Approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche

Approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche

Assemblee generali di approvazione bilancio 2018 e rinnovo cariche delle cooperative

Per i soci Agricam – Comab – Comazoo

LUNEDÌ 29 APRILE DALLE 19.00

Si terrà presso la sede BCC del GARDA in Via Trieste 62 a Montichiari (BS) (difronte alle Poste Italiane e al Municipio)

Al fine di agevolare il socio nello svolgimento delle operazioni di votazione e nella partecipazione all’assemblea che sarà convocata in data 29 aprile 2019, di seguito riportiamo alcune indicazioni circa le modalità di registrazione e di votazione.

MODALITÀ ORGANIZZATIVA ASSEMBLEA GENERALE 29 APRILE

  1. Il socio si deve registrare ad uno dei desk/banconi presenti all’entrata del GARDA FORUM presso la BCC del Garda, dove gli verranno consegnate direttamente le schede di ogni cooperativa di cui è socio da utilizzare in Assemblea, operazione a carico del legale rappresentante dell’azienda socia o di altro membro che può validamente rappresentarla. Ricordarsi di avere con sé la carta d’identità per una adeguata verifica.
  2. Il voto per il BILANCIO 2018 espresso in Assemblea è di solito palese e per alzata di mano: chiediamo al socio di riportare il suo voto anche sulla scheda per agevolare poi la corretta verbalizzazione dell’esito.
  3. La votazione per il RINNOVO CARICHE viene espressa dal socio segnalando con una “X” i candidati consiglieri che lo stesso ritiene idonei per svolgere tale incarico. Il numero di preferenze da indicare è deciso dall’assemblea dei soci.
  4. Terminata la votazione, il socio consegna la scheda agli incaricati della raccolta.

DELEGA ALLA VOTAZIONE: Il socio potrà richiedere presso la reception dalla cooperativa di riferimento ovvero scaricare dal sito della stessa il “Fac-simile di Delega” la quale, ricordiamo dovrà essere depositata presso la sede sociale almeno 48 ore prima dalla data dell’assemblea a cui si riferisce ovvero nello stesso termine inviata alla società tramite PEC, in ogni caso alla delega deve essere allegata copia fotostatica del documento d’identità in corso di validità del delegante o legale rappresentante.

Per i soci COMISAG

GIOVEDÌ 2 MAGGIO ALLE 20.30
Si terrà presso la sala riunioni della cooperativa Agricam in via Bornate 1 – Montichiari (BS)

Validi e concreti motivi per essere presenti

Validi e concreti motivi per essere presenti

di Nicola Brazzale

La Fiera Agricola di Montichiari di quest’anno si è rivelata un grande momento di incontro tra realtà cooperative e i soci. Tantissimi, infatti, gli agricoltori che hanno approfittato dei giorni di fiera per venire a trovare i collaboratori delle cooperative, chi per salutare, chi per fermarsi a parlare e assaggiare i vari prodotti cooperativi serviti, come sempre, nell’area bar.

La città della cooperazione dimostra ancora una volta di essere un momento dell’anno molto sentito e aspettato da parte di tutti, ma non solo, è anche un’ottima occasione di riunire tutte le persone che contribuiscono a rendere questo sistema funzionante, rendendolo, come se non fosse già abbastanza importante, un momento di condivisione e ideazione di nuove idee e progetti, che da una parte possono contribuire ad affrontare i problemi che il mondo cooperativo si trova davanti e dall’altra nuovi servizi per i soci. Ed è così che la città della Cooperazione diventa sia punto di incontro tra soci e cooperative, sia luogo di cooperazione tra cooperatori. Per questo è importante che anche i soci contribuiscano a mantenere vivi questi eventi, partecipando e dimostrando che queste occasioni di aggregazione sono importanti per la vita delle cooperative e dei loro soci. Avere la possibilità di partecipare alla preparazione della città della Cooperazione è, prima di tutto, un’importante sfida che si presenta ogni anno, ogni volta con qualcosa di diverso. Secondo rende consci di quanto impegno e tempo è necessario per realizzarla, dovendo gestire tutte le collaborazioni, fino al più piccolo dettaglio. Forse non tutti sanno che la città della cooperazione inizia ad essere progettata diversi mesi prima che la fiera di Montichiari inizi, e ogni anno l’idea di base ha qualcosa di diverso da quelle precedenti, cambiando il messaggio che l’evento deve mandare a chi vi partecipa.

Lavorando per lungo tempo per creare un evento così importante, porta alla fine, in qualche modo, ad affezionarsi alla città della cooperazione e a ciò che essa rappresenta per la comunità. Quando poi arrivano i giorni di fiera, è bello vedere le reazioni e sentire i commenti di chi viene a visitare lo stand. Sono queste piccole cose che danno conferma che tutto il lavoro svolto nei mesi precedenti ha davvero un importante significato, sia per chi lo crea sia per chi lo visita, perché in entrambi i casi ne fa parte, in qualche modo, ed è questo che poi consente di essere soddisfatti del proprio lavoro.

Certamente non mancano i problemi, gli imprevisti, ci sono valutazioni da fare in ogni momento, in continuazione. Per questo quella della fiera è anche una grande esperienza formativa, soprattutto per chi è giovane o è da poco a contatto con il mondo cooperativo. Si acquisiscono capacità che possono tornare utili anche in altri momenti. Vedendo poi il progetto ultimato, nei giorni della fiera ci si rende conto del perché sia così importante, e di cosa sia in grado di creare la cooperazione, vedendo le dimensioni della città, le persone che la popolano, dimostrando ogni anno che se le Cooperative del gruppo CIS e loro soci sono ormai considerati un’istituzione immancabile all’interno della Fiera Agricola Zootecnica di Montichiari, è perché ci sono dei validi e concreti motivi.

Innovazione, benessere, sostenibilità

Innovazione, benessere, sostenibilità

di Paolo Malizia

Innovazione, benessere animale e attenzione alla sostenibilità

L’azienda agricola Invernizzi Adelio di Tortona è una stalla produttrice di latte entrata da alcuni mesi nella compagine di Comazoo. Questo, grazie a una collaborazione instauratasi tra la nostra cooperativa e la cooperativa Capazoo di San Nazzaro dei Burgondi in provincia di Pavia.

L’azienda agricola Invernizzi Adelio di Tortona è una stalla produttrice di latte entrata da alcuni mesi nella compagine di Comazoo. Questo, grazie a una collaborazione instauratasi tra la nostra cooperativa e la cooperativa Capazoo di San Nazzaro dei Burgondi in provincia di Pavia. L’azienda si colloca su una superficie di 250 Ha coltivati a mais, medica e cereali vernini, che la rendono completamente autosufficiente per quanto riguarda la componente foraggi e cereali concentrati. La qualità delle produzioni foraggere è tendenzialmente molto alta e orientata a ottenere la massima digeribilità a livello ruminale. In quest’ottica, da ormai 2 anni, sia il silomais che il pastone integrale di mais vengono trinciati con tecnica shredlage. Ciò ha consentito di ottenere insilati con valori elevati di NDF digeribile e di NDF fisica effettiva, verificati presso i nostri laboratori. Il latte prodotto viene conferito alla cooperativa Granlatte, di cui l’azienda è socia, con destinazione a latte alimentare. Attualmente la produzione media per capo si colloca a 34 litri. Nella razione somministrata alle bovine, le componenti in acquisto sono limitate ad alcuni sottoprodotti quali melasso e trebbie di birra e a un nucleo proteico concentrato che veicola parte della componente proteica e additivi tecnologici, prodotto da Comazoo. L’attenzione a massimizzare le produzioni agricole aziendali in funzione dei bisogni della componente zootecnica, con indubbi vantaggi dal punto di vista economico e ambientale, non è l’unica prerogativa di interesse di questa azienda; vi è anche un fortissimo impegno al miglioramento delle condizioni di benessere degli animali allevati. Tutto ciò ha fatto si che nell’anno 2018 l’azienda Invernizzi sia risultata la prima classificata tra tutte le aziende Granarolo, valutate per il benessere animale e la biosicurezza con sistema CReNBA. Tra gli aspetti relativi al benessere, il più caratterizzante l’azienda è sicuramente la grande disponibilità di spazio di riposo in alcuni gruppi in lattazione, che vengono stabulati su Compost Barn realizzato con l’utilizzo di digestato separato ottenuto dal biodigestore aziendale. In questi gruppi gli animali hanno a disposizione circa 20 metri quadri per capo. Tale lettiera viene “coltivata” due volte al giorno consentendone l’asciugatura per evaporazione; in questo modo si ottengono il massimo igiene e confort della bovina e si riducono gli smaltimenti nell’ambiente.

Il digestato separato viene utilizzato anche come materiale di riempimento per tutte le cuccette della stalla, determinando comfort e ottimi risultati da un punto di vista igienico sanitario della mammella. Nella stalla non sono presenti animali sporchi e la media della conta cellule somatiche nel latte è largamente sotto le 200.000. Il benessere degli animali derivante da questo tipo di stabulazione e dai box a lettiera permanente è aumentato dalla presenza di un impianto di ventilazione automatizzato costituito da ventilatori orizzontali e destratificatori verticali estremamente efficiente. Ricapitolando, grandi spazi, ampia disponibilità di punti abbeverata con acqua fresca e pulita, lettera e cuccette strutturare per dare il massimo comfort e igiene, sistemi di ventilazione dell’ambiente e di raffrescamento degli animali efficienti e produzione di foraggi aziendali altamente digeribili sono sicuramente i punti di partenza per ottenere produzioni economiche e qualità elevata del latte, con una attenzione anche agli aspetti di sostenibilità ambientale da cui un allevatore oggi non può esimersi.

COSA SONO E COME FUNZIONANO LE COMPOST BARN
di Sonia Rumi

Le Compost Barn sono aree di riposo di ampie dimensioni, prive di cuccette e riempite di soli liquami, o di liquami con l’aggiunta di materiale organico come segatura, paglia macinata o fibra di cocco. Di origine israeliana, sono state ideate per ridurre al minimo la produzione di liquame da smaltire nell’ambiente. Vengono anche definite “stalle coltivate” perché la gestione di questi box richiede che le lettiere vengano arieggiate non meno di due volte al giorno da attrezzi tipo erpici. Questo tipo di lavorazione, a volte con l’ausilio di appositi ventilatori, determina l’asciugatura per evaporazione e non per percolamento. L’arieggiamento, inoltre, porta all’ingresso di ossigeno e all’instaurarsi di fermentazioni utili affinché i batteri anaerobi vengano inibiti nella loro proliferazione. Da qui deriva l’atro importante vantaggio delle Compost Barn, ovvero dare la massima igiene e comfort alle bovine. Nelle Compost Barn il livello di pulizia degli animali è molto buono con indubbi risultati in termini di sanità della mammella e del piede. Questo tipo di stabulazione prevede che le bovine abbiano a disposizione un minimo di 15-20 m2/ capo oltre a 3-5 m2/capo di corsia di alimentazione in cemento e deve essere ubicata in stalle molto alte per garantire la massima ventilazione naturale.

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

di Mario Comba

Cheratocongiuntivite del bovino: controlliamo le mosche per evitarla

La Cheratocongiuntivite Infettiva Bovina (IBK), è una patologia oculare presente in tutto il mondo, altamente contagiosa, non mortale, ma che può incidere in maniera determinante sull’economia dell’allevamento. E’ causata da un germe del genere Moraxella, e più precisamente da Moraxella Bovis che solitamente agisce come unico agente coinvolto nell’infezione.

Si sospetta però che i batteri del genere Mycoplasma, Chlamydia, l’Herpes virus Bovino tipo 1 (IBR) ed il Virus della Diarrea Bovina (BVD) possano predisporre i bovini alla colonizzazione da parte di Moraxella o che possano peggiorare la gravità di questa patologia, che si manifesta soprattutto in estate, durante la stagione del pascolo o in determinate condizioni di allevamento (ad es. in bovini allevati in feed-lots). Il riscontro però della malattia anche nelle vitellaie di diversi allevamenti di bovini da latte di pianura, impone ad allevatori e veterinari una attenzione particolare già dalla comparsa dei primi sintomi. Gli animali adulti non sono immuni dall’infezione, soprattutto quando allevati in condizioni di sovraffollamento ed in presenza di forti infestazioni da insetti vettori.

La trasmissione avviene attraverso il secreto oculare, quindi attraverso un stretto contatto degli animali, per l’azione di insetti, alimenti contaminati, acqua di abbeverata o mani del personale addetto agli animali. Le mosche rappresentano però la prima causa di trasmissione del batterio da un animale all’altro, attraverso il trasporto del secreto lacrimale infetto. Altri fattori concorrono però alla diffusione della malattia nella mandria: l’età dell’animale (giovani), la concentrazione (elevata), il trasporto, la luce solare (raggi uv), la presenza nell’aria di alte concentrazioni di polvere e pollini, la presenza, nell’erba del pascolo, di essenze vegetali ad effetto irritante per gli occhi e la carenza di vit A della razione alimentare. La cheratocongiuntivite si manifesta nello stadio iniziale con fotofobia (fastidio provocato dalla luce), arrossamento della congiuntiva, scolo lacrimale, chiusura delle palpebre e, talvolta, febbre ed inappetenza. Successivamente si verifica la formazione di un area opaca nella parte centrale della cornea, inizialmente puntiforme e successivamente più allargata ed ispessita. Questa lesione si trasforma rapidamente in ulcera della cornea e, in mancanza di trattamento, l’infezione può estendersi all’interno dell’occhio, con perforazione della cornea, prolasso dell’iride e successiva perdita completa della funzionalità dell’occhio e quindi della vista. Anche in animali trattati precocemente possono rimanere cicatrici corneali con compromissione definitiva della vista.

La durata di questa malattia è diversa a secondo del quadro clinico, ma mediamente oscilla tra qualche giorno ed alcune settimane. In alcuni vitelli malati, la cornea, già tre giorni dopo l’inizio della malattia, è già così opaca da impedire totalmente la visione. Le forme leggere possono guarire spontaneamente, ma, proprio per questo, vengono spesso sottovalutate e prese come pretesto per non trattare gli animali malati.

Come moltissime patologie, è indispensabile essere certi della diagnosi, per distinguere questa cheratocongiuntivite da altre forme dovute a presenza di corpi estranei nel sacco congiuntivale, ferite corneali, congiuntiviti da virus (IBR e BVD) e congiuntiviti batteriche (Mycoplasma, Chlamydia, Listeria). Il tampone oculare ben eseguito e trasportato tempestivamente al laboratorio in terreno di coltura appropriato (gel di agar), rappresenta certamente un ottimo sistema diagnostico.

Gli animali ammalati vanno collocati in ambienti non fortemente illuminati, a causa dello stress provocato loro dalla luce diretta. Il trattamento locale con pomate o colliri oftalmici contenenti prodotti antibiotici, pur essendo efficace, risulta certamente di difficile esecuzione, soprattutto se il numero di animali colpiti dalla malattia è elevato. La terapia parenterale con Tulatromicina (prodotto registrato per l’IBK, ma non utilizzabile in animali in lattazione) per via sottocutanea in unica iniezione è risultato efficace nella riduzione della sintomatologia a patto di allontanare comunque i soggetti colpiti da quelli apparentemente sani.

Sono allo studio vaccini stabulogeni realizzati utilizzando ceppi Moraxella Bovis isolati da prelievi in azienda ed utilizzati successivamente per la vaccinazione dell’intera mandria. Di grande importanza rimane il controllo delle mosche con marche auricolari impregnate di repellenti per gli insetti, la riduzione al minimo della polvere presente nei fieni e nelle mangiatoie, la creazione di zone d’ombra per gli animali e, indirettamente, l’immunizzazione contro malattie virali come la Rinotracheite Infettiva Bovina (IBR) e la Diarrea Bovina da Virus (BVD). Nonostante questa patologia non porti a morte i giovani bovini colpiti, il suo impatto economico può essere notevole a causa della riduzione dell’incremento ponderale conseguentemente dell’impatto sulle performance riproduttive e produttive previste per la rimonta della mandria.

Il portale Bio.Manager

Il portale Bio.Manager

di Luca Fontanini

Un aiuto per gli agricoltori per l’autoanalisi nell’approccio di nuovi mercati

All’interno della piattaforma Fillbio è nato un portale BIO.MANAGER che rende possibile per le aziende agricole prendere decisioni su argomenti generali che oggi in ambito Europeo, ma anche in Italia, sono presi di riferimento dai consumatori. Parlo principalmente del biologico, un’alimento che ha ricevuto il minor numero di manipolazioni o processi: oggi 7 consumatori su 10 dichiarano di acquistare biologico; del benessere animale con il 94% dei cittadini Europei che lo ritiene importane leva di acquisto se presente in allevamento; ma anche di quanto carbonio emetto in atmosfera o se uso l’acqua in modo efficiente; non ultimo, come integro la tecnologia digitale in azienda.

Il portale indaga principalmente i 5 punti precedentemente indicati facendo una fotografia dello stato attuale in cui l’azienda agricola si trova e rispondendo alla domanda: Dove sono oggi rispetto a questi 5 temi? (Impatto ambientale; Consumi di acqua; Benessere degli animali, Biologico e Precision Farming). Il portale rappresenta lo strumento principale di condivisione delle informazioni di filiera. Nel dettaglio, i dati da inserire derivano principalmente dalle vostre rilevazioni e sono di tipo: generale, sulle coltivazioni, sull’allevamento e sul precision farming. Questi dati sono successivamente validati e sottoposti a un procedimento di ponderazione, mediante la definizione puntuale di specifici pesi che consentiranno di valutare la capacità aziendale mediante l’attribuzione di un punteggio di adattabilità (da 0% a 100%).

Le varie sezioni da compilare sono estremamente semplici e intuitive nell’inserimento del tipo di dato richiesto. Si parte indicando dei dati generali dove si richiedono un indirizzo di posta elettronica, il nome dell’azienda con i dati di località ed indirizzo, il tipo di azienda (allevamento, orticoltura etc…), e il tipo di allevamento (Bonini da latte, da ingrasso, suini etc…) e due parametri importanti: se presente un biogas e/o un impianto fotovoltaico. Una volta compilata questa prima sezione si entra nello specifico delle coltivazioni in atto e degli allevamenti. Si dichiarano superfici e colture in atto, se presenti delle certificazioni, la presenza di prati stabili, diponibilità di acqua, tipo di lavorazioni e tipo di irrigazione. Tutti dati essenziali al computo esatto degli indicatori.

Ovviamente per l’allevamento è chiesto principalmente il numero di capi e la razza, se si è certificati per il benessere animale, la situazione delle cellule somatiche e certificazioni della produzione. Come si può notare i dati da inserire non sono molti, ma sono anche facilmente reperibili in azienda, anche per quanto riguarda il precision farming con domande: se c’è presenza di lattometri, se si è avuto formazione sull’utilizzo dei sistemi digitali e tanto altro tutto da scoprire. Una volta inserito i dati e dato la conferma al loro utilizzo vengono elaborati gli indicatori per fare una fotografia di dove sono oggi? (figura) Inoltre, successivamente viene inviato tramite posta elettronica un file pdf che riporta: Cosa abbiamo indagato, dove sono io oggi e spunti per migliorare ogni parametro valutato per ogni sezione, ma soprattutto una indicazione di come le nostre cooperative, con i loro tecnici, possono aiutarvi ad avviare la vostra attività nella filiera Filbio

Dal campo alla tavola

Dal campo alla tavola

di Giulio Discacciati

Presentazione di due progetti realizzati con il contributo del PSR 2014 – 2020: Smart & Green Milk, Sostenibilità e diversificazione produttiva nella filiera del latte vaccino * Indicazioni per l’impego di cover crops nella coltivazione di mais e soia in agricoltura biologica. Il Progetto CSA-MeS-BIO *

Dal campo alla tavola: preservare l’agricoltura e soddisfare il consumatore

Il 6 marzo scorso presso la sala riunioni della Copag a Ghedi si è tenuto il convegno di chiusura dei due progetti realizzati con la collaborazione delle cooperative dei gruppi Cis e Carb nell’ambito della Misura 16 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020 della Regione Lombardia.

I lavori vengono introdotti dal Prof. Angelo Frascarelli, docente di Economia e Politica Agraria all’Università di Perugia che, con il suo intervento “Valorizzazione di filiera: direzione obbligata tra Pac e mercato”, riporta al centro il ruolo dell’allevatore. Oggi il paradigma “produci e vendi” è superato dall’ “ascolta e rispondi”, che impone inevitabilmente l’apertura di un dialogo tra produttore e consumatore.

In quest’ottica è quindi il consumatore che traina la direzione della filiera che deve inevitabilmente essere organizzata per adeguare la produzione in termini qualitativi ma anche quantitativi alle richieste del mercato. L’Unione Europea ha infatti aperto una consultazione pubblica in cui 322.000 cittadini europei hanno espresso i loro principali interessi in riferimento alla prossima Pac 2021- 2027, il cui documento introduttivo antepone di fatto la parola alimentazione a quella di agricoltura. I consumatori chiedono più salute: biologico, cento per cento italiano, km zero, ecosolidale, indicazione geografica, superfood, integratori, prodotti free from, praticità, prodotti certificati. In questo contesto mostrano sofferenza tutti i prodotti zootecnici abbinati all’idea che impattino negativamente su salute e ambiente e che quindi, necessitano di azioni volte a riqualificarli rispetto a questa importante tematica.

L’attività promossa da Carb, Cooperative Agricole Riunite Bresciane, insieme a Comazoo, Cooperativa per il miglioramento agricolo e zootecnico, e alle aziende socie Bellini Luigi e Canobbio Mauro ha inteso realizzare un intervento che ha seguito uno degli obiettivi ambientali del PSR, cioè “incentivare l’uso efficiente delle risorse e il passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente al clima nel settore agroalimentare”.

Sostenibilità e diversificazione produttiva nella filiera del latte vaccino (Smart&Green Milk) è il progetto presentato dalla Dott.ssa Maria Teresa Pacchioli del CRPA, Centro Ricerche Produzioni Animali S.p.A. di Reggio Emilia, responsabile scientifico di una serie di attività svolte in campo e in stalla, finalizzate ad un risultato preciso: disegnare un percorso di sostenibilità del sistema produttivo del latte come elemento distintivo ed eventualmente spendibile a livello commerciale. Nei due anni del progetto è stato infatti impostato ed applicato un protocollo per la certificazione di impronta del carbonio del latte che esce dal cancello della stalla, realizzato con la metodologia dell’analisi del ciclo di vita (LCA).

L’impronta del carbonio è un indicatore ambientale che misura l’impatto delle attività umane sull’ambiente ed in particolare sul clima dei gas «a effetto serra», riconducibili principalmente all’anidride carbonica da combustioni, per la produzione di alimenti per il bestiame, sia aziendali che acquistati, e alle emissioni enteriche che sono fortemente influenzate dalla composizione della dieta. A queste si aggiungono i gas (N2O e CH4) che si generano dalle deiezioni: in stalla, nello stoccaggio e nell’uso agronomico dei reflui. Il calcolo dell’impronta del carbonio delle due aziende agricole che hanno partecipato al progetto mostrano per le produzioni 2016, ovvero ad inizio progetto, valori medi di kg di CO2 eq./kg di latte corretto grasso e proteine prodotto pari a 1,04 e 1,20. Questi dati, pur rientrando nei valori medi della Pianura Padana, sono stati migliorati riducendoli rispettivamente del 7% e del 19%, ovvero portando entrambe a 0,97 CO2 eq./ kg, grazie all’applicazione delle seguenti strategie di mitigazione:

1. Applicazione di sistemi colturali e foraggeri per aumentare la produzione aziendale di alimenti di qualità per le bovine da latte, ovvero energia netta latte e proteina. In particolare:

  • Cereali vernini (loiessa, frumento tenero, orzo ibrido, triticale, e un loro miscuglio) da affienare che tengono coperto il terreno in inverno, ma lo liberano presto (entro il mese di maggio), consentendo la produzione di una seconda coltura di pregio, come il mais per insilato o pastone, integrale o di spiga.
  • Soia destinata ad una filiera nazionale che produce anche farine proteiche per la zootecnia.

2. Riduzione rispettivamente del 30 e 40% del potere acidogeno delle razioni con conseguente aumento della longevità delle lattifere e riduzione della quota di animali improduttivi.

3. Migliore gestione dei reflui aziendali ad uso fertilizzante con conseguente minore impiego di concimi di sintesi chimica.

4. Utilizzo di energie rinnovabili quali biogas e fotovoltaico.

Il progetto Smart&Green Milk ha potuto quindi dimostrare, in una casistica reale costituita da due aziende zootecniche tipo del territorio lombardo per la produzione del latte, come sia possibile adottare strategie di mitigazione delle emissioni che siano anche convenienti, compatibili con gli assetti aziendali esistenti e che, soprattutto, vadano nel senso della migliore efficienza della produzione. Queste buone pratiche che sottendono la sostenibilità del comparto agro zootecnico, sono convergenti rispetto a diversi sistemi produttivi come evidenzia la Dott.ssa Sujen Santini ricordando i principi fondanti il sistema produttivo biologico. Temi comuni sono infatti l’importanza di preservare la fertilità del suolo, l’utilizzo delle risorse locali, la longevità degli animali e il legame con la terra. In particolare questo aspetto sottolinea l’importanza del comprensorio quale spazio di condivisione fattiva e sinergica delle pratiche agronomiche. Questo tema è particolarmente sentito dagli allevatori di pianura che hanno deciso o vorrebbero convertirsi al biologico, processo che in fase iniziale rende necessario il compromesso con una linea genetica bovina ad alto input energetico e quindi una tradizionale impostazione basata sulla coltivazione di mais e l’acquisto di fonte proteica da soia. Proprio la dipendenza da tali prodotti può essere individuata come uno dei maggiori freni allo sviluppo della zootecnica da latte biologica in Lombardia, a causa della difficoltà di approvvigionamento che il settore deve affrontare e al difficile reperimento di alimenti zootecnici compatibili con i vincoli normativi di qualità.

Da qui l’interesse per la possibilità di produrre mais e soia in biologico, che è lo scopo del successivo progetto “CSAMeS- BIO: indicazioni per l’impego di cover crops nella coltivazione di mais e soia in agricoltura biologica”. Oggi questo auspicio si fonda solo su tecniche di controllo meccanico, con notevoli perplessità sia in termini di sostenibilità ambientale, vedi l’alta produzione di anidride carbonica richiamata dalla precedente esposizione, che in termini di sostenibilità economica. Il Dott. Luciano Pecetti del Crea- Za di Lodi, responsabile scientifico, illustra come l’uso delle cover crops rullate con effetto pacciamante, quindi non terminate con sovescio, potrebbe invece offrire una soluzione di controllo delle infestanti efficace, ma anche attenta alla difesa dell’ambiente e sostenibile economicamente. La sperimentazione è stata condotta per due anni presso tre aziende per la coltivazione di mais (Maffei Tarcisio, Lazzari Alessandra, Corte Strale) e altrettante per la coltivazione di soia (Lovati Renata, Dordoni Maria Tersa e Chiara, Corte Strale). Il primo anno mettendo a confronto cover crops seminate in autunno e rullate in primavera con altre, a sviluppo limitato, seminate contemporaneamente alle colture da reddito in primavera. Il secondo anno non sono state utilizzate le covers primaverili in quanto dimostratesi troppo competitive con la coltura principale. Per il mais nel secondo ciclo sono state implementate le prove delle sole covers seminate in autunno, mettendo a confronto la realizzazione dello strato di pacciamatura vegetale con due terminazioni diverse: con rullatura e trinciatura. Per la soia nel secondo anno si è messa a confronto la semina con e senza l’utilizzo dello strip-till prima della semina, sempre realizzando lo strato pacciamante con la rullatura delle covers.

L’utilizzo dello strip-till è una tecnica che era stata già introdotta nelle prove del primo anno in base all’esperienza di una precedente sperimentazione, che aveva fatto intuire che la semina su sodo, in particolare per il mais, non sarebbe stata ottimale. La sperimentazione ha riguardato la veccia vellutata e il trifoglio incarnato come covers autunnali per il mais e la segale e il triticale come cover autunnali per la soia, evidenziato una maggiore capacità di controllo delle infestanti da parte della veccia rispetto a trifoglio nelle prove di mais, chiarito che il momento migliore per la semina di queste covers nei nostri areali è probabilmente a metà settembre e che il loro utilizzo può competere con il controllo meccanico. Non si sono osservate differenze tra le tesi confrontate sulla qualità nutrizionale e sanitaria del mais. Si è osservato invece un maggior accumulo di carbonio organico nel terreno con l’uso delle covers. È stato realizzato anche uno studio economico che dimostra come i margini lordi con l’uso di cover crops appaiono positivi e non trascurabili a partire da una produzione di circa 40- 45 q.li/ha di granella per il mais e 20- 25 q.li/ha per la soia.

I due anni di sperimentazione non sono stati sufficienti per dare indicazioni definitive e non paiono immediatamente generalizzabili, ma offrono delle prospettive interessanti che però vanno inserite sicuramente in una strategia integrata più ampia e comprendente rotazioni e false semine. Inoltre, la nostra sperimentazione ha evidenziato come le cover rullate siano molto di più di un “semplice” sodo e che uno dei punti cruciali dello sviluppo prossimo nell’utilizzo delle tecniche proposte per il controllo delle infestanti in mais e soia, sia lo studio di attrezzature che affrontino con modalità radicalmente innovative queste possibilità.

Conclude gli interventi tecnici Sujen Santini che presenta Filbio.it, un contratto di rete per la valorizzazione delle produzioni agrozootecniche in un’ottica non solo biologica ma più ampiamente di qualità riconoscibile e certificata. Ne fanno parte Comazoo, Comab, Cis, Agrilatte, FCS, San Pieesperienze tro, cooperative che da sempre perseguono l’obiettivo di creare prospettive, opportunità e condivisione per la propria base sociale. Vengono presentate le attività che Filbio.it svolge per lo sviluppo di percorsi di qualità e che potete trovare sul sito www.filbio.it. A seguire la tavola rotonda coordinata da Marco Ottolini di Agrilatte è l’occasione per ascoltare la testimonianza di Gianluca Ferrari vicepresidente Granarolo e Granlatte che presenta le strategie condivise nel loro bilancio di sostenibilità, pienamente in accordo con le linee guida proposte da Frascarelli. Anche Stefano Pezzini, presidente di Latteria San Pietro ci parla di innovazione messa in atto dal caseificio negli ultimi anni, tra cui la realizzazione del nuovo stabilimento dedicato alla produzione biologica. Interviene anche il Dr. Paolo Carnemolla presidente Federbio Servizi, sottolineando l’impegno al fianco degli operatori biologici nella consapevolezza della serietà con cui è richiesto l’affronto del mondo biologico nella difesa della sostenibilità della produzione di qualità e della conversione allo stesso, senza facili illusioni.

Marco Baresi presidente del Cis e Mauro Canobbio presidente di Carb concludono la tavola rotonda ricordando che l’innovazione all’interno del nostro gruppo di cooperative è sempre stata presente per garantire continuità al nostro sistema agro zootecnico, secondo lo spirito di condivisione che lo ha sempre contraddistinto.

Fabio Perini, presidente Confcooperative FedAgriPesca Lombardia, riporta alle riflessioni di apertura, sottolineando la necessità di un cambio di passo importante nel confronto e nell’ascolto delle esigenze del mondo agricolo e cooperativo, anche in rapporto con la politica e con il consumatore. Le conclusioni vengono affidate all’Assessore all’Agricoltura Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia Fabio Rolfi che ringrazia dell’invito e dell’occasione per ascoltare le esigenze di molte realtà agricole e cooperative del territorio lombardo che, afferma, sono state spesso un importante ammortizzatore sociale. Nel suo intervento tocca diversi punti, spaziando dalla difesa del territorio attraverso la distintività delle produzioni locali come punto di forza di una competitività sostenibile importante, al tema del piano nazionale dei nitrati, che significa buon utilizzo del digestato in termini agronomici e della sua semplificazione nelle modalità di spandimento, al rapporto con la grande distribuzione, dimostrando di conoscere adeguatamente le esigenze del mondo agricolo.