In viaggio con CIS

In viaggio con CIS

Un nuovo viaggio, una nuova meta da vivere tra storia e paesaggi

8-12 Ottobre 2018

A partire dal 15 aprile contatta PersonalEvent e scopri tutti i dettagli del tuo nuovo viaggio.

E-mail: elena.redenti@personalevent.it

Un invito a partecipare

Un invito a partecipare

di Marco Baresi

Cari soci, Come tutti gli anni, ci attende un appuntamento importante: l’assemblea generale di Bilancio delle nostre cooperative, che si terrà giovedì 26 aprile dalle ore 19.30 alle 22.30 e che si concluderà con il tradizionale “pane e salamina”. L’argomento principale della serata sarà, naturalmente, l’andamento economico-finanziario delle cooperative nel 2017, con diversi riferimenti numerici e comparazioni rispetto agli anni precedenti. Mantenendo lo spirito di coordinamento e innovazione, che abbiamo messo in moto per e durante la Festa di Natale 2017, questa sarà quindi anche un’occasione per rivedere l’operatività delle nostre cooperative, raccontando, oltre ai numeri sempre significativi, le esperienze, le attività, le difficoltà e gli obiettivi raggiunti durante l’anno. Coinvolgendo i responsabili amministrativi delle cooperative, coordinati da Tommaso Pucci e Pietro Arrigoni – Regista teatrale, stiamo preparando un’Assemblea nuova che comunichi con la “bellezza delle parole” alla quale vale la pena essere presenti. Quindi rivolgo a tutti l’invito a partecipare per condividere il risultato degli sforzi e i risultati economici ottenuti dalle nostre cooperative. L’intento è quello di scoprire e far conoscere il nostro lavoro, coinvolgendo i presenti e confrontandosi: il post assemblea potrà essere l’occasione proprio per questo perchè “dando alle persone il potere della condivisione, stiamo rendendo il mondo più trasparente”.

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Sempre più numerosi

Sempre più numerosi

Festa Cooga 28 gennaio 2018

di Michele Tosoni

La seconda edizione del Winter Farmer Party organizzata dal CooGA (Cooperazione Giovani Agricoltori) ha riscosso anche quest’anno un grande successo. All’evento hanno partecipato più di 120 persone e, grazie alla precisa organizzazione dei ragazzi del gruppo, si sono godute una fantastica giornata. I partecipanti e le partecipanti sono stati accolti con un aperitivo di benvenuto realizzato con prodotti delle fattorie dei soci e successivamente sono stati suddivisi in sette squadre per partecipare ad un gioco. Prima di iniziare la competizione il presidente di CIS Marco Baresi è intervenuto ribadendo gli obiettivi del consorzio (cooperazione, coinvolgimento, sguardo al futuro) e ricordando ai giovani l’importanza delle azioni dei loro predecessori. La mentalità cooperativa, che era già insita nei nonni e nei bisnonni dei giovani presenti all’evento, ha permesso di realizzare il sogno nato negli anni ’70 e il presidente ha ribadito come “è grazie a loro se oggi noi siamo qui”. Successivamente è intervenuto Paolo Foglietti che, sul onda di quanto già affermato dal presidente Baresi, ha esortato i giovani agricoltori: “…Rimboccatevi le maniche perché solo voi potete essere artefici del vostro futuro!”. La competizione è poi iniziata con ben sette gruppi schierati ai blocchi di partenza: COMAB, AGRICAM, COMAZOO, COMISAG, CIS, COOGA e PITSTOP. Il gioco consisteva in un giro dell’oca un po’ particolare, #JUMANJICOOGA, composto da caselle che rimandavano a domande storiche sulle cooperative, quesiti relativi all’agricoltura e prove fisiche con toro meccanico, gioco del martello, staffetta con le carriole e sacconi ma anche caselle con Bonus e Penitenze per rendere la sfida più competitiva. I giovani sono stati invogliati a collaborare giocando e la competizione è stata un’occasione per conoscere nuove persone, apprendere i passaggi storici che hanno carattedi rizzato la storia delle cooperative, tutto tramite lo strumento del gioco esperienziale al fine di trasmettere i 7 principi della cooperazione su cui si basano le nostre realtà. A trionfare è stato il gruppo “PIT STOP”, che dopo tiri di dado, prove fisiche e domande ha avuto la giusta ricompensa; un buono di € 500 spendibili presso le cooperative del gruppo Cis – Consorzio Intercooperativo Servizi. Al termine della competizione, si è svolto il pranzo a base di risotto, spiedo con polenta e sbrisolona. I giovani del COOGA si sono rimboccati subito le maniche per servire gli altri commensali (i giovani agricoltori non si tirano mai indietro) e hanno controllato che andasse tutto per il meglio. Nel pomeriggio il dj set Francesco Nasti (VivaFm) ha accompagnato la prosecuzione della festa che ha visto gli agricoltori gareggiare al toro meccanico e al gioco del martello, mettendo in pratica la determinazione che contraddistingue un buon agricoltore del COOGA 2018. Il Winter Farmer Party è stato un vero e proprio successo e ci auguriamo che l’anno prossimo partecipi un numero maggiore di agricoltori. L’obiettivo della manifestazione è quello di coinvolgere un numero sempre crescente di ragazzi e ragazze nelle attività delle Cooperative ed è fondamentale per il CIS far capire ai giovani che la cooperazione e l’unione fanno la forza. È stato bello vedere come i componenti del COOGA si siano messi in gioco per il secondo anno consecutivo con entusiasmo e con il desiderio di ripetere questa bella esperienza; non bisogna dimenticare il lavoro di organizzazione e di sforzo fisico (allestimento e smantellamento del salone) svolto dai giovani del Cooga. I giovani costituiscono la linfa nuova che deve entrare a far parte delle cooperative con idee, proposte, osservazioni ed è per questo motivo che il COOGA desidera coinvolgerli. Conoscere persone che nel pomeriggio sono tornate a casa perché dovevano svolgere alcuni lavori è stato un vero piacere, poichè significa che desideravano veramente partecipare all’evento nonostante gli impegni quotidiani. Il nostro obiettivo era quello di farvi divertire, favorendo l’interazione e facendovi capire che grazie alla cooperazione si possono raggiungere traguardi ben più alti della vittoria al gioco dell’oca. Cari giovani agricoltori, siete la nostra forza e quindi vi aspettiamo l’anno prossimo con la terza edizione del Winter Farmer Party!

Non la solita assemblea

Non la solita assemblea

Giovedì 26 aprile dalle ore 19:00

Presso la Cooperativa Agricam
via Bornate 1 Montichiari (BS)

Assemblea generale di approvazione bilancio 2017 delle cooperative

Programma
19.00 registrazione
19.30 esposizione bilanci: agricam – comisag – comab – comazoo
22.30 rinfresco

omaggio per tutti i presenti – rinfresco a fine serata

La malattia respiratoria dei vitelli (brd)

La malattia respiratoria dei vitelli (brd)

di Mario Comba

Le odierne condizioni di allevamento del giovane bestiame impongono sempre maggior attenzione alla salute dei vitelli nei loro primi sei mesi di vita. Tra le patologie più frequenti che si verificano in questo periodo assumono un peso fondamentale le forme respiratorie. La mortalità nel periodo pre e post svezzamento rappresenta una perdita importante che incide pesantemente sulla gestione economica dell’allevamento. Ma anche nell’ipotesi di “salvare il vitello”, i giorni di malattia compromettono l’accrescimento e, conseguentemente, la futura carriera riproduttiva e produttiva delle manze. Il mancato accrescimento di animali che hanno superato forme respiratorie e sono ancora presenti in stalla può raggiungere i 10 Kg di peso in meno a tre mesi di vita, ed arrivare fino ad un perdita di 30 kg nel periodo della prima fecondazione (13-14 mesi). L’età al primo parto viene così ritardata di almeno due settimane ed infine la produzione di latte di una primipara subisce una riduzione valutabile attorno al 2%. È necessario quindi affrontare con anticipo il problema prestando attenzione ai segni di riconoscimento precoci della malattia. La malattia respiratoria è provocata nella maggior parte dei casi dall’azione concomitante di agenti causali diversi. È’ infatti nota come BRD (Bovine Respiratory Disease) e coinvolge l’azione di virus e batteri. I principali virus sono: Parainfluenza 3 (PI3), Virus Respiratorio Sinciziale (BRSV), Coronavirus (BoCV) ed il Virus della Rinotracheite Infettiva (IBR).

punteggio_stato_respTra i batteri vanno considerati il Mycoplasma Bovis, la Pasteurella multocida, la Mannehimia haemolitica e l’Histophilus somni. Dall’azione combinata di questi microrganismi spesso esitano forme respiratorie complesse, per questo definite “Sindromi respiratorie”. L’attenzione dell’allevatore dovrà essere quindi volta a diminuire, anche drasticamente, il rischio di esposizione a questi agenti infettanti. Prevenzione fondamentale quindi è la corretta colostratura con colostro sano, di buona qualità e somministrato con modalità, tempistiche e dosaggi ottimali. I vitelli colostrati in maniera scorretta saranno esposti al rischio di insufficiente trasferimento di anticorpi colostrali materni e quindi meno protetti. Anche la corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale: assolutamente da evitare il latte di scarto, soprattutto se non pastorizzato. I vitelli neonati devono essere tenuti in ambiente pulito, caldo (lampade a raggi IR)e asciutto. E’necessaria una buona ventilazione, mentre rischiosissima é l’esposizione alle correnti d’aria. Nella fase pre svezzamento sono ideali le situazioni con gabbiette singole, ben coibentate e posizionate nelle zone dell’allevamento con minore escursione termica tra giorno e la notte. Nella fase successiva di rimescolamento in box multipli, il rischio di contrarre una malattia respiratoria aumenta per tutto il gruppo. E’ indispensabile quindi evitare il sovraffollamento disponendo quindi di una superficie minima di 3 mq per capo con non più di 10 soggetti per box. La terapia delle forme respiratorie dei vitelli deve sempre essere impostata ed eseguita con la stretta collaborazione del veterinario aziendale. Come, peraltro, in quasi tutte le forme patologiche, l’intervento precoce aumenta sensibilmente le possibilità di guarigione. Per questo è utile quindi controllare frequentemente lo stato di salute degli animali. Nella figura seguente si mostra un sistema di valutazione a punteggio approntato dai veterinari ricercatori della Winsconsin University US). Il modello in questione, molto intuitivo , permette di valutare lo stato sanitario respiratorio dei vitelli sommando i valori osservati in ognuno dei quattro punti di attenzione: scolo nasale, scolo oculare, posizione dei padiglioni auricolari e tosse. Sommando i punteggi osservati per i quattro parametri di valutazione si ottiene un punteggio totale che aiuta nella scelta delle strategie di intervento: ad un punteggio compreso tra 5 ed 8 i vitelli devono essere sottoposti a sorveglianza frequente per escludere che non siano nella fase di incubazione della malattia, mentre per valori compresi tra 9 ed 11 sarà necessario intraprendere le terapie necessarie, con buone probabilità di guarigione. Oltre il punteggio 11 la prognosi sarà meno favorevole. Le terapie antibiotiche, antinfiammatorie e di sostegno assumono comunque un ruolo fondamentale e vanno intraprese sulla base di una diagnosi il più possibile corretta e suffragata da mirate indagini cliniche e laboratoristiche. Riguardo alla prevenzione della malattia respiratoria del vitello assume un ruolo determinante l’intervento vaccinale. In Italia sono al momento disponibili vaccini di varia natura utilizzabili per la profilassi delle forme virali e batteriche più frequenti (IBR / BVD / BRSV / PI3/ M.haemolitica / P. multocida). Lo scopo della vaccinazione è quello di creare una barriera immunitaria nei confronti degli agenti microbici e di ridurre le forme cliniche in caso di infezione. Da ricordare che il vitello esaurisce la protezione immunitaria data dal colostro materno in tempi brevi (addirittura entro le tre settimane di vita per i virus BRSV e PI3). Questo comporta l’aumento del rischio di contrarre infezioni nei primi due /tre mesi di vita e cioè fino a quando il suo sistema immunitario non diventa competente e quindi autonomo. I protocolli vaccinali dovranno quindi essere stabiliti dal veterinario aziendale, sulla base della conoscenza di ogni singolo allevamento e degli eventuali esami sierologici atti ad accertare la presenza/ assenza dei suddetti microrganismi a livello dell’allevamento stesso. Lo sviluppo di nuovi vaccini ed il continuo miglioramento delle loro modalità di utilizzo si sposa sempre più con le future limitazioni nell’uso di antibiotici in forma di chemioprofilassi, ad oggi ancora largamente utilizzati negli allevamenti intensivi. Concludendo, la certezza che la vitellaia sia “a posto” impone un lavoro quotidiano di alto profilo sia dal punto di vista gestionale che da quello tecnico. Allevare vitelli sani non è facile, ed il rischio di posporre o demandare la risoluzione di un problema è abbastanza frequente. Senza contare che, spesso il risultato dello sforzo profuso in questa attività non è soddisfacente e spesso frustrante. Solo dall’attenzione, dal lavoro organizzato e metodico e dalla prevenzione si potranno ottenere risultati nel settore dell’allevamento che di più “si gioca” tutti i giorni il proprio futuro.

Unica via per l’italia: distintività, qualità, filiere tracciate

Unica via per l’italia: distintività, qualità, filiere tracciate

di Angelo Frascarelli  

“Il mercato ci dà ragione, ma serve organizzazione per portare in modo efficiente il prodotto dal campo alla tavola. E innovazione e diffusione delle tecnologie digitali.” Il Professor Angelo Frascarelli è Docente di Economia e Politica Agraria presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Perugia. Collabora con FILBIO in qualità di consulente scientifico per l’analisi dei fabbisogni e del modello di governance. Nelle economie sviluppate, oggi, gli alimenti sono in eccesso. E i prezzi sono bassi. Cosa deve fare l’agricoltura italiana di fronte a questa situazione? Inseguire il modello Usa, verso una maggiore competitività basata sui prezzi? No, saremmo sempre perdenti, non copiamo gli Usa. Allora bisogna chiedere dazi e protezionismo? Questa direzione, è attualmente molto di moda in Italia, alimentata dalla tesi del sovranismo. Il protezionismo è una via fallimentare. L’agricoltura italiana è vocata all’esportazione. L’unica strada: l’agroalimentare italiano deve orientarsi alla distintività, alla qualità e alle filiere tracciate e organizzate. Il mercato ci dà ragione. Infatti, se è vero che nelle economie sviluppate, oggi, gli alimenti sono in eccesso, contestualmente la nuova economia attribuisce ai prodotti alimentari sempre meno un valore d’uso e sempre più un valore emozionale. In questo senso, il made in Italy ha una grande forza e consente il passaggio dei nostri prodotti agricoli e alimentari da commodity a speciality. L’Italia è leader mondiale per numero di prodotti certificati e l’italianità è sempre più determinante nella scelta di alcune categorie di prodotto. Il 72% degli italiani vuole sapere tutto ciò che è contenuto nel cibo; il 71% apprezza le aziende trasparenti su origini e modalità di produzione, allevamento e coltivazione dei prodotti (Fonte: Nielsen, 2017). L’italianità premia, con crescite dei consumi più elevate rispetto al resto del comparto food. Ad esempio nel settore del latte, il consumo dei prodotti senza origine segna un -4,9%, mentre il latte italiano è sostanzialmente stabile (-0,4%) e quello regionale o locale (sardo, toscano, piemontese, atesino) segna un +1,6%. La distintività è preferita dal consumatore, ma non basta! Le normative sull’obbligo dell’indicazione dell’origine, come quella della pasta, sono utili, ma non bastano. Occorrono gli altri attributi della qualità (gusto, facilità d’uso ecc.); ad esempio, non basta la carne italiana, occorre l’innovazione d’uso: il taglio della Chianina più venduto è oggi l’hamburger, non è la fiorentina. Il mercato vuole continuamente innovazione, anche nei prodotti tradizionali. Il consumatore, poi, chiede sempre più informazioni e vuole la certezza dell’origine, per cui le filiere devono essere tracciate. Affinché questo si avveri, in agricoltura, occorrono consapevolezza, unitarietà e saper fare gruppo. Serve organizzazione per portare in modo efficiente il prodotto dal campo alla tavola; da questo punto di vista in Italia il sistema agroalimentare è molto indietro. Negli ultimi anni, il nostro Paese è evoluto verso imprese che producono molto bene, ma altrettanto importante è vendere bene. Un’impresa che non ha in mano la variabile “prezzo” non ha futuro. E per di più deve investire in comunicazione. Gli imprenditori agricoli italiani devono risolvere la frammentazione, con una cooperazione efficiente, fare economie di scala, logistica e avere la proprietà della marca. Non occorre solo integrazione orizzontale, ma soprattutto integrazione verticale. Occorre l’unitarietà dell’offerta agricola e creare accordi e reti tra imprese agricole e industria alimentare di reciproco interesse economico. Altro punto importante sono le tecnologie digitali, necessarie per distintività, qualità, tracciabilità e organizzazione. Le tecnologie digitali sono una straordinaria opportunità per aumentare l’efficacia del modello agroalimentare italiano, soprattutto per le piccole e medie imprese. Lasciamo ad americani e argentini il compito di produrre per sfamare il mondo. Noi italiani facciamo cereali per le filiere tracciate, altrimenti è meglio smettere di fare cereali. Bisogna essere consapevoli che per noi non esiste una strada diversa dalla distintività, qualità, tracciabilità e organizzazione.