripercussione sul sistema immunitario ed è molto facile osservare la comparsa di un’enterite aspecifica, denominata PWD (Post Weaning Disease/Diarrea post-svezzamento). Malattia enzootica ad eziologia multifattoriale (di cui molte fonti di origini non infettive) fortemente associata con un’eccessiva crescita di ceppi patogeni di E. coli (F4, F18) che nonostante possa assumere un ruolo secondario rispetto ad altre patologie infettive, spesso ne rappresenta il punto di partenza, andando a creare alterazioni a livello del tratto digerente che si ripercuotono negativamente sull’accrescimento (Figura 3).

Tutti gli attuali orientamenti clinici vertono sempre più verso la riduzione degli interventi farmacologici di massa (mangimi medicati) con antimicrobici, agendo maggiormente sulle buone pratiche di biosicurezza, benessere ed allevamento. A partire dagli anni ’80, prendendo spunto da quello che avveniva in medicina umana specialmente in pediatria, anche per i suini si iniziò a far sempre più ricorso a formulazioni che utilizzavano come principi attivi oligoelementi a dosaggi elevati (definiti dosaggi “farmacologici”) da impiegare a scopo preventivo o terapeutico in corso di enteriti. Si assistette quindi ad un sempre maggior interesse nell’impiego dell’ossido di zinco ad elevate concentrazioni (3000 mg/kg) nell’alimentazione dei suinetti al fine di ridurre la gravità e la frequenza d’insorgenza delle enteriti post-svezzamento e di migliorarne di riflesso la velocità di accrescimento.

Nonostante l’utilizzo dell’ossido di zinco a concentrazioni farmacologiche sia ormai una pratica adottata da tempo, il meccanismo che determina i sui effetti positivi sulla diarrea suina non è ancora stato tuttavia pienamente compreso e ad oggi sono state formulate diverse teorie. Una possibilità è che l’ossido di zinco agisca sulle tossine di E. coli, sull’adesione del batterio all’intestino o sulla sua replicazione. L’inibizione selettiva dei processi di trasporto e della catena respiratoria di E coli da parte dello ione potrebbe contribuire a spiegarne l’effetto antibatterico. Un’altra possibile ipotesi è che l’aumento dei livelli ematici di zinco, ottenuto grazie all’apporto di ZnO con la dieta, riducano la traslocazione batterica dal piccolo intestino ai linfonodi mesenterici ileali, senza tuttavia presentare effetti sulla batteriemia, apportando un effetto benefico nella protezione nei confronti delle infezioni indotte dalle endotossine da E. coli. L’ossido di zinco inoltre, può proteggere le cellule intestinali dalle infezioni da Escherichia coli enterotossigeni per inibizione dell’adesione batterica, prevenendo l’aumento della permeabilità delle tight junctions e la modulazione dell’espressione genica delle citochine.

Impatto ambientale e selezione batterica
Come ormai è noto da tempo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale “il decreto del Direttore Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari che revoca, a partire dal 31 Dicembre 2021, le autorizzazioni dei medicinali veterinari contenti ossido di Zinco da somministrare per via orale a specie animali per produzione alimentare in tutte le confezioni e preparazioni autorizzate. I lotti prodotti prima di tale data devono essere smaltiti entro e non oltre il 25 Giugno 2022, dopodiché la prescrizione e l’impiego sotto qualsiasi forma, compresi mangimi medicati e prodotti intermedi, sono vietate”. Tale decisone è conseguente all’identificazione di un rischio ambientale grave dovuta alla capacità dello zinco di accumularsi nel terreno, nell’acqua e nel sedimento: lo spandimento continuo sul terreno di liquame proveniente da animali trattati, specialmente se per lunghi periodi di tempo e con possibile aggravante di impieghi illeciti e non autorizzati, nell’ambito di pratiche di suinicoltura intensiva può essere causa di significativi danni. Come primo effetto lo zinco influenza negativamente l’attività dei microrganismi e dei vermi di terra: in questo modo la scissione del materiale organico rallenta sensibilmente portando ad un impoverimento del suolo. Inoltre su terreni ricchi di zinco soltanto un limitato numero di piante può sopravvivere, a causa della loro incapacità di riuscire a smaltire le elevate dosi assorbite.

Dal suolo lo zinco può poi raggiungere le falde acquifere, in particolare se gli spandimenti vengono effettuati su terreni sabbiosi e molto drenanti. Una volta raggiunta la falda, gli effetti sono molteplici: oltre a contaminare la falda stessa è in grado di aumentare l’acidità dell’acqua, inoltre i pesci possono accumularlo all’interno dei loro tessuti, quando vivono in ambienti particolarmente contaminati, causando il fenomeno denominato biomagnificazione (meccanismo per cui i livelli di una sostanza chimica aumentano all’interno di una catena trofica in relazione alla predazione, così che il predatore ne contenga quantità superiore rispetto alla sua preda) (Figura 4).

L’impatto ambientale non è solo l’unico problema riscontrato: diversi studi hanno dimostrato che l’eccessivo uso di ZnO promuove la selezione di batteri resistenti, in particolar modo Stafilococchi (tra i quali S.Aureus e i suoi cloni meticillino-resistenti); questa resistenza è causata dalla presenza di un particolare gene (czrC) associato a determinati tipi di cassette geniche (cassetta cromosomica stafilococcica mec-SCCmec). È obbligatorio sottolineare che la SCCmec è la porzione genetica che ospita il gene responsabile della resistenza a tutti i beta-lattamici (dalla penicillina alle cefalosporine di 3° e 4° generazione). Pertanto la pressione selettiva esercitata dall’uso di medicinali veterinari contenenti ZnO può selezionare batteri resistenti a tutti i beta-lattamici e analogamente la pressione di selezione esercitata dall’uso di beta-lattamici può co-selezionare per la resistenza allo zinco, rendendo più ampia la diffusione degli agenti resistenti a queste molecole. A fronte di tutto questo, il CVMP (Comitato per i medicinali veterinari) ha stabilito che: “Il bilancio beneficio-rischio dei prodotti contenenti ossido di zinco da somministrare per via orale in animali produttori di alimenti è negativo, dal momento che i benefici di ZnO per prevenire la diarrea nei suini non sono superiori ai rischi per l’ambiente. Il CVMP ha riconosciuto anche che vi è un rischio di co-selezione di resistenza associata con l’uso di ossido di zinco”. In ogni caso la potenziale riduzione dell’uso di agenti antimicrobici nel settore zootecnico dovuta dall’utilizzo di ZnO non è da considerarsi un beneficio aggiuntivo.

Sviluppi futuri
E’ ovvio che la futura indisponibilità di medicinali veterinari contenenti ossido di zinco costituirà un drastico cambio di rotta: il periodo compreso tra il primo di Gennaio e il 25 Giugno 2022 aprirà le porte ad una fase di transizione necessaria per permettere agli allevatori di adottare opportuni cambiamenti nella gestione dei loro allevamenti al fine di evitare un incremento degli episodi di diarrea post-svezzamento, assicurare il benessere animale e prevenire l’aumento dell’uso di antibiotici. L’ideale sarebbe sfruttare al meglio questo lasso di tempo per poter impostare una nuova direzione basata principalmente su strategie di management aziendali e programmi nutrizionali appropriati affiancati ad un uso consapevole e razionale dell’antibiotico. Questi aspetti saranno approfonditi nel prossimo numero.

Il valore aggiunto del mangime

Il valore aggiunto del mangime

di Paolo Malizia e Sonia Rumi

I mangimi non sono solo un po’ di materie prime miscelate; con il loro acquisto si ottengono servizi importanti come uno scrupoloso controllo della qualità. L’attività mangimistica si basa sull’utilizzo di co-prodotti dell’industria alimentare; per questo il concetto di “economia circolare” è intrinseca all’industria mangimistica, portatrice del dovere morale di produrre in maniera sostenibile, sia in termini economici, che ambientali e sociali.

Con il termine “mangime” si intende, in senso lato, qualunque alimento o composto utilizzato per nutrire gli animali. Questa definizione comprende un insieme molto vasto di alimenti, che vanno dalle semplici materie prime somministrate in modo diretto (come ad esempio i foraggi), ai mangimi composti, formulati per soddisfare i fabbisogni nutrizionali degli animali, importanti per garantire un equilibrato e corretto apporto nutrizionale durante le diverse fasi di allevamento dell’animale: svezzamento, accrescimento, lattazione, etc… Nello specifico, si possono distinguere varie tipologie di mangimi, in base alle diverse funzioni nutrizionali che essi svolgono o alle diverse caratteristiche.

  • MANGIMI SEMPLICI (MATERIE PRIME). In questa categoria rientrano le materie prime di origine vegetale, animale o minerale che si possono somministrare direttamente come mangime (mangime semplice) o usare come ingredienti dei mangimi composti.
  • MANGIMI COMPOSTI. Sono miscele costituite da almeno due materie prime che possono contenere o meno additivi. Si suddividono in:
    1. MANGIMI COMPLEMENTARI. Sono mangimi composti con contenuto elevato di alcune sostanze ma che non soddisfano da soli le esigenze nutrizionali degli animali. Vengono normalmente associati ad altri mangimi, ad esempio i foraggi, sotto la guida di un nutrizionista. In questa categoria rientrano, ed esempio, i mangimi minerali.
    2. MANGIMI COMPLETI. I mangimi completi sono formulati da un nutrizionista in modo tale da essere bilanciati e soddisfare il fabbisogno degli animali sulla base della specie e fase di allevamento. Conoscendo i fabbisogni nutrizionali è possibile preparare un mangime completo per qualsiasi specie.
    3. MANGIMI MEDICATI. Si tratta di mangimi complementari o completi a cui viene addizionato un farmaco su prescrizione del medico veterinario per la terapia delle patologie che possono insorgere nelle varie fasi di allevamento.

La produzione di mangimi è parte integrante e importante della filiera agro-alimentare per la produzione di alimenti destinati al consumo umano e come tale deve sottostare, come tutti, alla normativa vigente in materia di sicurezza alimentare e tutela della salute umana. Le motivazioni per utilizzare un mangime sono fondamentalmente riconducibili a una miglior garanzia di tutela della sicurezza alimentare e agli evidenti miglioramenti degli aspetti nutrizionali in campo zootecnico.

Punto focale del mangimificio è il laboratorio di analisi interno in cui vengono effettuate tutte le analisi previste dal piano di autocontrollo validato dall’ATS di competenza, sia sulle materie prime in ingresso che sui prodotti finiti. Le analisi sono le più diverse e comprendono verifiche sia delle caratteristiche organolettiche, sia dell’eventuale presenza di contaminanti o di sostanze indesiderate, che possono rappresentare potenziali fattori di pericolo per la salute animale, ma soprattutto per la salute pubblica (es. salmonella, diossine, micotossine, etc.). In particolare, la verifica di sostanze indesiderate viene applicata nella produzione di mangimi medicati in un’ottica di riduzione dell’antibiotico resistenza. Queste analisi si inseriscono in un piano di controllo della qualità dei prodotti che comprende una verifica continua del processo produttivo; l’alto grado di specializzazione e l’elevata frequenza di verifica sono raggiungibili solo in un impianto deputato alla produzione di mangimi.

La tracciabilità di ogni fase del processo produttivo dal ricevimento della materia prima singola al prodotto finito garantisce la sicurezza alimentare e consente in caso di allerte di Fonte: Report Ambientale 2020. Assalzoo. tipo sanitario di intervenire tempestivamente a tutela del consumatore finale. L’etichettatura (cartellino) del mangime complementare o completo tutela l’acquirente ed è garanzia delle caratteristiche intrinseche dello stesso da parte del produttore.

L’utilizzo dei mangimi, oltre che a tutela della salute animale e dell’uomo, ha delle motivazioni di carattere zootecnico e nutrizionale. Garantire il giusto apporto di macronutrienti quali carboidrati, proteine e lipidi e micronutrienti, come vitamine e oligoelementi, è determinante per migliorare le performance produttive e l’efficienza alimentare, con evidenti vantaggi di tipo economico. Fornire una alimentazione bilanciata tutela benessere e salute dei nostri animali di allevamento.

Gli strumenti con cui si raggiungono questi evidenti vantaggi sono diversi. In primis, una formulazione attenta da parte di un esperto nutrizionista garantisce la soddisfazione dei fabbisogni di ogni singola fase produttiva. In secondo luogo il trattamento della miscela di materie prime può raggiungere livelli di complessità elevati e può variare molto in base alle caratteristiche da dare al prodotto finito. Il processo produttivo, in maniera semplicistica, può essere suddiviso in diverse fasi:

Macinazione.
La prima attività è la macinazione, un trattamento fisico mediante il quale la granulometria delle materie prime viene ridotta ed adeguata alle dimensioni utili alla successiva preparazione dei mangimi. Le diverse granulometrie ottenute in un impianto industriale sono in funzione della specie allevata e delle singole fasi di allevamento.

Dosaggio.
Dopo la macinazione avviene il dosaggio delle materie prime e degli additivi. La miscelazione attenta in un impianto di tipo industriale di macro materie prime e additivi (sostanze, microrganismi o preparati, diversi dai mangimi e dalle premiscele che sono intenzionalmente aggiunti agli alimenti per animali o all’acqua al fine di svolgere particolari funzioni nutrizionali), consente all’allevatore di operare in maniera efficiente e precisa (precision feeding).

Trattamenti termici.
Questi trattamenti, che vanno dalla sanificazione dei mangimi fino alla cottura, possono avere diversi scopi: ad esempio di modificare alcune caratteristiche organolettiche delle materie prime, aumentare la capacità di assorbire i principi nutrizionali, eliminare eventuali fattori anti-nutrizionali. La pellettatura è un trattamento meccanico con una componente termicaimportante che consente di creare un prodotto omogeneo che non possa essere selezionato dall’animale e nello stesso tempo sanificare il prodotto (70°C). La fioccatura è un processo di lavorazione che consiste nel passaggio di un seme tra due rulli in condizioni caldo umide, per ottenere la riduzione delle dimensioni e cottura dell’amido. Viene generalmente applicato direttamente sulle materie prime (semi di cereali o di leguminose). L’espansione è’ un procedimento simile all’estrusione con la differenza che può utilizzare una minore quantità di acqua e vapore con un sensibile aumento della digeribilità in particolare dell’amido.

Distribuzione.
La consegna dei mangimi avviene con automezzi generalmente ad uso esclusivo del sito produttivo, evitando possibili contaminazioni da un uso promiscuo. Tale aspetto diventa determinante nel caso di filiere particolari quali no-OGM e Biologico, o ancor più importante, per la tutela della sicurezza alimentare, nella distribuzione di mangimi medicati.

Un ultimo, ma non meno importante aspetto della produzione di mangimi è l’utilizzo di co-prodotti dell’industria alimentare, ampiamente disponibili nel nostro paese per la presenza di un’importante attività molitoria per la produzione di farine di cereali ad uso umano. L’utilizzo di farinaccio, crusca, tritello e altri co-prodotti, che derivano da altri processi industriali quali industria saccarifera, panelli oleosi, etc. entra in un concetto di economia circolare oggi sempre più presente. Produrre in maniera sostenibile è oggi un dovere morale di tutti.

E opportuno porre l’attenzione che nel caso delle filiere DOP, la discrezionalità del mangimista nello sviluppo di una “dieta” che oltre a soddisfare i fabbisogni nutrizionali ponga la giusta attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale e fortemente limitata dalle regole di alimentazione previste dai disciplinari di produzione, che prevedono esplicitamente le materie prime che possono essere utilizzate. Fonte: Report Ambientale 2020. Assalzoo.

Gli standard di produzione sempre più elevati delle nostre aziende agricole e l’assoluta necessità di garanzia della sicurezza alimentare richiedono una precisione e una tecnologia che solo un mangimificio industriale è in grado di dare. Il valore aggiunto di un mangime rispetto alla semplice miscelazione in azienda agricola di alcune materie prime è costituito dal controllo approfondito di queste ultime; si tratta di uno dei servizi più importanti in assoluto e lo sarà sempre di più.

La formulazione dei mangimi si basa sull’utilizzo di prodotti primari coltivati a scopo mangimistico e di sottoprodotti derivanti prevalentemente dalle filiere agroalimentari in modo da permetterne al massimo la valorizzazione. Fonte: Report Ambientale 2020. Assalzoo.

Il legame materno nei suini

Il legame materno nei suini

di Sujen Santini

PARTE 1: IL NIDO

L’acquisizione della consapevolezza, anche normativa, che gli animali sono esseri senzienti ha guidato a progressive revisioni della definizione di benessere ponendo sempre più l’accento sulle loro esigenze etologiche (e quindi sulla possibilità di manifestare un adeguato comportamento di specie) ed emotive: in altre parole non è più sufficiente evitare dolori e stress inutili ma consentire anche loro di provare esperienze positive. Con questi presupposti il benessere degli animali è divenuto parte integrante della strategia “Farm to Fork” che l’Unione Europea ha firmato nel 2020 all’interno del Green Deal. A questo fatto si aggiunge una iniziativa, promossa da CIWF (Compassion In World Farming), che, con la raccolta di 1.500.000 firme dei cittadini europei, chiede di porre fine all’utilizzo delle gabbie. Questa mozione, nota come “End of the Cage Age” è stata presentata in Parlamento Europeo il quale ha dato mandato all’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) per produrre nuove opinion scientifiche aggiornate sul benessere degli animali in allevamento di tutte le specie che potranno condurre in futuro a nuove e importanti azioni nella regolamentazione dell’uso delle gabbie. Il 30 giugno 2021 la Commissione europea ha infatti annunciato l’intenzione di presentare una proposta legislativa, entro il 2023, per l’eliminazione graduale e il divieto finale dell’utilizzo delle gabbie per tutte le specie e le categorie di animali entro il 2027. Ci sembra quindi appropriato dedicare più rubriche dell’Atlante Etologico al comportamento della scrofa e dei suinetti nel periparto e allattamento, approfondendo prima le caratteristiche etologiche, quindi i requisiti da considerare per progettare ambienti idonei a consentire il manifestarsi di tali comportamenti e infine una rassegna delle principali soluzioni ad oggi proposte, e sperimentate, di box parto e allattamento libero o con parziale confinamento.

INTRODUZIONE

L’intensa selezione per il miglioramento produttivo degli animali allevati ha portato a cambiamenti fisiologici importanti, quali ad esempio la dimensione della cucciolata e il tasso di crescita; tuttavia risultano conservati alcuni modelli comportamentali innati sebbene la maggior parte delle pratiche intensive ne precluda il naturale svolgimento e sembra renderne superflua la funzione originale. La motivazione è che mantengono una funzione biologica per l’animale: ad esempio, il comportamento di costruzione del nido e il legame materno sono intimamente connessi alle dinamiche neuro-endocrine della scrofa, influenzando di conseguenza gli assetti ormonali che regolano il parto e la lattazione. Il mancato riconoscimento dell’importanza dei bisogni comportamentali può pertanto essere effettivamente controproducente anche in termini di efficienza produttiva.

FASE DI COSTRUZIONE DEL NIDO: RICERCA DEL SITO DEL NIDO, ISOLAMENTO E COSTRUZIONE

Comportamento e fisiologia della scrofa
Allo stato brado, circa 2-3 giorni prima del parto, la scrofa si isola dalla mandria e si allontana anche parecchi chilometri (da 2,5 a 6,5 km) in cerca di un sito di nidificazione adatto, ovvero isolato e libero solo su due/tre lati: in questo modo si sentono protette pur mantenendo la vigilanza verso possibili predatori. L’area di nidificazione comprende anche la presenza di una zona alimentazione e una di defecazione, che devono essere tra loro distanti e distinte per ragioni territoriali e sanitarie. Una volta scelta l’area, crea una depressione concava centrale sradicando la vegetazione e scavando il terreno, procede poi a raccogliere materiale idoneo che distribuisce in tutto il nido e che manterrà temperature idonee all’interno del nido anche in presenza di basse temperature ambientali. L’inizio della costruzione del nido è innescato da un aumento dei livelli di prolattina, conseguente alla diminuzione del progesterone e all’aumento delle concentrazioni di prostaglandine. Il feedback positivo derivante dal completamento del nido induce un aumento dei livelli di ossitocina: evento determinante che governerà le spontanee contrazioni uterine e quindi il successo del parto. L’aumento dell’attività dovuto alla costruzione del nido ha un effetto benefico nel ridurre lo stress e l’irrequietezza; generalmente infatti, tale comportamento diminuisce circa 4 ore prima del parto quando la scrofa entra nella “fase tranquilla” del preparto.

Importanza funzionale della fase di nidificazione Il processo di nidificazione è cruciale per l’instaurarsi del comportamento materno: scrofe che hanno dedicato più tempo per la preparazione del nido è più probabile che agiscano con attenzione verso i suinetti durante e dopo il parto. Nelle scrofe domestiche tenute in gabbie è possibile osservare questi comportamenti (scavare e sradicare) orientati verso pavimenti, sbarre e mangiatoie. La mancanza di spazio e materiale manipolabile preclude il feedback neuroendocrino della costruzione del nido ed è infatti correlata a livelli più bassi di ossitocina e a un aumento dell’attività ipotalamo- ipofisi-surrene (HPA), indicativa di stress fisiologico. Inoltre, senza la percezione del completamento della nidificazione, alcune scrofe possono continuare ad essere motivate a costruire il nido anche durante il parto, aumentando il rischio di schiacciamento. Quindi, nonostante l’assenza di prole in questa fase, la costruzione del nido è una fase critica per la sopravvivenza dei suinetti e di conseguenza rimane un comportamento evolutivo importante.

PARTO, ESORDIO LATTAZIONE E OCCUPAZIONE DEL NIDO

Comportamento e fisiologia della scrofa
Durante il parto l’aumento delle concentrazioni plasmatiche di ossitocina promuove le contrazioni dell’utero, per l’espulsione dei suinetti, e la secrezione di colostro dai capezzoli. La durata del parto è variabile, con un range di circa 26-245 min. Una breve durata del processo di parto è importante per la sopravvivenza dei suinetti poichè un ritardo può provocare anossia e natimortalità. Il feedback dalla mammella, stimolato dal massaggio dei suinetti, aumenta la concentrazione di ossitocina e la conseguente eiezione del latte. La disponibilità di colostro diminuisce esponenzialmente durante le prime 24 h di secrezione, prima di passare al latte entro 30 ore dal parto. Per i primi 2 giorni dopo il parto la scrofa trascorre la maggior parte del tempo nel nido, tranne brevi uscite per il foraggiamento. Durante questa fase di occupazione del nido, emette un tipico grugnito di richiamo dei suinetti alla mammella a intervalli di 30- 70 minuti, l’aumento della frequenza del grugnito fa sì che i suinetti passino dalla fase di pre-massaggio a quella di suzione, come vedremo in seguito. Poi le scrofe inizieranno a lasciare progressivamente il nido, evento che accade a circa 10 giorni dal parto.

Comportamento e fisiologia dei suinetti
Quando i suinetti nascono devono affrontare un numero significativo di sfide per la loro sopravvivenza. Come prima cosa devono arrivare alla mammella, mostrare vigore nell’acquisizione e nel mantenimento di un capezzolo funzionale e quindi ingerire il colostro vitale per l’equilibrio energetico, preservare l’omeotermia e promuovere la funzione immunitaria. Ciò richiede una sincronizzazione efficace tra comportamenti della scrofa e dei suoi suinetti. Quasi subito dopo la nascita il maialino è guidato alla mammella grazie ad una combinazione di stimoli tattili e olfattivi: le proprietà termiche e tattili della mammella sono uniche nell’ambiente extrauterino e quindi altamente attraente per i suinetti appena nati. Il flusso di colostro è continuo durante il parto e per circa 12 h dopo la nascita, poi inizia l’eiezione ciclica (circa ogni 30 min). A causa della natura epiteliocoriale della placenta i suinetti nascono senza protezione immunitaria che deve essere acquisita attraverso l’ingestione di colostro. La capacità di assorbimento degli anticorpi materni diminuisce già a 24 ore e di solito si completa entro 48 ore dal parto, un fenomeno generalmente indicato come chiusura intestinale che fornisce una barriera meccanica alla penetrazione di agenti patogeni. È interessante notare che, come detto, la scrofa inizia ad uscire dal nido solo dopo le prime 48 ore, ovvero al termine dell’acquisizione dell’immunità passiva da parte dei suinetti. Le più frequenti cause di mortalità neonatale sono l’ipotermia e l’ipoglicemia che portano a letargia e quindi rischio di schiacciamento. L’ingestione di colostro è necessaria per preservare l’omeotermia. I suinetti passando dall’ambiente intrauterino alla temperatura ambientale, sono infatti suscettibili all’ipotermia poiché nascono con pochissimo tessuto adiposo isolante e nessun grasso bruno e le riserve di glicogeno presenti nei muscoli sono basse e si esauriscono rapidamente. Inoltre il suino domestico ha perso gran parte della protezione fisica delle setole che hanno i suoi antenati selvatici. Il “comfort termico” è molto diverso per la scrofa e per i suoi suinetti. Per una scrofa infatti la temperatura ideale è tra 12°C e 22°C, oltre è suscettibile a stress da calore che compromette l’ingestione alimentare e la produzione lattea. Per un suinetto 34°C rappresenta invece la soglia di temperatura critica più bassa. Un nido adeguato è quindi fondamentale per raggiungere il compromesso del confort termico per scrofa e suinetti.

Il comportamento allattante della scrofa assicura una distribuzione equa del latte ai suoi suinetti, così come il comportamento dei maialini è un modo per comunicare le proprie esigenze nutrizionali individuali. Questa comunicazione è mediata attraverso la stimolazione tattile del rilascio ormonale: durante l’allattamento, gli stimoli dei suinetti influenzano il rilascio di numerosi ormoni che non solo regolano la produzione e l’eiezione del latte ma anche il metabolismo della scrofa. A differenza delle vacche, le scrofe non hanno una cisterna del capezzolo, motivo per cui un maialino non può ottenere il latte senza che ci sia un aumento della pressione intramammaria mediato dal rilascio di ossitocina. L’allattamento è suddiviso in 5 diverse fasi:
1. lotta per la posizione alla mammella (che poi rimarrà stabile)
2. pre-massaggio
3. suzione lenta
4. suzione rapida (eiezione del latte)
5. massaggio finale

Il pre-massaggio dura 1-2 minuti e il latte è disponibile solo per circa 15-20 sec, mentre la durata del massaggio finale può essere di alcuni minuti e varia con il progredire dell’allattamento. Poiché ogni suinetto alla nascita sceglierà un capezzolo funzionale che manterrà per tutta la lattazione, la funzione del massaggio finale è quella di regolare la quantità di latte prodotta dallo specifico segmento di mammella che ricevere la stimolazione, aumentando il flusso di sangue ricco di prolattina. In questo modo ogni maialino “prenota” la quantità del pasto successivo. La diminuzione del tempo di massaggio finale inizia infatti a partire dalla 3^ settimana, periodo nel quale avviene anche una fisiologica riduzione della produzione di latte.

Importanza funzionale dei comportamenti durante il parto e fase di occupazione del nido
Le scrofe selvatiche e domestiche in habitat seminaturali partoriscono in isolamento e stanno lontane dal resto della mandria durante la prima settimana dopo il parto. Questa separazione dal gruppo familiare potrebbe essersi evoluto per dare alla madre abbastanza tempo per imparare l’identità della propria nidiata attraverso i canali olfattivi e acustici. Anche per il maialino appena nato il riconoscimento materno è un compito importante poiché sono individui sociali, che vivono naturalmente in gruppi in cui le scrofe, spesso tra loro imparentate, danno alla luce in modo sincrono più giovani. La comunicazione materna rafforza il riconoscimento e l’attenzione alla prole, ed è fondamentale per tenere i suinetti nelle immediate vicinanze e per proteggerli dai pericoli. Quando la scrofa e la sua cucciolata rientrano nel gruppo familiare composto da diverse scrofe in lattazione a circa 7-10 giorni dopo il parto, diventa importante per lei essere in grado di riconoscere la sua prole, per contrastare i frequenti tentativi di allosuzione, ma soprattutto per rispondere tempestivamente ai richiami qualora un proprio maialino dovesse allontanarsi o essere in difficoltà. Il contatto naso-naso scrofa-suinetto è la prima forma di riconoscimento materno ed è un comportamento che si verifica comunemente quando sono in grado di interagire liberamente. La frequenza del contatto naso-naso aumenta durante i primi cinque giorni di vita per poi diminuire progressivamente, ovvero quando in natura i suinetti inizierebbero a seguire la loro madre fuori dal nido. Anche i segnali uditivi regolano le relazioni sociali e nutrizionali tra madre e figlio: i suinetti mostrano un ricco repertorio vocale già durante i primi giorni dopo la nascita e distinguono i vocalizzi materni già a 36 ore di vita.

In una situazione indoor convenzionale, dove madre e figlio rimangono isolati insieme fino allo svezzamento, la comunicazione e il riconoscimento materno rimangono comunque funzionali poiché sono un indicatore della disponibilità a prendersi cura della prole e della capacità di investire nella propria cucciolata: è stata infatti evidenziata una associazione positiva tra la frequenza dei contatti naso-naso e l’assunzione di latte e il rischio di schiacciamento. La transizione dalla posizione in piedi a quella sdraiata è la più comune causa di schiacciamento dei suinetti e pertanto l’attenzione e il controllo esercitati da una scrofa quando cambia posizione sono fattori chiave per la sopravvivenza dei suinetti in qualsiasi sistema. Scrofe che comunicano di più con i suinetti, sono più consapevoli della loro presenza e possono proteggerli in misura maggiore mentre si muovono e riposano e reagiscono più prontamente ai loro lamenti. L’incapacità e la frustrazione delle scrofe di interagire correttamente con i suinetti potrebbe anche essere, in parte, un motivo di cannibalismo.

Nel prossimo numero: “Partenza dal nido e integrazione sociale” e “Sviluppo nutrizionale e svezzamento”.

La differenza è nelle persona

La differenza è nelle persona

di Sonia Rumi

L’innovazione della Cascina Beccaria

Cascina Beccaria, di proprietà della famiglia Busi, si trova a Borgo San Siro, un piccolo comune in provincia di Pavia. In un territorio in cui domina la coltura del riso, spicca un allevamento di 400 vacche da latte di razza Frisona con una produzione di circa 150 quintali di latte al giorno. Incontriamo Adriana, primogenita della famiglia Busi, fiera e combattiva allevatrice, che insieme alla sorella Claudia e al cugino Riccardo, dal 2019, conduce l’azienda di famiglia.

Uno studio realizzato sulle prime 15 grandi imprese americane, che sono riuscite a rimanere “prime” per più di 15 anni, ha concluso che il principale fattore di successo è il manager. Queste persone erano accomunate da una grandissima umiltà e una forte determinazione; sapevano dove portare l’azienda e con chi. Il presupposto era lavorare bene con le persone, perché erano convinti che era la gente che portava avanti l’azienda, non loro. Un esempio tangibile di quanto l’imprenditore possa fare la differenza è Adriana Busi che insieme alla sorella Claudia, che si occupa tra le altre cose della contabilità, e al cugino Riccardo, che si occupa della campagna, dal 2019, ha preso le redini dell’azienda di famiglia.

Come puoi descrivere il rapporto con i tuoi collaboratori? Il bacino di utenza della manodopera in agricoltura è fatto di persone alla ricerca di una prospettiva di vita migliore. Si tratta di personale senza una formazione specifica che si scontra con le esigenze di una azienda di alto livello. I dipendenti, come da contratto nazionale, dovrebbero saper fare tutto, ma alla fine vengono impiegati in mansioni altamente specializzate. Per questo motivo ho cominciato ad organizzare numerosi corsi, con l’obiettivo di prepararli e renderli responsabili del loro operato. Per esempio il lavoro del mungitore non è di per se un lavoro pesante, ma tutti i giorni bisogna fare sempre le stesse operazioni; quindi, in un certo senso, mi trovo a fare da motivatrice. Periodicamente faccio vedere dati e risultati ottenuti, perché la necessità è che tutti lavorino con lo stesso obiettivo; come in una squadra di calcio è il gruppo che deve funzionare. Più precisamente, nel nostro allevamento, dal 2007, si eseguono 3 mungiture al giorno. Grazie alla lungimiranza dei miei genitori abbiamo istallato una sala di mungitura parallela 20+20 che ci permette di mungere 160 vacche l’ora. Avevamo però un problema di conta somatica cellulare elevata. Solo di recente siamo riusciti ad introdurre nella routine di mungitura l’esecuzione del Pre – e Post – Dipping, spiegando ai nostri operai quali erano le criticità, dandoci un obiettivo. Dopo poco tempo gli ho mostrato che anche con Pre – e Post – Dipping, che presuppongono delle operazioni in più nella routine di mungitura, alla fine si munge in meno tempo, con dei risultati migliori. Mi sono preoccupata di mostrargli i risultati, in una sorta di restituzione di moralità.

Nell’immagine, in blu il flusso di latte e in rosso il tempo di mungitura. Appare evidente come prima di introdurre Pre – e Post – Dipping le vacche fossero scarsamente stimolate nella messa a latte determinando un flusso di latte scarso e tempi di mungitura dilatati. Solo dopo l’introduzione di una nuova routine di mungitura sono stati eliminati casi di sovramungitura causa di rotture degli sfinteri, rialzo di cellule ed episodi di mastite. (elaborazione HerdMetrix)

So che tra i tuoi collaboratori c’è un laureando in Agraria; come hai deciso di rivolgerti a lui?
La tendenza delle stalle moderne è di lavorare con gente che ha studiato. Abbiamo cominciato a collaborare con l’Università di Piacenza attraverso il sistema scuola lavoro. Sebastiano Fassina, che è un ragazzo del paese, ha coniugato le nozioni universitarie con la pratica offerta dall’azienda. È stata un’esperienza positiva, tant’è che abbiamo deciso di assumerlo dandogli la possibilità di continuare a studiare perchè riteniamo che rappresenterà una ricchezza. L’azienda ha bisogno di dipendenti che sappiano aggiornarsi; la conoscenza non si deve fermare solo nelle mani del manager.

Cosa ne pensi dell’importanza che viene data ultimamente al concetto di Benessere?
In passato le latterie erano la nostra pubblicità, il nostro sigillo di garanzia, a prescindere da quello che si facesse in azienda. Oggi l’azienda è la pubblicità di se stessa, garantendo la genuinità del prodotto commercializzato dalla latteria. In materia di benessere, vorrei fare una riflessione sottolineando che l’uomo stesso fa parte del regno animale. Siamo animali come le nostre vacche e con loro condividiamo il linguaggio del corpo; il che vuole dire che se ti devo far girare da una parte non te lo dico, ma te lo faccio vedere col corpo. Si tratta di un linguaggio che ci permette di capire anche se uno sta bene o meno. L’animale ti insegna che se gli fa male la gamba, zoppica, se gli fa male lo stomaco, smette di magiare. Creando benessere ho meno lavoro da fare. In passato, lavoravamo sulle urgenze e avevo bisogno di ore straordinarie per compiere tutto il lavoro. Inoltre, oggi, i guadagni del latte non sono più quelli di una volta, quindi ho delle risorse più limitate che devo far fruttare al meglio per svolgere il lavoro necessario.

Benessere animale: che interventi hai fatto nella tua azienda?
In termini pratici, io dico che siamo i “maggiordomi” delle nostre vacche. Nel 2019 abbiamo protocollato tutte le operazioni aziendali (sala di mungitura, vitelli, pulizie, etc). Recentemente abbiamo implementato il sistema di raffrescamento e di abbeverata (fondamentali per sostenere le produzioni nel periodo estivo), il pavimento della sala di mungitura (dove avevo diversi incidenti per scivolamento), creato dei box parto singoli (dato che noi lasciamo il vitello con la propria madre per 24 ore, ci permettono di assistere la vacca al parto, nel caso fosse necessario, controllare la colostratura del vitello e monitorare attentamente lo stato di salute di vacca e vitello), realizzato dei box per l’asciutta lenta (dato che ci troviamo ad asciugare vacche con ancora più di 30 litri di latte in mammella), rifatto la vitellaia (differenziando maschi e femmine) ed edificato la stalla nuova delle manze su cuccetta (fino ai 18 mesi sono a stabulazione libera). Abbiamo protocollato anche la gestione della salute del piede, facendo venire un podologo esperto ogni 2 settimane (così non c’è più la gestione dell’urgenza che avviene di rado). Il protocollo di gestione della vitellaia prevede che ogni vitello che nasce venga messo in gabbietta per 30 giorni e gli venga fornita e compilata una tabella di monitoraggio salute segnando se il vitello beve o meno il latte, quanto ne beve e se manifesta patologie (diarrea o sintomi respiratori); in questo modo, ogni operatore conosce le condizioni del vitello che ha di fronte. Durante la prima settimana vengono alimentati per 3 volte al giorno (nei primi 3 giorni viene fornito colostro e poi latte materno), successivamente ricevono 2 pasti al giorno. Il programma di gestione prevede una pesatura alla nascita, a 30 giorni (quando escono dalla gabbietta) a 2-3-6 e 13 mesi. Questo tipo di gestione permette di affrontare più razionalmente qualsiasi tipo di problematica dovesse insorgere. Abbiamo installato un numero di gabbiette tale da permetterci di fare il “tutto pieno, tutto vuoto”. Anche se può sembrare una cosa scontata ho dovuto insistere affinchè i ciucci venissero puliti dopo ogni pasto. Il fatto di avere le vacche in lattazione suddivise in più gruppi per età e stadio di lattazione mi ha dato la possibilità di eseguire una alimentazione di precisione; in questo modo si soddisfano meglio i fabbisogni e la spesa alimentare è più oculata. Per quanto riguarda l’alimentazione ci siamo impegnati per una riconnessione tra il settore zootecnico e agronomico della nostra stalla, organizzando delle rotazioni colturali che andassero a servizio di ciò che serve in stalla.

Che strumenti utilizzi per monitorare i tuoi dati economici?
Dal 2019 aderiamo ad un “Servizio di analisi e riclassificazione dati economici e finanziari” attraverso la figura di Cristian Rota. Quotidianamente mia sorella Claudia compila dei fogli Excel riportando tutte le spese e i ricavi suddivisi per categoria, mentre io compilo un Feeding Monitor mensile per la valutazione degli IOFC e l’ottimizzazione del sistema alimentare prestando la massima attenzione al rapporto tra ricavi e costi. Due volte l’anno inviamo tutti i dati al dott. Rota per l’elaborazione. La difficoltà del sistema è il reperimento delle informazioni da inserire nei fogli Excel, che non sempre sono a portata di mano e molto spesso sono in possesso di chi collabora con te e che non sempre condivide l’importanza di questo lavoro. Per quanto riguarda il Feeding Monitor una grossa mano me l’ha data il nuovo carro unifeed munito della pesa della Dinamica Generale che in maniera automatica mi fornisce dati perfetti per quanto riguarda scarichi, avanzi e ingestioni. Per rendere ancora più preciso il sistema mi sono munita di uno strumento per la misurazione dell’umidità degli insilati (Koster Moisture Tester), che utilizzo una volta alla settimana (abbiamo degli avanzi che sono al di sotto del 2%). Questo sistema integrato è stato molto utile ai carristi, che grazie ad un App scaricata su telefonino controllano la loro performance quotidianamente (oggi abbiamo una percentuale di errore nella preparazione del carro unifeed che è sotto l’1%). Per il controllo dei dati riproduttivi, dal 2009, usiamo il programma DairyComp dove lavoriamo per protocolli (fecondazioni, vaccinazioni, Double Ovsynch, parti, etc), alimentandolo coi dati dei controlli funzionali APA. In parallelo, per i dati produttivi usiamo il programma HerdMetrix della BouMatic (mi fornisce statistiche sulla produzione di latte e sulla mungitura).

Come puoi descrivere la tua esperienza di donna in agricoltura?
Veniamo da una storia e una cultura in cui la donna fa tutto in azienda ma le viene riconosciuto solo il ruolo di responsabile della vitellaia (ruolo materno). Conosco aziende in cui la moglie si occupa della tenuta dei conti, ma al convegno su temi economici ci vanno i mariti. In tutte le aziende ognuno ha il suo ruolo; avere un ruolo vuole dire possedere delle risposte e vedere riconosciuta la responsabilità di una determinata mansione. Questo diventa ancora più difficile quando ci si trova in un contesto famigliare in cui si ha, oltretutto, un confronto tra generazioni. Durante una riunione aziendale non devi parlare a chi ti sta di fronte come a un figlio, un nipote o un genitore, bensì come qualcuno che ha una conoscenza. Con orgoglio posso dire che oggi nella mia azienda riusciamo ad avere riunioni dove vige un confronto equo fra tutti, con una progettualità concreta; con questo non voglio enfatizzare le nostre vittorie ma sottolineare tutte le nostre sconfitte, perché è l’errore che ci ha permesso di arrivare alla serenità di oggi.

La mia esperienza di donna in agricoltura ha beneficiato in particolar modo dell’assistenza tecnica fornita dalla Dott.ssa Santini di Comazoo, che con il suo essere una donna determinata mi ha trasmesso tanta forza e coraggio. È stata di stimolo di fronte alle mie difficoltà. La ringrazio in particolar modo. Sono grata anche al rapporto che ho con Comazoo nelle figure del Dott. Cadei e al Dott. Baroni con i quali condivido una viva collaborazione.

Che progetti hai per i prossimi 5 anni nella tua stalla?
Una contabilità precisa ti permette di avere una bussola e di vedere dove sei ora e prendere decisioni per proiettarti nel futuro. Solo in questo modo è possibile fare dei progetti organici da presentare in banca per un migliore accesso al credito. Entro i prossimi 5 anni abbiamo progettato un ampiamento della stalla per arrivare a 500 vacche in lattazione, un biogas e l’introduzione del robot di mungitura. Non da ultimo voglio consolidare il rapporto di collaborazione con le Università.