Partecipazione, Benefici e Crescita

Partecipazione, Benefici e Crescita

di Luigi Bellini

L’anno terminato da pochi mesi, è stato caratterizzato dall’accadimento globale che ha sconvolto il mondo come pochi altri momenti storici, e che ha presentato un conto “salato” sia in termini di vite umane, che a livello economico. L’epidemia ha toccato indistintamente la nostra società, cambiando radicalmente le abitudini e gli approcci. Un pensiero ed un ricordo alle persone che non sono più con noi, con la speranza di essere vicini alla fine del lungo tunnel di sofferenza che abbiamo vissuto nell’ultimo anno. La pandemia di Covid ha evidentemente pesato parecchio su alcuni settori, come i trasporti, la ristorazione, gli alberghi ed agriturismi, il turismo. Questo ha, di riflesso, inciso sulle vendite dei prodotti dei nostri allevamenti e dei nostri territori, ma anche sulla Cooperativa stessa. Per quanto riguarda le vendite, abbiamo avuto un buon incremento sul 2019, soprattutto per quanto riguarda la produzione di mangimi/nuclei: la nostra attività di riferimento, superando abbondantemente i 2.000.00 di quintali prodotti.
Questo alimenta ancor di più la convinzione che il nostro “stare insieme” è elemento fondante che, attraverso il meccanismo cooperativo di cui facciamo parte, consente di gestire al meglio il percorso virtuoso di una più equa redistribuzione dei risultati positivi che si possono ottenere. Solo la costante ed assidua partecipazione dei soci allo scambio mutualistico con la Cooperativa stessa consente anche di attenuare eventuali imprevisti o accadimenti che non dipendono da noi. Non dimentichiamoci che più i soci “utilizzano” beni e servizi della Cooperativa, maggiore è il beneficio che ne deriva singolarmente per gli stessi: tutto quanto ottenuto di positivo, in termini di risultato, è sempre stato retrocesso ai soci, nei limiti delle disposizioni di legge e dei criteri di prudenza e continuità di gestione che caratterizzano il lavoro di Comazoo.
L’anno trascorso ha poi visto la conclusione della parte dei lavori di implementazione del progetto “FilBio” (PSR 2014-2020 della Regione Lombardia), portato avanti in stretta collaborazione con altre realtà. Nel frattempo prosegue il rapporto con CAPAZOO, sito di Pavia, che al momento contribuisce a queste produzioni particolari (bio e no ogm).
Ci guida, fin dall’inizio, la dedizione alla costanza nelle forniture di prodotti di qualità, al prezzo più contenuto che deriva dalla gestione complessiva, senza gravare immediatamente sugli stessi per i costi che si sopportano: elemento riteniamo che ha effetti positivi praticamente istantanei sull’economicità delle singole aziende agricole; altro elemento a favore dei nostri soci è la possibilità di fruire di tecnici altamente qualificati. La partecipazione assidua di ciascuno di noi, allevatori, coltivatori, imprenditori ma, sopra ogni cosa, Soci, alle attività della Cooperativa, consente di ottenere valore aggiunto, torno a ribadirlo, i cui benefici ricadono poi sulle nostre aziende agricole: dobbiamo, per crescere ulteriormente, cercare la strada per ottenere la corretta valorizzazione di quanto produciamo.

I NUMERI

di Matteo Arici

Si riassumono alcuni spunti circa l’andamento dei vari comparti ed alcune considerazioni sugli eventi caratterizzanti l’esercizio chiuso:

ESSICCAZIONE E STOCCAGGIO CEREALI.

I Soci nel 2020 hanno conferito 243.389 q.li di cereale verde (MAIS), ai quali si aggiungono 52.933 quintali di prodotto conferito (ORZO) per la gran parte secco. La campagna 2020 ha visto una leggera ripresa nel conferimento di cereale verde (mais). La qualità del prodotto raccolto è stata mediamente buona, senza generare quindi particolari problematiche per il suo utilizzo negli allevamenti.

POLO ZOOTECNICO

Le vendite del polo zootecnico del 2020 registrano un totale di 29.213 quintali con un incremento del 6,1%, in particolare nel comparto del latte e delle materie prime del polo.

FARINA DI CEREALI

Il complesso dei cereali venduti o resi macinati ai Soci ha sommato circa 595.000 quintali di prodotto macinato, con un incremento del 4,3%; nella quasi totalità (circa il 94%) rappresentato dalla vendita di farina di mais, ed in particolare “vacche”, di cui siamo riconosciuti dal mercato come fornitori fidati.

PRODUZIONE MANGIMI

Il 2020 ha evidenziato un nuovo interessante incremento della produzione di mangimi rispetto all’anno che lo ha preceduto, e pari a circa 140.000 q.li in valore assoluto e +6,74% in percentuale, portandosi ben oltre il limite dei 2 milioni di quintali, attestandosi infatti a 2.221.292 quintali complessivi.

MATERIE PRIME

Nel corso del 2020 abbiamo rilevato un calo nella loro commercializzazione, soprattutto a causa dei prezzi elevati delle materie prime, in particolare mais e soia, nell’ultimo trimestre dell’anno.

ALCUNI COSTI

Esemplifichiamo alcune voci di particolare rilievo: -nei servizi di terzi si rileva un incremento di circa 230.000 euro, legati soprattutto ai trasporti, dovuto alle maggiori quantità vendute, oltre che alcuni aumenti legati ai costi variabili di produzione; -interessi passivi e gli oneri bancari complessivi evidenziano un aumento di circa 52.000 euro, per incremento dell’operatività con gli istituti di credito, per far fronte anche ai corposi investimenti intrapresi; -prosegue l’incidenza delle spese e gli oneri legati agli adempimenti burocratici e richiesti dalle normative vigenti. Nel 2020 abbiamo poi sostenuto costi per alcune migliaia di euro per l’emergenza pandemica: sanificazioni, pulizie straordinarie, acquisto di DPI, nuova segnaletica e alcune modifiche negli uffici.

SOCCIDE

Comazoo ha in essere 23 rapporti di soccida con la presenza di circa 30.000 posti suino con un giro annuale teorico di circa 55.000 animali. Il prezzo della carne suina, è stato per il secondo ed il quarto trimestre dello scorso anno ben al di sotto delle spese di produzione, rilevando alla fine dell’anno una perdita. A tale cifra, riteniamo debba essere decurtato il beneficio (utile) che genera per l’impianto suini, che è pari a 361.000 euro; non si può non sottolineare, inoltre, che il mangime consumato nelle soccide ha consentito di abbassare l’incidenza dei costi fissi, assorbendone un importo di circa 811.000 euro, che altrimenti sarebbero gravati sui quintali rimanenti, abbassando il risultato di gestione. RISTORNI MUTUALISTICI L’incremento del fatturato e la caratteristica gestione degli acquisti della Cooperativa, cercando sempre di contenere al massimo il ricarico, hanno generato un risultato di gestione che consente la retrocessione ai soci di una cifra pari a 66.972 euro complessivi. Per il ristorno disponibile, pari a 0,05 €/q.le il Consiglio di Amministrazione propone di convertire l’importo a favore dei soci in capitale sociale: in questo modo si consente alla Cooperativa di incrementare il proprio patrimonio, con riflessi futuri di minori necessità di finanziamenti di terzi. Per il singolo socio non cambia nulla. Inoltre si propone la liberalizzazione della quota di ristorno vincolato relativa all’anno 2017, pari a 0,40 euro/ quintale, per le aziende con tale posizione accantonata. L’utile finale residuo netto è Euro 219.724,04.

Assemblea Virtuale

Assemblea Virtuale

21 Maggio 2021 – alle ore 20:00

Per partecipare registrarsi entro il 18 maggio

Utilizzando il seguente link:

bit.ly/Iscrizione_Assemblea2021
oppure
www.cisintercoop.eu/news

Utilizzando il QR code

Note per l’esercizio di partecipazione in versione virtuale

Al fine di ridurre al minimo i rischi connessi all’emergenza sanitaria in corso, COMAZOO ha deciso di avvalersi alle normative vigenti prevedendo che l’intervento dei Soci in Assemblea avvenga esclusivamente tramite videoconferenza digitale tramite la piattaforma, ELIGO VOTING, senza partecipazione fisica da parte dei soci.

COMAZOO in questo modo, tutelando la massima sicurezza di tutti, garantisce ai Soci di esercitare il diritto di partecipazione e di voto tramite il metodo digitale.

Quindi l’assemblea dei Soci che si terrà il 21 maggio non prevede la presenza fisica degli stessi.
Per ulteriori informazioni o necessità di supporto per la partecipazione potete scrivere a info@cisintercoop.eu oppure contattare direttamente la cooperativa al 030/964961.

Iniziamo dalla coda

Iniziamo dalla coda

di Sujen Santini

L’animale è un essere senziente, capace di ricevere e reagire agli stimoli in maniera cosciente, traendo beneficio da un’esperienza o, al contrario, esserne danneggiato. Conseguentemente il concetto di benessere comprende non solo l’assenza di malattia ma uno stato di salute completa, sia fisica che mentale, in cui l’animale si trova in armonia con il suo ambiente. Per questo motivo gli aspetti etologici e comportamentali stanno assumendo sempre maggiore importanza nelle valutazioni degli animali allevati sia nei disciplinari di certificazione volontaria, sia nelle scelte legislative della Comunità Europea. Un esempio è rappresentato dalla Direttiva Europea 2008/120 che abolisce il taglio della coda effettuato di routine, ammettendo invece il suo taglio solo in deroga, cioè dopo che si è dimostrato di aver messo in atto tutte le strategie possibili per evitare fenomeni di morsicatura. Ma perché l’attenzione è stata rivolta a questa pratica? Secondo il rapporto tecnico scientifico dell’European Food Safety Autority (EFSA 2011) “una coda intatta e arricciata potrebbe essere il singolo indicatore basato sull’animale, più importante per la valutazione del benessere nei suini allo svezzamento, in accrescimento e all’ingrasso …” attestante “l’alta qualità gestionale e il rispetto per l’integrità del suino”. L’aspetto predominante non sarebbe quindi quello del dolore causato all’animale durante la pratica di mutilazione (elemento comunque non trascurabile), quanto non limitare la loro possibilità di manifestare un disagio e pertanto “silenziare” una sofferenza fisica ed emotiva. A qualcuno questa affermazione potrebbe anche far sorridere, ma tutelare lo stato emotivo degli animali quanto quello fisico è un concetto ormai sdoganato. Sempre secondo EFSA, “la morsicatura della coda è considerata un comportamento anormale. Ha una origine multifattoriale ma la principale causa è considerata essere il bisogno di esplicare un comportamento esplorativo. La morsicatura della coda è associata a frustrazione ed è quindi indice che gli animali siano in condizione di ridotto benessere.”

Secondo il parere dell’EFSA quindi “la morsicatura della coda è il segno che qualcosa nel sistema è sbagliato.” Nella figura di seguito vediamo schematizzati in modo facilmente leggibile i fattori che concorrono al rischio morsicatura coda secondo la loro maggiore o minore incidenza. Il fattore di maggiore rischio è proprio l’”ambiente vuoto”, cioè senza materiale di arricchimento. Anche se alimentati a volontà, quando ai suini domestici è consentito di vivere in un ambiente boschivo, continuano a dedicare il 75% del loro tempo attivo a comportamenti di pascolamento e di alimentazione. Ciò significa che anche se soddisfiamo pienamente le loro necessità fisiologiche, quale ad esempio una dieta ad libitum nutrizionalmente bilanciata, sono ugualmente altamente motivati ad esplorare i loro dintorni alla ricerca di organi sotterranei delle piante (tuberi, radici, rizomi), di un luogo confortevole per riposare, di informazioni sull’ambiente circostante.

Il punto è quindi mettere in atto tutte le possibili strategie per trovare il miglior compromesso tra la condizione che sarebbe per loro normale (A) e le condizioni di allevamento intensive (B). Proviamo a cambiare prospettiva considerando i fattori di rischio da quelli “più facili da cambiare” a quelli che richiedono più tempo o investimenti per attuare azioni correttive.

1. ALIMENTAZIONE INAPPROPRIATA

Il primo aspetto da considerare è la sanità degli alimenti, intesa come loro conservazione, presenza di muffe o micotossine. Le principali micotossine considerate importanti dal punto di vista sanitario nei suini sono i tricoteceni, specialmente il desossinivalenolo (DON), le aflatossine, le ocratossine, le fumonisine e lo zearalenone. Purtroppo le tossine raramente sono presenti singolarmente e bisognerà pertanto considerare la presenza nel loro insieme. In particolare il DON, detta anche vomitotossina, porta in prima istanza a un rifiuto dell’alimento e conseguente nervosismo. Le micotossine sono anche causa di necrosi della coda, spesso il primo segno che anticipa l’inizio del cannibalismo. In genere le micotossine sono solubili, per cui in un alimento somministrato a bagnato l’effetto negativo (es, rifiuto del cibo legato al DON) è maggiore che a secco. Esiste una variabilità individuale, di età e di razza alla sensibilità: sempre per il DON il livello massimo di accettabilità di un mangime è di 500 ppb nei suini grassi e 250-300 ppb negli svezzamenti. Bisogna poi accertarsi di sodisfare i fabbisogni nutrizionali. Primo fra tutti l’apporto proteico e amminoacidico: nelle diete con il 20% in meno di proteina rispetto ai fabbisogni consigliati compaiono più casi di morsicature e spesso l’aumento (sempre rispetto ai fabbisogni) del 20% dei livelli di Lisina, Treonina, Metionina e Triptofano digeribile abbassano il livello di aggressività in gruppi di suini ad elevato livello sanitario. Il triptofano è il precursore della serotonina, una triptamina che controlla lo stato emozionale: è infatti dimostrato che i soggetti morsicatori hanno un livello di serotonina ematica più basso. Per questo motivo Comazoo ha posto grande attenzione nella formulazione amminoacidica, introducendo anche i valori di triptofano nella dichiarazione “parametri analitici” presente nel cartellino mangime. Altro aspetto importante è l’apporto minerale, soprattutto di sodio e magnesio.

Normalmente l’inclusione di cloruro di sodio nei mangimi è di circa lo 0,3-0,5%: in caso di morsicatura della coda è bene raggiungere l’1% per ridurre la attrazione del sangue da parte dei suini morsicatori; il magnesio invece è un elemento miorilassante che sembrerebbe avere un effetto calmante (diete supplementate con maggiori quantità di magnesio evidenziano meno cortisolo nella saliva dei suini). Da non trascurare è anche il livello di fibra e la tipologia di fonti fibrose. Ad esempio l’assunzione di polpe secche di bietola può aiutare poiché aumentano il senso di sazietà e quindi concorrono a indurre una maggiore calma dei soggetti. Inoltre è importante anche considerare la corretta granulometria del mangime poiché l’insorgenza di ulcere aumenta la motivazione dei suini a masticare e quindi predispone ad un aumento di rischio di morsicatura della coda. Anche la gestione dell’alimentazione è importante con particolare riferimento alla regolarità e tipologia di somministrazione (es. a secco/in broda, ad libitum/razionato, orari regolari di somministrazione). L’assenza o il ritardo nell’arrivo degli alimenti innescano nervosismo per l’attesa e frustrazione dovuta alla incapacità di anticipare l’arrivo del pasto. Sistemi di stabulazione che prevedono un’alimentazione ad libitum con spazi di alimentazione multipli che non generano competizione, hanno dimostrato di avere una più bassa prevalenza di morsicature delle code e altre lesioni. Come precedentemente detto, la somministrazione di solo mangime concentrato, ancor di più se in broda, non soddisfa la fisiologica necessità di masticazione mantenendo l’animale nella costante ricerca di foraggio. E’ la stessa sensazione che potrebbe sperimentare ognuno di noi costretto ad alimentarsi solo con pasti frullati! Anche l’accesso all’alimento è fondamentale, garantendo uno spazio sufficiente a non innescare competizione. Per questo, per animali pesanti, ovvero oltre i 150 kg, sono necessari almeno 50 cm di fronte mangiatoia per capo. Parlando di alimentazione non dobbiamo dimenticare l’acqua: qualità, accesso e facilità di abbeverata. L’ideale sarebbe avere almeno due abbeveratoi per box o comunque almeno 1 ogni 10 capi.

2. RIMOZIONE DI ANIMALI CHE PRATICANO/SUBISCONO LA MORSICATURA DELLA CODA

Quando in un gruppo inizia a comparire il cannibalismo, diventa progressivamente sempre più difficile contrastarlo. Una volta che il fenomeno della morsicatura della coda è iniziato, la gravità del problema dipende dall’intensità del comportamento e dal numero di suini coinvolti. Il sanguinamento che deriva da una coda morsicata spesso stimola l’interesse a mordere ulteriormente la coda di altri suini compagni di box. Intervenire tempestivamente nell’individuazione e rimozione dei morsicatori e nella cura e gestione degli animali feriti è fondamentale. Prendiamo in considerazione i morsicatori, ne esistono 3 tipi:

• necessità di pascolamento ed esplorazione
E’ il più frequente. In una prima fase il morsicatore manipola la coda di un altro senza aggressività e senza causare lesioni come naturale espressione del comportamento esplorativo e di grufolamento. Questo comportamento generalmente è tollerato dal ricevente. Quando si genera una lesione sanguinante, questa scatena la seconda fase che induce un comportamento aggressivo e incentiva altri suini ad iniziare. L’assenza di sollecitazioni ambientali determina infatti vincoli allo sviluppo e all’espressione dei normali comportamenti specie-specifici, influenzando le attività comportamentali e deviandole verso altri animali: in altre parole quando il materiale di arricchimento non è idoneo esplorano e manipolano altri suini.

• competizione per le risorse
In questo caso la coda viene morsicata provocando da subito gravi lesioni, arrivando al cannibalismo

• comportamento ossessivo

E’ possibile che questo comportamento si inneschi a seguito di un focolaio dei due precedenti o può innescarsi in condizioni di alterato stato sanitario, forte stress o predisposizione innata. L’individuazione precoce che all’interno del gruppo c’è un soggetto morsicatore o di disturbo è possibile osservando la posizione della coda degli altri suini: se la coda è tenuta bassa e nascosta tra le zampe vuol dire che l’animale è in un atteggiamento difensivo e di protezione da un morsicatore. Una volta individuato il morsicatore questo va tempestivamente isolato, così come se ci sono già degli animali con ferite devono essere messi in infermeria e curati adeguatamente. Per riconoscere gli animali morsicati da mettere in infermeria possiamo rifarci alla figura a lato (Welfare Quality Protocol, 2009):

3. RIMESCOLAMENTO DEGLI ANIMALI

In natura l’organizzazione sociale è funzionale al sostentamento e alla difesa dell’individuo e con questa finalità si è evoluta in gruppi matriarcali dove l’inserimento dei maschi avviene solo per finalità riproduttive. Si caratterizza per una netta divisione dei ruoli e soprattutto per l’esistenza di un ordine gerarchico che si stabilisce in seguito a conflitti più o meno ritualizzati tramite i quali gli animali più forti e più capaci riescono ad occupare i ranghi più elevati, mentre gli altri diventano subordinati. La gerarchia si stabilisce nel giro di pochi giorni dal graduale inserimento di nuovi individui e solitamente è abbastanza stabile, anche se è possibile registrare frequenti cambi di rango, in particolare tra le classi medie. Questo fatto spiega il continuo mantenimento, anche se a livelli minimi, dell’aggressività tra animali che sono stati raggruppati da molto tempo. Questo innato comportamento sociale è in netto contrasto con le dinamiche che si verificano nell’allevamento intensivo, dove le tempistiche di rimescolamento e l’organizzazione per categorie dei gruppi segue logiche dettate dalla gestione aziendale. Inoltre, potrebbe dare una spiegazione al perché i principali moriscatori sembrano essere le femmine, mentre i maschi castrati sembrano avere la maggiore probabilità di essere morsicati. Inoltre, per la posizione di svantaggio nell’accaparramento delle risorse è più probabile che i morsicatori non siano i soggetti dominanti, bensì i soggetti più piccoli e subordinati che possono arrivare a mordere la coda nel tentativo di spiazzare gli altri animali dalla risorsa di cui hanno bisogno. La formazione di nuovi gruppi da dopo lo svezzamento in poi è un’operazione che richiede sempre la dovuta attenzione: l’età non rappresenta un indicatore della probabilità che avvengano combattimenti, ma è correlata alla quantità e alla durata dei combattimenti.

Per questo motivo è importante osservare alcune indicazioni di buone pratiche, quali:
• Spostare gli animali preferibilmente verso sera
• Far trovare nel box materiale di arricchimento idoneo • Somministrare rapidamente il pasto serale
• Fare i gruppi omogenei per peso e taglia • Se possibile mantenere il gruppo di partenza omogeneo

4. SCARSA QUALITÀ DELL’ARIA

La circolazione dell’aria, la quantità di polvere, la temperatura, l’umidità relativa dell’aria e le concentrazioni di gas sono fattori che possono e devono essere tenuti sottocontrollo poiché possono interferire negativamente sullo stato di salute e quindi nervosismo degli animali.

5. ARRICCHIMENTO NON IDONEO

Per i suini domestici, in allevamenti intensivo, si può parlare di arricchimento solo quando le modifiche apportate a un determinato ambiente migliorano il funzionamento biologico degli animali tenuti all’interno di esso, ovvero permette agli animali la scelta di manifestare una più ampia gamma del loro repertorio comportamentale: esplorano il loro ambiente, pascolano, grufolano, annusano, mordono e masticano. La capacità di un substrato di stimolare l’animale aumenta in relazione ad alcune proprietà del materiale stesso, che sono indispensabili anche a conservarne la sua funzione nel tempo. Un materiale che non può essere distrutto diventa rapidamente poco interessante per il suino, che deve poter modificare l’oggetto attraverso la masticazione. I suini sono abituati a masticare e ingerire ciò che trovano nell’ambiente: per questo è importante che sia commestibile e/o non nocivo. Se il materiale si trova a terra va mantenuto pulito, infatti il suino perde rapidamente interesse per ciò che è imbrattato da feci e urine.

Riassumendo le caratteristiche che devono avere i materiali manipolabili sono:
• commestibili: devono poterli annusare e mangiare;
• masticabili: devono poterli mordere; • esplorabili: devono poterli esplorare;
• manipolabili: devono poter modificarne la posizione, l’aspetto o la struttura.
Essendo il materiale di arricchimento ambientale il fattore più importante per ridurre il rischio di morsicatura coda, dedicheremo un articolo specifico all’approfondimento di questo aspetto.

6. SCARSO STATO DI SALUTE INDIVIDUALE O DEL GRUPPO

Tutto ciò che disturba un perfetto stato di salute può incidere sulla morsicatura della coda. Una mortalità post svezzamento superiore al 2.5% aumenta di quasi 4 volte il rischio di morsicatura (EFSA Journal, 2007). Ad esempio, le problematiche sanitarie più comunemente associabili al rischio cannibalismo sono la PRRS, endo e ectoparassitosi, disturbi enterici di origine batterica e virale.

7. STRESS TERMICO (CALDO/ FREDDO)

Vari fattori quali il livello alimentare, la qualità della dieta, l’età degli animali, le dimensioni corporee, la numerosità del box, il tipo di pavimentazione e il tipo di ventilazione influenzano i valori delle temperature critiche, percui la determinazione delle condizioni ambientali operative ottimali deve discendere da un esame complessivo del management. Orientativamente si possono comunque assumere come ottimali i valori di temperatura della tabella 1.

8. ALTA DENSITÀ DI ALLEVAMENTO

Le esigenze di spazio sono sia quantitative sia qualitative, per cui gli effetti negativi della densità elevata saranno minori se le risorse ambientali (cibo, ripari, ecc.) non generano competizione. Va inoltre tenuto presente che i suini tendono a mantenere separate le aree di alimentazione, di riposo e di defecazione, per cui risulta importante anche la possibilità di organizzare lo spazio a disposizione. Sicuramente mantenere la coda lunga necessita di uno spazio maggiore di 1 mt2 capo (parametro peraltro stimato per suini europei macellati leggeri) e, considerato che la morsicatura della coda ha origine multifattoriale, lo spazio minimo necessario dipende da questi. In alcuni casi si sono resi necessari 1,3 mt2 capo. Questo aspetto deve essere tenuto in particolare considerazione, poiché nell’ottica di fornire animali a coda lunga per filiere volontarie dedicate o per l’inevitabile adeguamento legislativo, bisogna considerare che, a parità di superficie di allevamento disponibile, è verosimile considerare una riduzione dei capi allevabili che varia dal 20 al 30%, che si traduce in un aumento dei costi di produzione che varia da circa 0,07 a 0,1 euro/p.v.

9. ASSENZA DI LETTIERA, AVENDONE AVUTO PRECEDENTEMENTE ACCESSO

Se lo svezzamento è su paglia o con particolari sistemi di arricchimento, bisogna tenerlo in seria considerazione quando si ristallano gli animali al sito di ingrasso.

10. SELEZIONE GENETICA PER UNA RIDOTTA DEPOSIZIONE ADIPOSA

Recenti studi, hanno evidenziato che vi è una componente genetica nella predisposizione a mordere la coda e che questa caratteristica è positivamente correlata con il tasso di crescita del tessuto magro. Tale constatazione potrebbe spiegare perché il problema è diventato, apparentemente, più grave nella produzione odierna. Infatti sono alcune genetiche ibride quelle che hanno maggiore probabilità di essere associate alla morsicatura della coda. Tuttavia, a parità di genetica, si evidenziano all’interno di alcune linee/ceppo soggetti con particolare comportamento ossessivo.

MORSICATURA DELLA CODA: CONSEGUENZE NEGATIVE

Dolore e paura: una vittima della morsicatura della coda prova sia dolore che paura, soprattutto in recinti piccoli o vuoti e privi di stimoli, dove non ha la possibilità di proteggersi o sfuggire agli attacchi. Il dolore derivante dalla morsicatura della coda può essere doppio, il primo dalla lesione stessa alla coda, il secondo da ogni conseguente infezione che entra nell’organismo. Declassamento delle carcasse: le lesioni della coda sono associate a pioemia e ad ascessi spinali. I suini con code gravemente morsicate hanno una prevalenza più alta di ascessi polmonari e lesioni pleuriche. Le carcasse dei suini con morsi alla coda (lievi o gravi) sono soggette a più probabile rifilatura e scarto. Ridotto accrescimento: I suini con morsicatura della coda perdono appetito o mangiano meno per evitare di esporre la propria coda ad ulteriori morsi. Energia viene spesa per combattere le malattie e non per la crescita.

SODDISFAZIONE DEL LAVORO: Tutti i fattori di scarsa sanità e benessere animale diminuiscono la soddisfazione del lavoro. Gestire animali in salute è più soddisfacente che trattare animali ammalati. Non dimentichiamoci che zootecnia (dal greco Zootéchne, dal greco τέχνη, “arte”,”perizia”, “saper fare”) è l’arte del saper allevare.

 

L’ipocalcemia nella vacca da latte

L’ipocalcemia nella vacca da latte

di Sonia Rumi

L’ipocalcemia è una delle principali patologie che possono colpire la bovina da latte nell’immediato post parto. La formulazione di una corretta razione nella fase di Close-up (immediato pre – parto) ha come obiettivo, fra i vari nutrienti, la somministrazione della giusta quantità di minerali, nel rispetto dei fabbisogni, anche se ciò risulta di difficile attuazione nella pratica quotidiana. Infatti, i foraggi utilizzati in questa fase contengono quantità eccessive e variabili di alcuni minerali; in particolare potassio e sodio, rischiando di formulare una razione ad elevato DCAD ed esponendo la bovina ad alcalosi metabolica e relativa ipocalcemia indotta.

Per la gestione dell’ipocalcemia post – parto è importante capire come la vacca regola la propria calcemia, al netto di tutti gli altri apporti minerali, in fase di preparto e di come a volte nella gestione delle razioni, nella fase di transizione, il non considerare alcuni fattori fa si che strategie, assolutamente performanti sulla carta, abbiano dato una mancata efficienza nella realtà. Un concetto chiave è la necessità di gestire la frazione ionizzata del calcio. Si tratta della frazione che interviene nella regolazione metabolica del calcio, intervenendo nell’assorbimento intestinale del calcio, nell’escrezione renale e fecale e nella movimentazione nelle ossa; l’altra parte del calcio, cioè quella legata alle proteine, non stimola l’assetto ormonale di rimaneggiamento del calcio e non viene ad avere nessuna funzione renale. (Figura 1)

Questo richiede che a livello di laboratorio ci si attrezzi con strumenti adeguati come Xrf, NIRs e wet chemistry, perché la sola ricerca del calcio totale non è più coerente e contemporanea con una visione moderna del problema ipocalcemia. Al di la di tutti i meccanismi fisiopatologici che possono concorrere, il cacio circolante è la somma di due frazioni che la bovina ha a disposizione; una è quella assorbita a livello intestinale (la bovina ingerisce foraggi, concentrati e integratori che arrivano a livello di intestino e liberano la frazione ionizzata assorbita dagli enterociti che va in circolo); la seconda è rappresentata dal tessuto osseo, che risulta essere un tessuto di deposito di calcio, fosforo e magnesio, che vengono mobilizzati nel caso in cui l’assorbimento intestinale sia insufficiente. La bovina è normocalcemica e in grado di gestire le problematiche legate all’ipocalcemia quando massimizza l’assorbimento di calcio a livello di intestino e la mobilizzazione ossea. Andando nel dettaglio, per quanto riguarda l’assorbimento intestinale della frazione ionizzata, notevole importanza è affidata alla vitamina D3, in forma attiva calcitriolo, che si occupa del trasferimento del calcio presente a livello di gastro enterico al circolo ematico.

Molte bovine in fase di transizione (ed in maniera quasi fisiologica) sono carenti di vitamina D3; infatti la vitamina D3 è sintetizzata a partire dal colesterolo. Il colesterolo è una molecola che l’animale si crea a partire da una biosintesi epatica, ma nella vacca in transizione è risaputa la coesistenza di uno status di ossidazione epatica (dovuta a lipomobilizzazione, chetosi, etc) con una sofferenza di questo organo tale per cui non è possibile creare la base biochimica da cui ottenere la vitamina D3. Questo ci fa capire come una funzionalità epatica corretta sia alla base della lotta all’ipocalcemia. Interventi in tal senso sono fondamentali; gli integratori da asciutta devono essere corretti anche per l‘apporto di vitamina D3 (fabbisogno di 1000-1200 UI x kg di sostanza secca di vitamina D3). Inoltre bisogna porre molta attenzione alla mandria che ci si trova di fronte. Una mandria con bovine che hanno fatto asciutte molto lunghe, hanno avuto problemi di fertilità, hanno un BCS oltre il range di normalità (3-3,5), sarà una mandria con una elevata predisposizione all’ipocalcemia post parto. La ricerca bibliografica, a tal proposito, descrive che bovine che hanno una mobilizzazione di 1 mmol di NEFA (del tutto frequente) riesce ad annullare l’effetto di interventi nutrizionali sia con strategia da DCAD negativo (BIOCLOR©) sia con strategie di sequestro con aluminosilicati (CATION REM©), riuscendo a rendere inefficacie una corretta gestione nutrizionale della mandria in transizione. Un altro fattore che può deprimere la conversione della vitamina D3 in calcitriolo è il fosforo sottoforma di fosforemia. Il fosforo che la vacca assume dagli alimenti ha una regolazione ormonale poco efficace (al contrario del calcio che ha una regolazione molto stretta attraverso calcitonina, paratormone etc); il fosforo, molto semplicemente, se arriva a livello di tratto gastroenterico viene assorbito. Questo rapido passaggio a livello ematico fa si che la bovina, che assume quantità incontrollate di fosforo, si possa trovare con valori di 5-6 mg / dl in preparto inibendo la trasformazione della vitamina D2 in D3 e dall’altra stimola la produzione di calcitonina, l’ormone che stimola il deposito del calcio circolante a livello osseo, aggravando lo stato di ipocalcemia. L’altro meccanismo che la vacca può mettere in atto per gestire la propria calcemia è quella di prelevare calcio dalle ossa attraverso il paratormone. Nel momento in cui, in razioni da pre – parto ci sono eccessi di potassio induciamo uno stato di alcalosi metabolica che inattivano i recettori che esistono tra paratormone e osteoclasti (cellule che vanno a prelevare il calcio dalle ossa) non permettendo l’attivazione del meccanismo di liberazione del calcio dalle ossa. Inoltre, l’eccesso di potassio non fa assorbire magnesio che è un altro dei minerali fondamentali per il funzionamento del paratormone. Quando ci si trova di fronte a stalle con, in primis con problemi di fertilità, ritardi nell’ingravidamento e giorni di lattazione molto lunghi, asciutte prolungate e animali grassi, che poi sono gestite in asciutta con la razione della lattazione, integrata con molto fosforo derivante dall’integratore da asciutta e contemporaneamente ho un eccesso di potassio (tipico della Pianura adana) derivante dai foraggi, ci si trova di fronte ai 3 fattori che predispongono all’ipocalcemia facendo fallire qualsiasi srategia DCAD o di chelazione.

Concludendo, con una gestione intelligente delle bovine in pre- e post-parto, crolla l’incidenza delle malattie metaboliche, a tutto vantaggio di produzioni, fertilità e remuneratività aziendale.

Allevatori di capre

Allevatori di capre

di Simona Bonfadelli

L’innovazione dell’Azienda Agricola Guainazzi F.lli

Le aziende agricole che ruotano intorno al mondo cooperativo sono molte, zootecniche e non. Sono aziende di piccole, medie e grandi dimensioni, con gestione familiare o più strutturate. Molte di queste aziende stanno puntando sempre di più sull’innovazione, sia in campo agronomico che nelle stalle, e hanno un’impronta più tecnologica. Sono aziende che focalizzano la loro attenzione sul benessere animale e su una gestione aziendale supportata da software e applicazioni che semplificano e supportano il lavoro agricolo. Tra queste c’è un’azienda di Lonato che sta sviluppando una tipologia di allevamento che, dalle nostre parti, non è molto diffusa. Si tratta dell’azienda Guainazzi f.lli, gestita da Giuseppe e Mariateresa, con il sostegno dei genitori.
I fratelli Guainazzi, nel 2010, hanno deciso di cominciare una nuova avventura avviando il loro allevamento di capre e becchi di razza Camosciata delle Alpi o Alpine, per la produzione di latte. La camosciata delle Alpi è una razza originaria della Svizzera, ma grazie alla sua grande adattabilità, si è diffusa anche in altre regioni d’Europa, sia in montagna che in pianura, diventando così una razza cosmopolita. Il nome particolare di questa razza è legato alla colorazione fulva del suo mantello, che richiama quello dei camosci alpini. L’allevamento, all’inizio era composto da circa 100 capre, ma negli anni l’azienda è cresciuta, aumentando il numero dei capi fino ad arrivare a 500 capre. Il crescente numero di capi ha spinto gli allevatori a migliorare il più possibile le strutture, le tecniche di allevamento, il benessere animale, la gestione della razione e la genetica.

La prima miglioria strutturale è stata la sala di mungitura a pettine, con aggancio del gruppo prendicapezzolo posteriore, costruita nel 2015, dove Giuseppe e Mariateresa mungono 22 capre per volta. La mungitura è temporizzata: i tempi sono calcolati in base allo stadio di lattazione dei capi e al momento della mungitura (la mattina la produzione lattifera è più abbondante, quindi la durata della mungitura è maggiore, mentre nel pomeriggio produzioni e tempi si riducono). Questo tempo standard può essere ridotto o prolungato manualmente in base alle esigenze del singolo animale. Ad oggi, mentre vengono munti, gli animali sono premiati con del mangime (uguale come tipologia e quantità), in modo da rendere questa operazione più semplice. Nella sala di mungitura è già predisposto, e a breve verrà attivato, un sistema che, riconoscendo la marca auricolare elettronica del singolo capo, sarà in grado di personalizzare i tempi di mungitura e la distribuzione del mangime. Quest’ultimo potrà essere diverso a seconda dell’animale munto, sia da un punto di vista della qualità che della quantità. Saranno inoltre presto installati 22 lattometri, che permetteranno di misurare la produzione di latte di ogni capra e di misurarne la conducibilità elettrica. La sala è già predisposta per un prossimo ampliamento futuro, che permetterà di raddoppiare il gruppo di mungitura.

Una capra di razza Camosciata delle Alpi, ad ogni mungitura, produce più o meno 3 litri di latte e, in un anno, a seconda che sia una primipara o una pluripara, dai 500 ai 900 litri circa. Il latte dell’allevamento dei fratelli Guainazzi, da qualche tempo a questa parte, viene conferito presso la cooperativa Santangiolina, della quale sono diventati soci. La qualità del latte e i livelli produttivi sono influenzati da fattori ambientali (alimentazione, benessere, sanità, strutture), ma anche da fattori genetici. Per questo in azienda si sta lavorando anche sulla genetica. La riproduzione viene infatti gestita sia con monta naturale che con fecondazione artificiale, per evitare la consanguineità e per migliorare la genetica in azienda, e non solo. L’azienda ha infatti aderito ad un progetto denominato “Contratto Genetico Caprino”, volto a creare una migliore genetica italiana ad avere dei riproduttori maschi italiani. La capra entra in calore quando diminuiscono le ore di luce durante il giorno, cioè più o meno nel mese di agosto. Il calore è influenzato dallo stato fisico in cui versa l’animale, dal periodo in cui è andata in calore negli anni precedenti e dalla presenza o meno di un maschio nel gregge. Per avere una produzione di latte piuttosto omogenea durante tutto l’arco dell’anno, gli allevatori devono cercare di gestire i calori in modo che i parti non avvengano tutti nello stesso periodo. Per questo vengono fatti interventi di tipo alimentare o legati alla gestione del fotoperiodo, alle quali le capre sono particolarmente sensibili, con la supervisione del veterinario aziendale. Spesso si sfrutta anche “l’effetto becco”, stimolando i calori introducendo nel box un maschio.

Grazie anche alla collaborazione con Comazoo e Stefano Giovenzana, tecnico della cooperativa che segue il settore ovi-caprino, i fratelli Guainazzi stanno lavorando per migliorare la razione, partendo dalla scelta di prodotti di qualità. La scelta delle rotazioni e delle coltivazioni in atto nell’azienda è legata al cercare di produrre in azienda gran parte degli alimenti destinati all’allevamento, come i fieni di loietto ed erba medica. Recentemente nell’azienda di Lonato è stato montato un nuovo impianto di alimentazione con nastro trasportatore: i concentrati vengono distribuiti, attraverso una tramoggia mobile, sul nastro trasportatore, largo circa 1 m, che trasporta poi lentamente l’alimento all’interno della stalla. Al momento i foraggi vengono caricati manualmente, più volte al giorno, sullo stesso rullo trasportatore, ma nel breve periodo nell’azienda dei fratelli Guainazzi verrà introdotto l’utilizzo di un carro unifeed con cui la razione sarà composta da foraggi e concentrati e il rullo verrà sfruttato per la distribuzione di mangime, utile per richiamare le capre al pasto. Il corridoio centrale di alimentazione, munito di rullo trasportatore, è rialzato rispetto al pavimento dei box di stabulazione, per consentire una corretta alimentazione degli animali. Sui laterali sono montate le autocatture, specifiche per gli ovi-caprini. L’installazione di questo sistema ha consentito e consentirà sempre più in futuro agli allevatori di ottimizzare i tempi di lavoro e di gestire al meglio l’alimentazione (apporto di foraggi e concentrati, programmazione della distribuzione), nonché di ottimizzare l’utilizzo degli spazi aziendali coperti. Nella stalla sono presenti anche delle ventole di raffrescamento, utilissime per migliorare il benessere e la salute degli animali, in particolar modo nelle giornate più calde e afose, tipiche della pianura Padana. Le capre dei fratelli Guainazzi sono molto fortunate, perché possono beneficiare anche di un paddock esterno, dove andare a “sgranchirsi le zampe”.

Se volete vedere come se la passano le capre dei Guainazzi potete visitare il loro sito internet www.agricolaguainazzi. it, la loro pagina Facebook e il loro profilo Instagram. Oppure potete andare a trovarle direttamente in azienda, in via Malocco 22, a Lonato (BS).

Il latte di capra contiene globuli di grasso e micelle di caseina (caseina che fa parte insieme alle sieroproteine, della frazione proteica) di dimensioni minori rispetto a quelli del latte vaccino. Ciò lo rende più digeribile, ma anche più difficile da lavorare durante la caseificazione. La presenza di alte percentuali di acidi a media e corta catena conferisce ai formaggi caprini il loro caratteristico odore e sapore.