Innovazione, benessere, sostenibilità

Innovazione, benessere, sostenibilità

di Paolo Malizia

Innovazione, benessere animale e attenzione alla sostenibilità

L’azienda agricola Invernizzi Adelio di Tortona è una stalla produttrice di latte entrata da alcuni mesi nella compagine di Comazoo. Questo, grazie a una collaborazione instauratasi tra la nostra cooperativa e la cooperativa Capazoo di San Nazzaro dei Burgondi in provincia di Pavia.

L’azienda agricola Invernizzi Adelio di Tortona è una stalla produttrice di latte entrata da alcuni mesi nella compagine di Comazoo. Questo, grazie a una collaborazione instauratasi tra la nostra cooperativa e la cooperativa Capazoo di San Nazzaro dei Burgondi in provincia di Pavia. L’azienda si colloca su una superficie di 250 Ha coltivati a mais, medica e cereali vernini, che la rendono completamente autosufficiente per quanto riguarda la componente foraggi e cereali concentrati. La qualità delle produzioni foraggere è tendenzialmente molto alta e orientata a ottenere la massima digeribilità a livello ruminale. In quest’ottica, da ormai 2 anni, sia il silomais che il pastone integrale di mais vengono trinciati con tecnica shredlage. Ciò ha consentito di ottenere insilati con valori elevati di NDF digeribile e di NDF fisica effettiva, verificati presso i nostri laboratori. Il latte prodotto viene conferito alla cooperativa Granlatte, di cui l’azienda è socia, con destinazione a latte alimentare. Attualmente la produzione media per capo si colloca a 34 litri. Nella razione somministrata alle bovine, le componenti in acquisto sono limitate ad alcuni sottoprodotti quali melasso e trebbie di birra e a un nucleo proteico concentrato che veicola parte della componente proteica e additivi tecnologici, prodotto da Comazoo. L’attenzione a massimizzare le produzioni agricole aziendali in funzione dei bisogni della componente zootecnica, con indubbi vantaggi dal punto di vista economico e ambientale, non è l’unica prerogativa di interesse di questa azienda; vi è anche un fortissimo impegno al miglioramento delle condizioni di benessere degli animali allevati. Tutto ciò ha fatto si che nell’anno 2018 l’azienda Invernizzi sia risultata la prima classificata tra tutte le aziende Granarolo, valutate per il benessere animale e la biosicurezza con sistema CReNBA. Tra gli aspetti relativi al benessere, il più caratterizzante l’azienda è sicuramente la grande disponibilità di spazio di riposo in alcuni gruppi in lattazione, che vengono stabulati su Compost Barn realizzato con l’utilizzo di digestato separato ottenuto dal biodigestore aziendale. In questi gruppi gli animali hanno a disposizione circa 20 metri quadri per capo. Tale lettiera viene “coltivata” due volte al giorno consentendone l’asciugatura per evaporazione; in questo modo si ottengono il massimo igiene e confort della bovina e si riducono gli smaltimenti nell’ambiente.

Il digestato separato viene utilizzato anche come materiale di riempimento per tutte le cuccette della stalla, determinando comfort e ottimi risultati da un punto di vista igienico sanitario della mammella. Nella stalla non sono presenti animali sporchi e la media della conta cellule somatiche nel latte è largamente sotto le 200.000. Il benessere degli animali derivante da questo tipo di stabulazione e dai box a lettiera permanente è aumentato dalla presenza di un impianto di ventilazione automatizzato costituito da ventilatori orizzontali e destratificatori verticali estremamente efficiente. Ricapitolando, grandi spazi, ampia disponibilità di punti abbeverata con acqua fresca e pulita, lettera e cuccette strutturare per dare il massimo comfort e igiene, sistemi di ventilazione dell’ambiente e di raffrescamento degli animali efficienti e produzione di foraggi aziendali altamente digeribili sono sicuramente i punti di partenza per ottenere produzioni economiche e qualità elevata del latte, con una attenzione anche agli aspetti di sostenibilità ambientale da cui un allevatore oggi non può esimersi.

COSA SONO E COME FUNZIONANO LE COMPOST BARN
di Sonia Rumi

Le Compost Barn sono aree di riposo di ampie dimensioni, prive di cuccette e riempite di soli liquami, o di liquami con l’aggiunta di materiale organico come segatura, paglia macinata o fibra di cocco. Di origine israeliana, sono state ideate per ridurre al minimo la produzione di liquame da smaltire nell’ambiente. Vengono anche definite “stalle coltivate” perché la gestione di questi box richiede che le lettiere vengano arieggiate non meno di due volte al giorno da attrezzi tipo erpici. Questo tipo di lavorazione, a volte con l’ausilio di appositi ventilatori, determina l’asciugatura per evaporazione e non per percolamento. L’arieggiamento, inoltre, porta all’ingresso di ossigeno e all’instaurarsi di fermentazioni utili affinché i batteri anaerobi vengano inibiti nella loro proliferazione. Da qui deriva l’atro importante vantaggio delle Compost Barn, ovvero dare la massima igiene e comfort alle bovine. Nelle Compost Barn il livello di pulizia degli animali è molto buono con indubbi risultati in termini di sanità della mammella e del piede. Questo tipo di stabulazione prevede che le bovine abbiano a disposizione un minimo di 15-20 m2/ capo oltre a 3-5 m2/capo di corsia di alimentazione in cemento e deve essere ubicata in stalle molto alte per garantire la massima ventilazione naturale.

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

di Mario Comba

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

La Cheratocongiuntivite Infettiva Bovina (IBK), è una patologia oculare presente in tutto il mondo, altamente contagiosa, non mortale, ma che può incidere in maniera determinante sull’economia dell’allevamento. E’ causata da un germe del genere Moraxella, e più precisamente da Moraxella Bovis che solitamente agisce come unico agente coinvolto nell’infezione.

Si sospetta però che i batteri del genere Mycoplasma, Chlamydia, l’Herpes virus Bovino tipo 1 (IBR) ed il Virus della Diarrea Bovina (BVD) possano predisporre i bovini alla colonizzazione da parte di Moraxella o che possano peggiorare la gravità di questa patologia, che si manifesta soprattutto in estate, durante la stagione del pascolo o in determinate condizioni di allevamento (ad es. in bovini allevati in feed-lots). Il riscontro però della malattia anche nelle vitellaie di diversi allevamenti di bovini da latte di pianura, impone ad allevatori e veterinari una attenzione particolare già dalla comparsa dei primi sintomi. Gli animali adulti non sono immuni dall’infezione, soprattutto quando allevati in condizioni di sovraffollamento ed in presenza di forti infestazioni da insetti vettori.

La trasmissione avviene attraverso il secreto oculare, quindi attraverso un stretto contatto degli animali, per l’azione di insetti, alimenti contaminati, acqua di abbeverata o mani del personale addetto agli animali. Le mosche rappresentano però la prima causa di trasmissione del batterio da un animale all’altro, attraverso il trasporto del secreto lacrimale infetto. Altri fattori concorrono però alla diffusione della malattia nella mandria: l’età dell’animale (giovani), la concentrazione (elevata), il trasporto, la luce solare (raggi uv), la presenza nell’aria di alte concentrazioni di polvere e pollini, la presenza, nell’erba del pascolo, di essenze vegetali ad effetto irritante per gli occhi e la carenza di vit A della razione alimentare. La cheratocongiuntivite si manifesta nello stadio iniziale con fotofobia (fastidio provocato dalla luce), arrossamento della congiuntiva, scolo lacrimale, chiusura delle palpebre e, talvolta, febbre ed inappetenza. Successivamente si verifica la formazione di un area opaca nella parte centrale della cornea, inizialmente puntiforme e successivamente più allargata ed ispessita. Questa lesione si trasforma rapidamente in ulcera della cornea e, in mancanza di trattamento, l’infezione può estendersi all’interno dell’occhio, con perforazione della cornea, prolasso dell’iride e successiva perdita completa della funzionalità dell’occhio e quindi della vista. Anche in animali trattati precocemente possono rimanere cicatrici corneali con compromissione definitiva della vista.

La durata di questa malattia è diversa a secondo del quadro clinico, ma mediamente oscilla tra qualche giorno ed alcune settimane. In alcuni vitelli malati, la cornea, già tre giorni dopo l’inizio della malattia, è già così opaca da impedire totalmente la visione. Le forme leggere possono guarire spontaneamente, ma, proprio per questo, vengono spesso sottovalutate e prese come pretesto per non trattare gli animali malati.

Come moltissime patologie, è indispensabile essere certi della diagnosi, per distinguere questa cheratocongiuntivite da altre forme dovute a presenza di corpi estranei nel sacco congiuntivale, ferite corneali, congiuntiviti da virus (IBR e BVD) e congiuntiviti batteriche (Mycoplasma, Chlamydia, Listeria). Il tampone oculare ben eseguito e trasportato tempestivamente al laboratorio in terreno di coltura appropriato (gel di agar), rappresenta certamente un ottimo sistema diagnostico.

Gli animali ammalati vanno collocati in ambienti non fortemente illuminati, a causa dello stress provocato loro dalla luce diretta. Il trattamento locale con pomate o colliri oftalmici contenenti prodotti antibiotici, pur essendo efficace, risulta certamente di difficile esecuzione, soprattutto se il numero di animali colpiti dalla malattia è elevato. La terapia parenterale con Tulatromicina (prodotto registrato per l’IBK, ma non utilizzabile in animali in lattazione) per via sottocutanea in unica iniezione è risultato efficace nella riduzione della sintomatologia a patto di allontanare comunque i soggetti colpiti da quelli apparentemente sani.

Sono allo studio vaccini stabulogeni realizzati utilizzando ceppi Moraxella Bovis isolati da prelievi in azienda ed utilizzati successivamente per la vaccinazione dell’intera mandria. Di grande importanza rimane il controllo delle mosche con marche auricolari impregnate di repellenti per gli insetti, la riduzione al minimo della polvere presente nei fieni e nelle mangiatoie, la creazione di zone d’ombra per gli animali e, indirettamente, l’immunizzazione contro malattie virali come la Rinotracheite Infettiva Bovina (IBR) e la Diarrea Bovina da Virus (BVD). Nonostante questa patologia non porti a morte i giovani bovini colpiti, il suo impatto economico può essere notevole a causa della riduzione dell’incremento ponderale conseguentemente dell’impatto sulle performance riproduttive e produttive previste per la rimonta della mandria.

Transizione 4.0

Transizione 4.0

di Dario Banni

A Cremona si è svolto il seminario incentrato sulla fase di transizione nella bovina da latte organizzato da Granda Team. Sul palco sono saliti allevatori di alcune importanti realtà aziendali e professionisti del settore per portare le loro esperienze nell’ambito del programma Transizione 4.0. Questo programma consiste in un protocollo di lavoro che prevede accanto all’assistenza di personale qualificato e a strategie nutrizionali ad hoc, l’utilizzo di prodotti validati scientificamente e di tecnologie innovative per la gestione della mandria nella fase di gestazione.

Luciano Cominio, dell’azienda Lembo Farm, ha affermato che è riuscito a migliorare la fase di transizione, attraverso una divisione delle asciutte in gruppi di alimentazione, così da controllare meglio il DCAD (differenza cationi-anioni, ovvero, Potassio e Sodio, meno Cloro e Zolfo) delle razioni. Questa differenza si è cercato di mantenerla il più possibile vicina a zero, mentre nella transizionbe è stata ridotta ulteriormente grazie anche al controllo del pH delle urine sono riusciti a ridurre l’incidenza dell’ipocalcemia, oltre a metriti e chetosi. Con tale risultato hanno registrato un incremento medio della produzione di latte alla quarta settimana di lattazione di 2,2 litri. Sommando questo, con la minor incidenza delle patologie, sono riusciti ad ottenere un sensibile aumento degli utili. Invece, nell’azienda “San Rocco” di Massimiliano Zocca, con l’adozione del programma Transizione 4.0 hanno scelto di eliminare il close up alimentare, pur gestendo in modo differente le vacche prossime al parto dalle altre. Così facendo affermano di aver aumentato la produzione media di 1-3 kg di latte. Parallelamente, nel post parto monitorano la calcemia e forniscono, nei casi di carenza, una frazione di calcio metabolizzabile attiva, attraverso l’integrazione di carbonato di calcio. Oltre a ciò misurano i livelli di fosfatemia, magnesemia e di beta idrossibutirrato (BHB), per prevenire carenze e problemi di chetosi. Anche nell’azienda “San Giovanni”, di Daniele Dalle Palle, si è optato di rimuovere il close up e di adottare modifiche strutturali, per ridurre le fonti di stress, insieme all’uso di tecnologie per la raccolta e monitoraggio dei dati, con risultati positivi. Renato Di Fonzo di Cirioagricola, grazie a questo programma si è dotato di alcuni sensori che monitorano le vacche, in modo da cogliere per tempo le situazioni di allarme ed intervenire prontamente. Così facendo, grazie alle nuove tecnologie e ad alcune modifiche alimentari è riuscito a migliorare in generale la stalla. Matteo Boggian dell’azienda Maccarese, ha affermato che, a seguito dell’insorgenza di molti problemi, si è affidato a questo programma e all’adozione di sostanziali modifiche strutturali, portando a 75 m2/capo la superficie per l’asciutta e 30 m2/capo per gli animali in lattazione. Con la riduzione delle fonti di stress ed una maggiore cura dell’alimentazione delle asciutte, è riuscito a prevenire le patologie metaboliche e a migliorare l’utile aziendale. Massimiliano Intini, cow monitoring specialist scr Europe, ha affermato che nel post parto si hanno il 75% delle patologie di una stalla, influenzate dal livello d’ingestione e dallo stato immunologico degli animali. Per ridurre queste patologie risulta fondamentale la prevenzione, il recupero in tempi rapidi e seguire dei precisi protocolli di transizione. Questi protocolli prevedono, un’iniziale raccolta dati, attraverso l’uso di varie tecnologie che seguono animale per animale ed una successiva analisi degli stessi, tenendo conto della consistenza del gruppo e scegliendo un parametro che non possa essere influenzato dall’ambiente, come ad esempio la ruminazione. Così facendo, nel momento in cui i dati di un animale non siano paragonabili col resto del gruppo, viene segnalato un possibile problema. Allo stesso modo, anche la variazione repentina dei dati raccolti è indice di problemi. Lo stesso relatore ha spiegato come l’indice di salute di questo programma sia un parametro estremamente importante, in quanto permette di capire lo stato di un animale, prima ancora che questi mostri segnali di sofferenza. Anche Paola Amodeo, responsabile Dairy Comp. Alta Italia, ha affermato che, nella fase di transizione è fondamentale controllare che gli animali abbiano un corretto livello d’ingestione, un buono stato di salute e di pulizia, che gli operatori abbiano un’idonea formazione e che la stalla garantisca un certo benessere animale econ riduzione dello stress. Inoltre è necessario minimizzare tutto ciò che possa portare a conseguenze negative, quali i cali d’ingestione, i picchi di lattazione bassi e gli stress ossidativi. A tale scopo risultano utili tutti quegli strumenti di controllo che consentono di raccogliere dati, a patto che siano elaborati da un buon software, che siano inseriti nel contesto di stalla e che vengano conservati e confrontati nel tempo. Tutto questo deve aiutare a ridurre il numero di capi riformati nei primi 60 giorni di lattazione, voce di costo molto importante. L’importanza dell’osservare l’ingestione di sostanza secca nella fase di transizione è stata ripresa anche da Alessandro Ricci dell’Università di Torino. Infatti il glucosio nel circolo ematico è impiegato per la produzione lattea (per fare 1 kg di latte servono 72 g di glucosio), oltre che per il sistema immunitario e quello ormonale. Risulta quindi indispensabile il monitoraggio della glicemia in questa fase, dato che, si hanno importanti cambiamenti ormonali ed un calo dei polimorfonucleati, sia prima che dopo il parto. Cristian Rota, specialista dei dati economici, infine, mostrando alcuni dati, ha evidenziato come una buona gestione della fase di transizione, influenza significativamente l’economia di un’azienda. Infatti, una gestione efficiente di questo periodo può fornire quelle risorse necessarie per poter rendere più remunerativo il proprio lavoro o per operare quegli investimenti utili a migliorare la propria impresa.

Il segreto della positività nell’allevamento caprino

Il segreto della positività nell’allevamento caprino

di Stefano Giovenzana

Pur rappresentando una quota marginale nell’attività della cooperativa, l’allevamento caprino da latte sta facendo riscontrare un andamento positivo sia per quanto riguarda il numero di aziende che scelgono COMAZOO, sia per il volume di consumi.

Rispetto agli altri settori zootecnici, quello caprino ha un’articolazione un pò differente; innanzitutto la maggior parte delle aziende è di costituzione relativamente recente oppure in alcuni casi si tratta di conversione da altri settori zootecnici, ed è condotta da allevatori piuttosto giovani. Se tradizionalmente era considerato un allevamento tipico delle aree di montagna oggi trova larga diffusione e nuovo slancio anche nelle zone di pianura. La maggior parte degli allevamenti ha dimensioni contenute (al di sotto dei 100 capi in lattazione) e trasforma direttamente il proprio latte commercializzando poi i prodotti direttamente; esistono però anche diverse realtà di dimensioni maggiori (mediamente 200-300 capi in lattazione) ove il latte viene destinato alla vendita a caseifici industriali. Per molti aspetti paragonabile, facendo le opportune proporzioni, all’allevamento del bovino da latte, l’allevamento caprino ha però alcune peculiarità fondamentali da conoscere per riuscire a massimizzarne la resa; la più evidente tra queste caratteristiche specifiche è la stagionalità del periodo riproduttivo. Alle nostre latitudini e con le razze che si allevano nelle nostre aree la stagione riproduttiva comincia in genere dalla fine di agosto e si protrae fino a gennaio; ne consegue una stagionalità sia nel susseguirsi degli impegni in azienda (gestione dei parti, della capretteria, della rimonta) sia della disponibilità di prodotti: la produzione di latte e formaggi ha un andamento fluttuante nel corso dell’anno che spesso non si coniuga con le richieste di mercato (specie della grande distribuzione). Esistono una serie di interventi che si possono mettere in campo al fine di “correggere” questa stagionalità, per avere una distribuzione delle produzioni e anche dei carichi di lavoro più consona con le esigenze aziendali. In genere per le aziende che vendono latte esistono delle griglie di pagamento che, oltre alla qualità (intesa come titoli di grasso, proteine, carica batterica e tenore di cellule somatiche), vanno a premiare le produzioni cosiddette “fuori stagione” vale a dire il latte prodotto nei mesi invernali (di solito da ottobre a febbraio). Per chi trasforma e commercializza i formaggi diventa strategico capire come varia la domanda dei propri clienti nei vari periodi dell’anno (spesso in dicembre si registra un aumento della richiesta di prodotti di origine caprina a fronte di un periodo di improduttività delle capre). Proprio per questo occorre una programmazione specifica e ben studiata sviluppata in base alle esigenze ed alle potenzialità della singola azienda: gestire al meglio l’organizzazione della riproduzione è una delle chiavi di volta del successo di un’azienda. Parto da queste considerazioni sull’organizzazione della produzione per collegarmi ad un altro aspetto strategico: l’allevamento della rimonta. Mentre nel caso dei bovini da latte esiste un mercato di animali da vita, gravidi o in produzione, nel settore caprino questa disponibilità non c’è; il reperimento di soggetti per sopperire ad errori o incidenti di percorso nella fase di gestione della riproduzione è molto difficile e spesso espone anche a rischi di carattere sanitario. Si rende quindi necessario e assolutamente vantaggioso allevare in maniera impeccabile la propria rimonta a partire dalla colostratura, alla fase lattea, allo svezzamento ed al successivo accrescimento per arrivare ad ottenere caprette fertili ben sviluppate e che possano entrare in produzione già a 12-13 mesi. Questi risultati si ottengono con una combinazione di diversi fattori:

1. La sanità dei soggetti,
2. La gestione alimentare,
3. L’ambiente di allevamento.

1. Gli aspetti sanitari da tenere maggiormente sotto controllo per l’allevamento delle caprette sono le patologie respiratorie, le closridiosi e la coccidiosi. Spesso vale la pena “giocare d’anticipo” provvedendo ad impostare piani vaccinali consultando il veterinario aziendale. Per quanto riguarda la coccidiosi è opportuno monitorare con attenzione lo sviluppo della parassitosi, sia prestando la dovuta attenzione all’insorgenza dei primi sintomi sia monitrando la situazione con analisi coprologiche.

2. La gestione alimentare deve essere monitorata attentamente soprattutto nelle prime fasi: l’assunzione del colostro in quantità sufficiente nei tempi e nei modi opportuni rappresenta il primo importante step seguito dalla fase dell’alimentazione lattea. Se si opta per la somministrazione di latte in polvere riscostituito occorre scegliere un prodotto di alta qualità, forse più caro ma senza dubbio più sicuro e più performante e rispettarne le dosi di diluizione e la temperatura di somministrazione. La somministrazione può avvenire con allattatrice automtica o con somministrazione a pasti (2 o meglio 3 al giorno) con secchi multibiberon o canalina ma senza comunque scordarsi la quotidiana pulizia e manutenzione delle attrezzature. Già in questa fase è necessario mettere a disposizione delle caprette acqua pulita, foraggio e idoneo mangime in modo da arrivare allo svezzamento con animali già abituati a mangiare. Operando in questo modo si può ricorrere allo svezzamento drastico, sospendendo la somministrazione di latte da un giorno all’altro quando la capretta ha raggiunto il peso di 17kg. Da questo punto fino alla fase riproduttiva le caprette vanno alimentate in maniera equilibrata per arrivare all’età di 7-8 mesi al peso ideale di 35kg con un incremento giornaliero medio di 100gr/giorno.

3. Le condizioni ambientali della capretteria sono fondamentali perché animali sani e ben alimentati riescano ad esprimere al meglio le proprie potenzialità; per condizioni ambientali intendo la disponibilità di superficie pro-capite (almeno 1mq/capo svezzato), la possibilità di accesso all’alimento (almeno una tettarella ogni 15/20 capretti in fase lattea, 25/30cm di fornte mangiatoia dopo lo svezzamento), la disponibilità di lettiera asciutta ben impagliata ed il corretto ricambio d’aria.

Perchè il Cooga ha fatto boom

Perchè il Cooga ha fatto boom

di Tommaso Pucci e Sonia Rumi

Negli scorsi numeri abbiamo sempre raccontato chi siamo e quali sono i nostri progetti, dalle attività formative ai momenti di condivisione; ma come mai il gruppo è così frequentato?

Siamo convinti che la condivisione sia la chiave del successo del Cooga. Andando controcorrente rispetto alla cultura della chiusura diffusa nel settore dell’agricoltura, i giovani delle cooperative hanno deciso di condividere i loro “segreti professionali” non solo utilizzando i moderni strumenti comunicativi, ma anche vivendo insieme le esperienze. Il gruppo Cooga si è ritrovato a giugno per verificare il programma svolto nel 2017-2018 ed analizzando dinamiche positive e negative dell’anno passato, è stato redatto il nuovo programma 2018-2019. Il primo è già previsto per ottobre; un gruppo di giovani parteciperà al viaggio tecnico formativo che si svolgerà in Israele con l’obiettivo di trasferire l’esperienza all’interno del gruppo.

La programmazione successiva sarà caratterizzata da momenti formativi e incontri tecnici di attuale interesse e necessità. Il gruppo durante tutto l’anno si ritrova anche in momenti meno formali per condividere le esperienze vissute nelle loro aziende con l’obiettivo ultimo di … stare insieme! Se sei un/una giovane ragazzo o ragazza che è interessato/ a a vivere con noi questo percorso… Contattaci direttamente tramite Facebook Cooga – Cooperazione Giovani Agricoltori oppure direttamente al 3331766369 o 3357896281. Cogli l’occasione di crescere insieme a noi!

PROGRAMMAZIONE 2018/2019

Viaggio tecnico formativo dal 3 al 7 ottobre in Israele (4 giovani partecipanti);

Secondo incontro tecnico con Cristian Rota “L’obiettivo è produrre latte a basso costo”. Descrizione degli indicatori all’interno del Conto Economico che permettono di valutare realmente l’efficienza della gestione aziendale.

LA COOPERAZIONE: Cosa è una cooperativa? Cenni storici, tipologie e valori – Un volano per favorire la crescita di futuri imprenditori.

Visita in campo di aziende con ROBOT DI MUNGITURA: Diffusione e consolidamento di un nuovo sistema di mungitura e di management della mandria: gestione degli auto-alimentatori e collocazione all’interno della stalla.

BANCHE: Rating-analisi aziendale, rapporto bancaazienda per il giovane agricoltore e presa coscienza del ruolo della banca nel mondo agricolo.

Incontro/Scambio con la LATTERIA SORESINA: su stimolo dei partecipanti del COOGA, allo scopo di conoscere il gruppo giovani della Latteria Soresina. L’obiettivo è lo scambio reciproco delle esperienze e la considerazione di questo gruppo di giovani allevatori come esempio da riportare all’interno del Cooga.

• Gennaio 2019 Winter Farmer Party – Terza edizione

Nel 2019 obiettivo CIRIO AGRICOLA: Visita guidata di una importante realtà agricola sita nel casertano, è da considerarsi fra le aziende più all’avanguardia in Europa.

 

Testimonianze

Serena Dossi
“Partecipo perché il confronto è positivo… uscire dalla propria realtà aziendale fa sempre crescere! L’impostazione amichevole e scherzosa aiuta a fare gruppo e a parlare apertamente.”

Luca Guidetti
“Partecipo al Cooga da molti anni e si è creato un gruppo affiatato, piacevole e interessante per gli argomenti trattati.”

Marco Piva
“Le attività del Cooga non solo mi hanno permesso di maturare come persona ma anche come cooperatore. Il gruppo è unito e viene spontaneo organizzare e partecipare alle sue attività.”

Barbara Greggio
“Nel Cooga abbiamo l’occasione di approfondire gli argomenti di maggiore interesse, ma soprattutto di confrontarci tra di noi. Fra i partecipanti c’è molta intesa.”

Simone Silvestri
“Il legame che ci unisce si è rafforzato negli anni dando origine a un gruppo coeso con interessi ed obiettivi comuni, voglia di confrontarsi e non di giudicarsi, voglia di imparare cose nuove e di crescere. Le tematiche affrontate durante gli incontri formativi sono sempre state attuali ed esposte da relatori competenti e preparati

In fiera insieme

In fiera insieme

PULLMAN + BIGLIETTO FIERA CR + SALTA CODA + RISTORO DI BENVENUTO + GADGET CIS

Le cooperative vi portano gratuitamente alla fiera agricola di Cremona dal 24 al 26 ottobre!

24 ottobre:

8.15 ISEO (BS) Conad in Via Paolo VI n.52
8.45 CHIARI (BS) Coop. ComaNove
Via Cologne, 3, 25032 Chiari BS

25 e 26 ottobre:

8.00 SALO’ (BS) Piazza Mercato
8.30 MONTICHIARI (BS) Agricam

26 ottobre:

8.30 GOITO (MN) Distributore Agip-Eni
Strada Statale Goitese, 411, 46044 Goito MN
Rientro alle 17.00 – Minimo 30 partecipanti per tratta

Per informazioni e prenotazione: Consorzio Intercooperativo Servizi

Tommaso Pucci 030/964961
pucci@cisintercoop.eu – 3331766369